Enalos

Il ragazzo del mare

 

 

Nell'’isola di Lesbo, la dea Anfitrite aveva imposto agli isolani un sacrificio umano da offrire a lei e alle altre Nereidi. A seguito di un sorteggio, venne scelta la giovane Fineide che fu gettata in mare. Ma Enalos (Ἐνάλαος, letteralmente “colui che è nel mare”), innamorato della ragazza, si tuffò in mare per salvarla.
La leggenda vuole che Fineide restasse nelle profondità del mare e diventasse una Nereide, mentre Enalos, dopo avere visitato il palazzo di Posidone, tornasse a Lesbo a cavallo di un delfino. (In alcune versioni, Enalos riemerge dal mare accompagnato da foche sacre, che simboleggiano la continuità tra il mare e la terra).
Posidone accolse Enalos e lo rese suo protetto, facendolo diventare simbolo di unione mistica tra umano e divino e un archetipo del tuffatore, dove il tuffo rappresenta la morte rituale e la rinascita spirituale, legate ai riti di purificazione o di offerta.

Il tuffo di Enalos anticipa il simbolismo che si ritrova nella Tomba del Tuffatore di Paestum, dove il gesto rappresenta il salto verso l’ignoto e il mare è lo specchio dell’anima. Pertanto chi si tuffa nel mare affronta le proprie paure per uscirne rinnovato.
Enalos è il primo a comprendere che il mare non è solo elemento naturale, ma spazio sacro. Il suo tuffo è un atto di amore e di fede, un gesto che unisce eros e sacro, umano e divino.
Nel suo sguardo verso il mare c'è lo stesso stupore che, secoli dopo, il pittore di Paestum avrebbe fissato nel suo tuffatore.
 

abia
Grecia arcaica
6°-5° secolo  a. C.

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