www.colapisci.it L'uomo che diventa pesce per necessità o per scelta


Primavera


Un profumo d’amore aleggia nell’aria,
svariando l’allodola dolce si leva;
trasale la quercia, antica e solitaria,
alla carezza giovane che Aprile solleva.

Sul vergine tappeto di viole tremanti
e mille fiori ove il sole riposa,
giungono note da alberi distanti,
musica celeste, arcana e armoniosa.

E tu passavi lieve tra canti mesti,
mentre i fiori  muti restavano;
la primavera indugiava nei suoi gesti,
e i venti di tristezza ancora correvano.

Or canta l’acqua nel piccolo torrente,
scorre allegra, fremente, innamorata;
il salice ravviva le foglie ardenti
che al vento narrano la gioia ritrovata.

Alle rive, all’arena, al limpido corso mormora
Primavera il suo grande contento;
e il cuore s’inebria di viole in prima ora
che timide sboccian nel tiepido vento.

La mestizia fugge, lo squallore svanisce,
torna la vita a fiorire d’amore;
e nella sera che lenta fiorisce
l’Ave Maria svela l’antico splendore.

Primavera fresca e luminosa,
che nei canti di donna ritrovi il passato,
dici  che rinasce pura l’anima amorosa
 e che l'uomo d’ogni passione resta spogliato.

E lo zefiro, musica dolce e gradita,
come carezza che sfiora la mente,
entra lieve nel sangue e lo invita
al nettare ardente, sublime, vivente.

 


Nino
(con Hal)

   

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