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La Badiazza
(La chiesa Santa Maria della Valle)

 

 

Nel letto del torrente Badiazza, a circa cinque km dal centro di Messina, in una vallata ai piedi dei Peloritani, si trova la bellissima chiesa medievale di S. Maria della Valle o della Scala (la chiesa era sorta lungo un'importante via di comunicazione che, attraverso una lunga scala che si inerpicava sui Peloritani, collegava la vallata orientale alla zona tirrenica e alla piana di Milazzo). La sua fondazione si colloca nell'XI secolo ad opera di monache Benedettine che accanto alla Badia avevano anche un monastero di cui si hanno scarsi resti. Fin dalla sua fondazione la Badiazza ebbe molto prestigio raccogliendo diversi privilegi regali a partire da quello di Guglielmo II d' Altavilla del 1168 e riconfermati da tutti i sovrani del medioevo.
La chiesa è conosciuta anche come Santa Maria della Scala, nome legato a una leggenda che narra di una Madonna apparsa accanto a una scala, simbolo di ascesa spirituale. Un tempo al suo interno si trovava un dipinto della Madonna con accanto una scala.
Alla sua nascita è legato il racconto leggendario, secondo cui una nave di mercanti provenienti dalla Siria era approdata in città e dopo aver scaricato le merci si preparava a ripartire tenendo nascosto nella stiva il quadro della Vergine rubato in oriente. Dopo numerosi tentativi vani di partire, i mercanti credettero di essere trattenuti da qualcosa di miracoloso e quindi decisero di rivelare la presenza del prezioso dipinto.
Si recarono dall'arcivescovo e alla presenza del re Federico II di Svevia svelarono il furto. Si decise, allora, di sbarcare il quadro, cosa che permise alla nave di riprendere il mare. Il quadro fu caricato su un carro trainato da buoi, lo si lasciò andare finchè non si fermò proprio dove oggi sorge la chiesa.
Nel 1282, durante la guerra del Vespro, soldati di Carlo d'Angiò che assediavano la città, dopo averla depredata la incendiarono. Ricostruita e ampliata da Federico II d'Aragona fu abbandonata in seguito alla grande peste del 1347 durante la quale l'immagine della Madonna fu portata in processione all'interno della città per scongiurare la pestilenza.
Cessato il pericolo le monache decisero di trasferirsi in un nuovo monastero costruito in città ritornando solo durante il periodo estivo a soggiornarvi. I numerosi straripamenti dei torrenti, nonchè i terremoti ne hanno continuato il declino.
La chiesa è un bell'esempio di arte medievale che accomuna vari aspetti dell'architettura siciliana del tempo. La chiesa, a croce latina, è divisa in tre navate con la centrale più grande. La cupola, crollata nel secolo scorso, ma visibile in alcune stampe, era emisferica probabilmente influenzata dall'architettura araba.
Negli anni successivi assunse forme sempre più goticheggianti, come si può vedere dai vari elementi ogivali che la caratterizzano tra cui le edicole delle absidi, le volte a crociera (con materiale misto di calcare e lava) e i portali. Le navate sono divise da poderosi pilastri sormontati da bei capitelli a motivi vegetali con foglie uncinate e croci.  L’interno, oggi spoglio, conserva tracce di decorazioni romaniche e gotiche, con archi a sesto acuto e volte a crociera. Le absidi erano ricoperte da ricchi mosaici in stile bizantino eseguiti in età sveva di cui ci resta un piccolo frammento, oggi al museo, raffigurante la testa di S. Pietro.
Nel museo regionale è anche uno splendido tondo in maiolica della Madonna della frutta (o Madonna col Bambino) attribuito al fiorentino Luca della Robbia del XV secolo. Il dipinto della Madonna della Scala, trasferito nel nuovo monastero in città è andato perduto con il terremoto del 1908.

 

 

Salvato dal web nel secolo scorso

 

   

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