Sul colle che domina Messina, dove il vento dello Stretto arriva più puro e più antico, il
Santuario di Montalto sembra ancora oggi un luogo sospeso tra storia e leggenda.
Chi sale fin lassù avverte la sensazione che la città, per un attimo, si lasciasse guardare
con gli occhi di chi l’ha amata e difesa nei secoli. Il Colle della Caperrina é un balcone naturale che abbraccia
il porto, le case, le colline, e poi lo Stretto.
In questo scenario, durante i Vespri Siciliani nel 1282, Messina insorse contro il
dominio angioino. Durante una battaglia, si racconta, sul colle apparve una
Dama Bianca che camminava sulla terra dura, tra i sassi e le spine. Senza
agitarsi o parlare si muoveva come un soffio e ogni suo gesto sembrava
fosse capace di deviare i colpi nemici, di proteggere le mura e di confondere gli assedianti.
I messinesi non ebbero dubbi: quella era la Madonna che stava dalla loro parte e che era, venuta a difendere la città.
Da quel momento, il colle divenne un luogo sacro.
Nel 1294 un tale frate Nicola ebbe un sogno in cui gli apparve la stessa
Dama bianca, che, indicandogli il colle, gli chiese di far costruire lì una chiesa.
Il frate raccontò a tutti la visione, tanto che la voce raggiunse alla regina
Costanza, Costei, convinta dal racconto e sostenuta dalla corte aragonese, volle porre la prima pietra
del santuario a cui re Federico II d’Aragona concesse rendite e protezione.
Per secoli, mentre la città cambiava, bruciava, rinasceva, il santuario fu custodito dalle monache cistercensi.
Alcune di queste moncahe divennero figure quasi leggendarie, come suor Giovanna Goto, la fondatrice, suor
Bartolomea Spadafora, restauratrice del complesso, suor Agata Balsamo, che il
popolo venerò come una santa.
Il 28 dicembre 1908, a causa del violento terremoto che investì Messina e Reggio, il santuario crollò,
ma i messinesi continuarono a salire sul colle, in quanto, anche se non
c’era più una chiesa, era rimasto un luogo che parlava ancora.
La ricostruzione fu lenta e ostinata. Arcivescovi, gli architetti Valenti e Barbaro,
fedeli e la popolazione tutta contribuì a ridare vita al santuario.
Non identico, non uguale, ma solamente rinato, l’edificio neogotico tornò di nuovo in piedi,
con linee che tuttora sembrano dita tese verso il cielo, con un sagrato che si apre come una pagina bianca, con un campanile che
invita al ricordo.
Oggi chi sale a Montalto non trova solo un santuario. Trova un punto di vista
privilegiato sulla città e sulla propria memoria. Trova un luogo dove la
leggenda non è un racconto lontano, ma una presenza che continua a respirare e che porta con sé l’eco della Dama Bianca.
E Messina, vista da lassù, appare come una città che cade, si spezza, si rialza, e ogni volta
lascia un pezzo di sé tra queste pietre.