Il terremoto del 28 dicembre 1908 è uno degli eventi di più elevata
magnitudo della storia sismica italiana e, dal punto di vista degli
effetti, rappresentò una autentica catastrofe, sia per l’altissimo
numero di morti, sia perché distrusse due città importanti come Messina
e Reggio Calabria.
La ricostruzione del quadro complessivo di un disastro di tale portata è
influenzata da alcuni fattori, già rilevati da alcuni scienziati del
tempo:
1) le particolari condizioni pedologiche e morfologiche dell’area più
colpita, ossia la Calabria meridionale: acclività, dislivelli e forti
pendenze favorirono l’innesco di scoscendimenti e frane, inducendo danni
agli abitati che il solo scuotimento non avrebbe causato;
2) le condizioni critiche complessive del patrimonio edilizio per le
tecniche di costruzione più diffuse e la pessima qualità dei materiali
utilizzati. Inoltre, in molte località calabresi, gli effetti di questo
terremoto si sovrapposero ai danni, non adeguatamente riparati, dei
terremoti degli anni precedenti (1894, 1905 e 1907) e anche la scarsa
qualità della ricostruzione seguita ai terremoti del 1783 ebbe
un’incidenza notevole, soprattutto a Messina e a Reggio Calabria.
La scossa distruttiva avvenne all’alba del 28 dicembre, alle ore 4:20:27
GMT (le 5:20:27 locali). L’ora esatta risulta dal sismogramma registrato
all’Osservatorio di Messina, salvato da Emilio Oddone, che fu tra i
primi studiosi a giungere sui luoghi del disastro. La durata della
scossa percepita dalle persone fu di 30-40 secondi e, secondo la
maggioranza dei testimoni, fu divisa in due o tre fasi distinte, di cui
l’ultima molto più violenta.
La descrizione più attendibile sulla modalità dello scuotimento del
suolo percepito è quella riportata da Giovanni Battista Rizzo, che si
trovava nella sua abitazione annessa all’Osservatorio Geofisico di
Messina, situato nella parte alta della città. Secondo Rizzo, la scossa
ebbe una durata complessiva di circa 30 secondi e iniziò con un moto
verticale che durò pochi secondi e non fu molto forte. Seguì una serie
di oscillazioni orizzontali nella direzione NW-SE che durarono 7-8
secondi e causarono la caduta di calcinacci e di mattoni dai tramezzi.
Dopo un brevissimo intervallo di circa un secondo, iniziò una serie di
«vibrazioni formidabili», secondo Rizzo, in direzione NE-SW,
perpendicolare alla prima, che all’Osservatorio causarono il crollo
della torretta e contemporaneamente la distruzione della città di
Messina (1, 2).
I danni più gravi (equivalenti a effetti di XI e X grado) furono
rilevati in un’area di circa 600 kmq: in 78 località della provincia di
Reggio Calabria e in 14 della provincia di Messina ci furono distruzioni
devastanti, estese dal 70 al 100% delle costruzioni.
Nel Messinese l’area delle distruzioni pressoché totali fu ristretta al
territorio del comune di Messina e comprese, oltre alla città, diverse
frazioni litoranee o dell’immediato entroterra. Il terremoto distrusse
completamente il tessuto urbano di Messina: abitazioni, edifici pubblici
civili ed ecclesiastici, infrastrutture. Le costruzioni che resistettero
furono incredibilmente poche: secondo i dati pubblicati dal Ministero
dei Lavori Pubblici (3)
soltanto due case risultarono illese. Tutte le altre crollarono
totalmente o ne rimasero in piedi solo le pareti esterne, mentre
collassarono tetti, solai, muri divisori e scale.
In Calabria il terremoto ebbe effetti distruttivi in un’area molto più
estesa di quella siciliana, comprendente tutto il versante occidentale
del massiccio dell’Aspromonte. A Reggio le distruzioni furono di entità
un po’ inferiore rispetto a Messina, tuttavia nei rioni più popolari i
crolli totali furono estesissimi e in molti edifici sprofondarono tutte
le parti interne. La scossa fu disastrosa in diversi centri abitati
calabresi importanti, come Calanna, Sant’Alessio, Sant’Eufemia in
Aspromonte, Villa San Giovanni, e in tutte le località della costa, sia
a nord sia a sud di Reggio, rimaste poi devastate anche dal maremoto che
seguì la scossa.
Distruzioni estese fino al 50% circa degli edifici (equivalenti a
effetti di IX grado) furono rilevate in 38 paesi fra cui, in Calabria,
alcuni centri del versante ionico dell’Aspromonte e, in Sicilia, alcune
località delle estreme propaggini settentrionali dei monti Peloritani.
L’area all’interno della quale gli effetti del terremoto furono gravi,
con crolli totali limitati, ma con molti edifici gravemente lesionati e
resi inagibili (equivalenti a effetti di VIII o VII-VIII grado) fu molto
vasta e comprese oltre 170 località.
Tale area include, in Calabria, la piana di Gioia Tauro, la Grecanica,
la Locride e arriva fino alla penisola di capo Vaticano e alle località
dell’istmo di Marcellinara, in provincia di Catanzaro; in Sicilia,
comprende tutto il versante ionico dei Peloritani fino alle pendici
nordorientali dell’Etna.
Secondo i dati statistici rilevati dal Ministero dei Lavori Pubblici,
approssimati per difetto, nelle tre province di Messina, Reggio Calabria
e Catanzaro (che all’epoca comprendeva anche l’attuale provincia di Vibo
Valentia), le case distrutte o demolite furono oltre 40.000; quelle
gravemente danneggiate e rese totalmente o parzialmente inabitabili
circa 33.000; quelle lesionate circa 68.000. La popolazione rimasta
senza tetto fu certamente superiore a 120.000 persone.
Danni più leggeri, con crolli sporadici e lesioni in un numero
complessivamente limitato di case o edifici pubblici, furono rilevati in
oltre 400 paesi sparsi, in Calabria, su un’area estesa fino alle
province di Crotone e Cosenza, e in Sicilia fino ad alcune località
delle province di Enna, Caltanissetta, Agrigento e Ragusa. La scossa fu
percepita dalle persone in un’area vastissima: in direzione nord fino
all’isola d’Ischia e alla provincia di Campobasso; verso est fino al
Montenegro, all’Albania e alle isole Ionie della Grecia; in direzione
sud fino all’arcipelago maltese; a ovest fino a Ustica e alcune località
della provincia di Trapani.
Note 1) Rizzo
G.B., Relazione sul terremoto di Messina e della Calabria nel 28
dicembre 1908, in "Relazione della Commissione reale incaricata di
designare le zone più adatte per la ricostruzione degli abitati colpiti
dal terremoto del 28 dicembre 1908 o da altri precedenti", allegato E,
pp.157-161. Roma 2) Rizzo G.B., Sulla propagazione dei movimenti prodotti dal
terremoto di Messina del 28 dicembre 1908, in "Memorie della Reale
Accademia della Scienze di Torino", s.II, vol.61, pp.355-417. Torino PDF_T 3) Ministero dei Lavori pubblici Direzione generale dei Servizi
speciali, L’opera del Ministero dei Lavori pubblici nei comuni colpiti
dal terremoto del 28 dicembre 1908, 3 voll. Roma