Un profumo d’amore aleggia nell’aria,
svariando l’allodola dolce si leva;
trasale la quercia, antica e solitaria,
alla carezza giovane che Aprile solleva.
Sul vergine tappeto di viole tremanti
e mille fiori ove il sole riposa,
giungono note da alberi distanti,
musica celeste, arcana e armoniosa.
E tu passavi lieve tra canti mesti,
mentre i fiori muti restavano;
la primavera indugiava nei suoi gesti,
e i venti di tristezza ancora correvano.
Or canta l’acqua nel piccolo torrente,
scorre allegra, fremente, innamorata;
il salice ravviva le foglie ardenti
che al vento narrano la gioia ritrovata.
Alle rive, all’arena, al limpido corso mormora
Primavera il suo grande contento;
e il cuore s’inebria di viole in prima ora
che timide sboccian nel tiepido vento.
La mestizia fugge, lo squallore svanisce,
torna la vita a fiorire d’amore;
e nella sera che lenta fiorisce
l’Ave Maria svela l’antico splendore.
Primavera fresca e luminosa,
che nei canti di donna ritrovi il passato,
dici che
rinasce pura l’anima amorosa
e che l'uomo d’ogni passione resta spogliato.
E lo zefiro, musica dolce e gradita,
come carezza che sfiora la mente,
entra lieve nel sangue e lo invita
al nettare ardente, sublime, vivente.