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Leggenda popolare siciliana
La leggenda di Cola Pesce

Nicola fu l'ultimo dei numerosi fratelli: viveva con
la sua famiglia a Messina, in una capanna vicino al mare e fin da fanciullo prese
dimestichezza con le onde.
Quando crebbe e divenne un ragazzo svelto e
muscoloso, la sua gioia era d'immergersi profondamente nell'acqua e, quando vi si trovava
dentro, si meravigliava anche lui come non sentisse il bisogno di ritornare alla
superficie se non dopo molto tempo. Poteva rimanere sott'acqua per ore e ore, e quando
tornava su, raccontava alla madre quello che aveva visto: dimore sottomarine di città
antichissime inghiottite dai flutti, grotte piene di meravigliose fosforescenze, lotte
feroci di pesci giganti, foreste sconfinate di coralli e cosi via. La famiglia, a sentire
queste meraviglie, lo prendeva per esaltato; ma, insistendo egli a restar fuori di casa,
senza aiutare i suoi fratelli nella dura lotta per il pane, e vedendo che egli passava
veramente il suo tempo dentro le onde e sotto il mare, come un altro se ne sarebbe andato
a passeggiare per i campi, si preoccupò e cercava di scacciare quei pensieri strani dalla
testa del figliuolo. Cola amava tanto il mare e per conseguenza voleva bene anche ai
pesci: si disperava a vederne le ceste piene che portavano a casa i suoi fratelli, ed una
volta che vi trovò dentro una murena ancora viva, corse a gettarla nel mare. Essendosi la
madre accorta della cosa, lo rimbrotto acerbamente:
- Bel mestiere che sai fare tu! Tuo padre e i
tuoi fratelli faticano per prendere il pesce e tu lo ributti nel mare! Peccato mortale è
questo, buttare via la roba del Signore. Se tu non ti ravvedi, possa anche tu diventare
pesce.
Quando i genitori rivolgono una grave parola ai figli,
Iddio ascolta ed esaudisce. Così doveva succedere per Nicola. Sua madre tentò di tutto
per distoglierlo dal mare, e credendolo stregato, si rivolse a santi uomini di religione.
Ma i loro saggi consigli a nulla valsero.

Cola seguitò a frequentare il mare e spesso
restava lontano giorni e giorni, perché aveva trovato un modo assai comodo per fare
lunghi viaggi senza fatica: si faceva ingoiare da certi grossi pesci ch'egli trovava nel
mare profondo e, quando voleva, spaccava loro il ventre con un coltello e cosi si
ritrovava fuori, pronto a seguitare le sue esplorazioni. Una volta egli tornò dal fondo
recando alcune monete d'oro e cosi continuò per parecchio tempo, finché ebbe ricuperato
il tesoro di un'antica nave affondata in quel luogo.
La sua fama crebbe tanto, che quando venne a Messina
l'imperatore Federico, questi volle conoscere immediatamente lo strano essere mezzo uomo e
mezzo pesce.
Egli si trovava su di una nave al largo, quando Cola fu ammesso alla sua presenza.
- Voglio esperimentare - gli disse l'Imperatore
- quello che sai fare. getto questa coppa d'oro nel mare; tu riportamela.
- Una cosa da niente, maestà, fece Cola, e si gettò elegantemente nelle onde.
Di lì a poco egli tornò a galla con la coppa d'oro nella destra. Il sovrano fu cosi contento che regalò a Cola il prezioso oggetto e lo invitò a restare con lui. Un giorno gli disse:
- Voglio sapere com'è fatto il fondo del mare e come vi poggia sopra l'isola di Sicilia.
Cola s'immerse, stette via parecchio tempo; e quando tornò, informò l'Imperatore.
- Maestà, - disse
- tre sono le colonne su cui poggia la nostra isola: due sono intatte e
forti, l'altra è vacillante, perché il fuoco la consuma, tra Catania e Messina.
Il sovrano volle sapere com'era fatto questo fuoco e ne pretese un poco per poterlo vedere. Cola rispose che non poteva portar il fuoco nelle
mani; ma il sovrano si sdegnò e minacciò oscuri castighi.
- Confessalo, Cola, tu hai paura.
- Io paura? - ribatté il giovane - Anche il fuoco vi porterò. Tanto,
una volta o l'altra, bisogna ben morire. Se vedrete salire alla superficie delle acque una macchia di sangue, vuol dire che non tornerò più su.

Si gettò a capofitto nel mare, e la gente stava, ad attendere col cuore diviso tra la speranza e la paura. Dopo una lunga inutile attesa, si
vide apparire una macchia di sangue.
Cola era disceso fino al fondo, dove l'acqua prende i riflessi del fuoco, e poi più avanti dove ribolle, ricacciando via tutti i pesci: che cosa successe
laggiù? Non si sa: Cola non riapparve mai più.
Qualcuno sostiene ch'egli non è morto e che è restato in fondo al mare, perché si era accorto che la terza colonna su cui poggia la
Sicilia stava per crollare e la volle sostenere, cosi come la sostiene tuttora.
Ci sono anche di quelli che dicono che Cola tornerà in terra quando fra gli uomini non vi sarà nessuno che soffra per dolore o per castigo.


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