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Alta marea

L’alta marea ci sovrasta, colonna mia.
Innumerevoli, sottili alghe si sono intrecciate come tante lingue maligne, in una
pesante barriera, molle e verdastra, che, ora calata su di noi, smorza
il bagliore tenuto delicatamente vivo dalla vicinanza delle nostre anime.
Anchilosata
in questa nuova solitudine, assorbita nell’ombra, cerco la luce del
tuo sguardo tra i candelabri spenti, disseminati in queste lunghe
giornate abbandonate, figlie scure di albe troppo nebbiose.
La
nostalgia mi scivola sulla pelle come cera decomposta e le membra
spossate sembrano inabissarsi ad ogni respiro di più, mentre si
ravviva, nell’anfratto dei miei occhi chiusi, il ricordo del calore
della spuma arrendevole, lasciata riposare delicatamente sulla
spiaggia dei miei sentimenti, dalle correnti della tua amorevole
presenza.
Leggere
onde innamorate, sospinte dalla dolcezza della bassa marea, hanno
cancellato ormai le brutali impronte che giacevano profonde sull’arenile
dei miei affetti, come vecchie ferite infettate di odio e
indifferenza, infierite da mani cieche, assetate di vita non propria.
Hai
disteso il respiro del mio cuore tormentato sulla sabbia della
battigia assolata e segreta del nostro destino, lo hai sfiorato con il
sussurro eterno del mare degli amanti, lo hai baciato con le labbra
umide dell’imperioso scirocco dei tuoi sogni.
Quando
l’alta marea che ci opprime, colonna mia, verrà risucchiata nelle
fauci avide di Cariddi ci scopriremo ancora più vicini, tremanti di
innocenza, colmi di tenerezza, coricati nella culla che ci siamo
costruiti nella spaccatura della tua colonna, intessendo sospiri,
lamenti e sogni.
Sorgeranno
lontano da noi le albe tenebrose, non più tormenti ci infliggerà il
sacrilego fuoco di questa terra amara che, lento, devasta e corrode i
paesaggi dipinti da pittori privati dei colori della luce.
Ci
risveglieremo uniti in un’unica carezza e la materna Luna ci
allatterà con il suo seno gonfio del latte dei poeti.
Aretusa
RC


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