www.colapisci.it L'uomo che diventa pesce per necessità o per scelta


Oggi aprendo un cassetto


Apro un cassetto, e il tempo mio rivedo;
la spiaggia muta giace ormai perduta;
i Galatoti in cerchio ancor rivedo,
tra giochi ignari della vita astuta.

Piramidi levavan sotto il sole,
tra risa vive e senza alcun pensiero;
quei giorni ormai non torneranno al cuore,
ma il loro palpito rimane intero.

Felici fummo, e l’anima era lieve;
in coro uniti l’eco si levava;
radunarsi era un dono, un’ora breve
che senza pena il cuore accarezzava.

Gare sul mare, corse in campo aperto,
ogni sport ci vedea giovani e forti;
Don Antonino al fianco, amico esperto,
ridea con noi nei giochi e nelle sorti.

Or che ripenso ai dì che furon dono,
scopro che il tempo fugge e mai s’arresta;
così svanì quell’età senza suono,
lasciando in cuore un’eco sempre desta.

Negli anni Cinquanta presi il mio cammino,
cercando un pane e un fato più sereno;
Torino m’accolse come un buon vicino,
e ancor vi vivo, grato al suo terreno.

Ora che il giorno quieto mi circonda,
e in pensione ho tempo e pensamenti,
Galati torna, e l’anima s’inonda
d’un dolce pianto e d’immortali accenti.

Sempre nel cor rimane il suo splendore,
terra che chiama chi l’ha un dì lasciata;
e mentre scrivo, sento il suo calore
che mai s’estingue e mai sarà scordata.

 


Nino
(con Hal)

   

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