I tritoni (l'autore e l'argomento sono citati da
altri autori)
Descrizipone
della Grecia di Pausania (II sec.)
Libro IX
La Beozia
I tritoni di Tanagra e di Roma
(...)
20, 1. Nel territorio di Tanagra, verso il mare, c’è anche il cosiddetto
Delio, nel quale si trovano statue di Artemide e di Latona. I Tanagrei
affermano che il loro fondatore fu Pemandro, figlio di Cheresileo, figlio di
Iasio, figlio di Eleutero, e che questi, a sua volta, era figlio di Apollo e
di Etusa, figlia di Posidone.
Dicono che Pemandro prese in moglie Tanagra, figlia di Eolo; in un poema di
Corinna, tuttavia, essa è detta figlia di Asopo.
20, 2. Quando costei ebbe raggiunto un’età assai avanzata, a quanto dicono,
i vicini la privarono del suo nome e chiamarono Graia sia questa donna sia,
con il tempo, la città; la denominazione rimase in vigore tanto a lungo che
anche Omero nel Catalogo compose questo verso
«Tespia, Graia e l’ampia Micalesso».
In seguito, tuttavia, fu recuperato il nome antico.
20, 3. A Tanagra c’è il monumento sepolcrale di Orione, il monte Cericio,
dove dicono che fu partorito Ermes, e una località chiamata Polo; e
affermano che Atlante, seduto qui, riflettesse intensamente sulle cose che
stanno sottoterra e su quelle celesti, come risulta dai versi composti da
Omero su di lui:
«figlia del rovinoso Atlante, che del mare
intero conosce gli abissi e da solo regge le alte colonne
che tengono distinti la terra e il cielo».
20, 4. Nel tempio di Dioniso è degna di essere vista anche la statua, che
è di marmo pario e opera di Calamide; un’ammirazione ancora più grande
suscita il Tritone.
La tradizione più nobile a proposito di costui dice che le donne dei
Tanagrei prima di celebrare i misteri di Dioniso scesero al mare per i riti
di purificazione; assalite da Tritone mentre nuotavano, le donne pregarono
Dioniso di accorrere in loro aiuto: il dio le ascoltò e vinse Tritone in
combattimento.
20, 5. L’altra tradizione è meno prestigiosa della precedente, ma più
convincente. Afferma, infatti, che questo Tritone si impadroniva,
tendendogli delle insidie, di tutto il bestiame che si spingeva al mare e
attaccava anche le piccole imbarcazioni, fino a quando i Tanagrei esposero
per lui un cratere di vino.
Aggiungono che, attratto dall’odore, accorse immediatamente e che, dopo aver
bevuto, cadde addormentato sulla spiaggia; allora uno di Tanagra lo colpì
con una scure e gli tagliò il collo: per questo la sua immagine è priva di
testa.
D’altra parte, dato che lo presero mentre era ubriaco, ritengono che sia
stato Dioniso a farlo morire.
21, 1. fra le meraviglie di Roma ho visto anche un altro Tritone, di
dimensioni inferiori rispetto a quello di Tanagra.
I Tritoni presentano questo aspetto: sulla testa hanno una chioma come quel
la dei ranocchi delle paludi sia per il colore sia per il fatto che,
riguardo ai capelli, è impossibile distinguerne uno solo dagli altri; il
resto del corpo è irto di squame sottili come quello del pesce squatina.
Hanno delle branchie sotto le orecchie e naso umano, mentre la bocca è
piuttosto ampia e i denti sono quelli di una belva; gli occhi mi sembrano
celesti; hanno mani, dita e unghie simili ai gusci delle conchiglie; sotto
al petto e al ventre dispongono, invece dei piedi, di una coda come quella
che hanno i delfini. (...)
Testo e traduzione a cura di Mauro Moggi
Fondazione Lorenzo Valla
Arnoldo Mondadori Editore