|
Accadde

La prima volta accadde in una sera di agosto.
Giocavo con poco e per terra, tra piedi e gambe di mio padre. Lui, seduto su
una sedia con fondo di corda, appena subito fuori dall'uscio di casa, si
dondolava lentissimamente. D'estate si usava in Sicilia aspettare all'aria
aperta il primo sonno della notte, chiacchierando del giorno.
Le voci della sera, le solite da sempre, si erano calmate lasciando
nell'aria un silenzio sereno, rotto, solo e in lontananza, dall'urtare dei
piatti che mia sorella aveva lavato e che stava impilando in attesa
d'asciugarli.
Alzando gli occhi, mi sentii attratto da cielo e mare. Erano talmente neri
che la Calabria, pur sapendo che era là di fronte, non riuscivo a
distinguerla.
La sera, intanto, diventava sempre più muta, sospesa nel tempo, come se
qualcosa dovesse accadere.
Il respiro di mio padre, a cui mi ero avvicinato, era calmo, ma in me vagava
una sensazione di indefinibile attesa. Poi, al centro dell'orizzonte dei
monti, fino a quel giorno sicuro confine del mio mondo, cominciò ad alzarsi
verso il cielo.
Fui sorpreso da quella lama di luce e subito rapito. Ebbi un sussulto.
Mio padre lo avvertì e con una voce distesa, che mi entrò nelle vene,
sussurrò:
- La Luna !
Già per metà si era alzata, enorme, quasi rossa. Mi toglieva il fiato.
- Co... come... nasce ? ", riuscii a
balbettare.
Iniziò a raccontarmi una storia antica.
"... Nelle Calabrie vive un popolo di piccoli uomini, che non riesce a
sopportare la luce del sole e di giorno si nasconde tra i boschi dei monti.
Tutti aspettano la notte per uscire dai rifugi.
Avendo, anche loro, bisogno di un po' di luce, all'inizio del tempo e con
l'aiuto di un mago, rubarono al sole una sfera di fuoco e con essa
costruirono la luna, che di giorno sono, ancora, costretti a nascondere
sottoterra, per non farsi scoprire del furto. Solo quando fa buio, la
disseppelliscono e con lunghi bastoni la spingono lentamente verso il cielo,
per diffondere la luce a tutti i popoli della notte.
Appena tutta la luna é fuori dalla terra, con un ultimo colpetto la lanciano
in alto nel blu, sopra i monti, sopra il mare".
E mentre raccontava, li vedevo questi piccoli uomini che spingevano, un po'
intimoriti e con lunghi bastoni nodosi, la luna sopra i monti.
E si faceva sempre più tonda, la luna. Più grande e più rossa, sembrava una
bellissima arancia.
E la vidi balzare sotto l'ultima spinta.
Maestosa, affascinante, misteriosa, calda, generosa, a fatica mi stava negli
occhi. Ebbi la sensazione che fosse mia madre.
La stessa bellezza velata, la stessa andatura di velluto, la stessa carezza
sul viso, lo stesso dolcissimo sorriso.
Superato l'incanto, schizzò via nel cielo, divenuto meno nero, per far
ricadere la luce di platino sul mare tra le terre, divenute più visibili.
Altre volte e' accaduto... Adesso all'improvviso.
Ferma a mezz'aria, immobile davanti alla finestra, immersa in un cielo di
metà novembre, alle quattro del mattino. Immobile come i sogni che non
finiscono mai.
Allungo la mano per rapirle un attimo di eternità, per fare luce nelle mie
notti senza sonno. E scopro che i raggi di questa luna sono come il vento
sullo stretto: irraggiungibili, eterni, sospesi nel colore del mare, perduti
nel cielo.
E resto a piedi nudi sul balcone a guardarla senza più tempo, questa luna.
Cola


www.colapisci.it
|