Roma e Palermo hanno intestato a lei due vie, la suia città natalee e i suoi amministratori che si sono succeduti, nulla, nulla di nulla!
Elpide
Elpide (Messina, V secolo - Roma, 504) fu una poetessa messinese prima
moglie di Severino Boezio. Era sorella di Faustina che andò sposa al
senatore Tertullo Flavio e fu mamma dei quattro santi martiri messinesi
San Placido, Sant’Eutichio, San Vittorino e Santa Flavia, torturati ed
uccisi dai saraceni.
Elpide è passata alla storia per la grande cultura profusa nelle sue
poesie e inni sacri in latino fra i quali quelli in onore degli apostoli
Pietro e Paolo, ancora oggi utilizzati dalla Chiesa cattolica in
particolari celebrazioni che prevedono l’uso del latino (il “Felix per omnes festum mundi cardines” e l'”Aurea Lux et decore roseo”). Altro
inno è “Roma nobilis”.
Basandosi su questi due inni, il celeberrimo poeta spagnolo Lope de Vega
sostenne che si deve proprio ad Elpide l'invenzione dell'eptasillabo.
Citata da numerosi storici, tra cui Giraldus Cambrensis, Jacopo da
Varazze, Cesare Baronio, Vòssio, Louis Moréri, oltre che dotta poetessa
e donna di grandi virtù e pietà, di Elpide, nel 1643 a Palermo presso il
Collegio Massimo dei Gesuiti , venne ritrovato un rilievo marmoreo che
la raffigurava. A seguito di questo ritrovamento il Senato messinese
chiese ed ottenne il trasferimento dello stesso a Messina dove venne
collocato nel Palazzo Senatorio.
In basso fu aggiunta una targa con un'iscrizione che indicava in Messina
la città natale di Elpide. A Roma, dove morì nel 504, si trovava il suo
epitaffio collocato sul portico dell'antica basilica di San Pietro in
Vaticano, poi trasferito nella Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro a
Pavia, luogo di sepoltura del marito.
Su questa sua sepoltura, riferiva nel 1668 Placido Reina nella sua opera
“Delle notizie istoriche della città di Messina”:
“D’Elpi, o Elpide
abbiamo il comun consentimento, che sia stata Siciliana: ma oltre a ciò
antica è appresso noi la fama d’essere cittadina Messinese. di che pure
se ne trova il ricordo in uno antichissimo M.S. in pergamena, che
tuttavia si conserva nel Tesoro della città [...]”.
Nel 480 Elpide aveva sposato il grande filosofo Anicio Manlio Severino
Boezio (Roma, 475/477 – Pavia, 524/526) le cui sue numerose opere hanno
esercitato una profonda influenza sulla filosofia cristiana del
Medioevo, al punto tale che è stato collocato tra i fondatori della
Scolastica
Papa Leone XIII ne approvò il culto per la Chiesa in Pavia, che ne
custodisce i resti nella basilica di San Pietro in Ciel d'Oro (sorta
all'inizio del VII secolo in stile longobardo sul luogo dove era stato
sepolto Boezio fatto uccidere dal re ostrogoto Teodorico il Grande,
elevato poi alla gloria dell’altare, fu ricostruita in stile romanico
nel XII secolo. In questa stessa chiesa si trovano anche le spoglie del
famoso filosofo e teologo S. Agostino).
Il rilievo marmoreo di Elpide, oggi custodito al Museo Regionale di
Messina, fu restaurato dal prof. Carmelo Geraci grazie ad un
finanziamento dell’Archeoclub di Messina.
L’inno sacro della tradizione liturgica cattolica “Aurea Luce et decore
roseo”, composto da Elpide per i Primi Vespri della festa dei SS. Pietro
e Paolo e commemorante il loro martirio nel nome della fede, si trova
nei manoscritti sin dal X secolo. Rimaneggiato poi nel 1632 dai
correttori di Urbano VIII, nel 1993 è divenuto l'incipit dell'inno
nazionale del Vaticano!
Bene, i motivi ci sono tutti (e ce ne sarebbero tantissimi di più) per
intestare finalmente una via di Messina ad Elpide, e perché no,
dedicarle anche un monumento. Ecco, questa una delle tantissime missioni
che saranno realizzate, solo se ci voterete col nostro movimento civico
“Rinascita Messina” alle prossime elezioni comunali.