All'alba (o intorno a mezzogiorno)
del4 febbraio 1169 un terremoto (Magnitudo
stimata
a circa 6,6; intensità X–XI grado della scala Mercalli)
scosse la Sicilia orientale
e fu sentito anche in in Calabria
(Reggio e dintorni).
Il primo autore a parlare del terremoto fu Pietro di Blois (1130
ca-1200 ca), un chierico normanno che, rientrato in
Francia nel 1169,
scrisse al fratello Guglielmo invitandolo a lasciare la Sicilia, perché
quella terra divora i propri abitanti.
Comunque, non viene ritenuta una fonte attendibile.
La fonte più importante per valutare il terremoto del 1169 è
l'Historia del cosiddetto
Ugo Falcando, testimone oculare degli eventi, scritta o almeno
ultimata dopo il 1181.Nonostante la maggior enfasi,
l'Epistola (attribuita a Pietro tesoriere), denota concretezza e
capacità di analisi analoghe a quelle riscontrabili nell'Historia, le quali
rendono i due testi le fonti più eloquenti ed attendibili. Le notizie successive, riportate in Italia e in Europa, sono
spesso imprecise e contradditorie.
Per la disanima delle informazioni relative al terremoto, si rimanda
al testo
LA SICILIA DEI TERREMOTI - Lunga durata e
dinamiche sociali -
A cura di Giuseppe Giarrizzo.
Per sommi capi si può dire che il terremoto abbia colpito maggiormente Catania e
villaggi del Catanese e del Siracusano. Si inaridirono alcune
sorgenti, come la fonte Aretusa. Crollò per un tratto il fianco dell'Etna
rivolto verso Taormina. Secondo le notizie più accreditate, Catania fu
distrutta totalmente ed ebbe 15-20.000 morti. Nel crollo della cattedrale di
S. Agata morirono il vescovo Giovanni Aiello e la maggior parte dei monaci.
A Siracusa vi furono crolli e lesioni di una certa importanza (rovinò anche
il castello) ma la città non fu rasa al suolo.
A Messina il terremoto fu molto forte e, a causa del concomitante maremoto
(riferito indipendentemente da due fonti coeve, unico evento accertato
storicamente) le onde circondarono le mura, penetrarono nella città
attraverso le porte. Il livello del mare sotto la torre del faro si abbassò
di oltre cinque metri, ma poi ritornò all'altezza normale.
A Lentini e parimenti a Modica e Piazza Armerina, vi fu una distruzione
completa e sotto i crolli vi perirono un gran numero di abitanti.
Non sono fondate le notizie relative a danni patiti da Caltagirone, Palermo,
Agrigento, Leonzio villaggio del Siracusano, Sortino, Taormina, Acicastello
e Malta.