La festa padronale
della Madonna della Lettera a Galati Marina

I
Di gioia spensierata la distesa,
ove le giostre brillan nell’amore,
il ciarlatan con voce ben palese
suona la campanella con fervore.
La gioventù s’avanza, lieve nel cuore,
mentre l’eco si sparge al suo rumore;
più in là si confondono le voci,
tra trombe, tromboni e giochi vivaci.
II
Saltimbanchi e magnacci indiavolati
gettano frizzi al pubblico festante,
studenti in coro, lieti e appassionati,
cantano in Via Nazionale risonante.
Ragazzine in giostra, signorine birichine
con visi incantati e sognanti per le trine;
un venditor d'unguenti promette
miracolose cure a chi lo mette.
III
Un nano urla e tira la ficella,
del cannone che tuona vanitoso;
davanti a lui, figura assai più bella
truccata come un pavon fastoso.
In vasta scala mostran la frittella
i venditori nel loro banco rumoroso:
datteri, ceci, lupini e torroni,
arance e gelati, dolci canzoni.
IV
Gridano i mercanti: “Signorì, venite,
pesciolini d’acqua dolce da ammirare!”
Di capanni due file già finite,
l’esposizion è gioia da gustare.
Quadri d’arte ai fianchi ben disposti,
visini vispi, graziosi e composti;
signore e signorine cinguettanti,
tra bionde e brune, sogni incantanti.
V
Chi compra il gelato, chi l’ombrellone,
chi la trottola di legno colorata;
divertimento fuori porta, è l’occasione,
di gente allegra
lungo la via affollata.
Coppie d’amanti sussurran dolci frasi,
mano nella mano sono in estasi;
ma un vecchio solo resta nel cammino,
tra ombre calanti e sera senza destino.
VI
Passa la chimera, fugge la visione,
un vecchietto infagottato se ne va;
ora è silenzio, resta l’impressione,
uno strato di coriandoli cadrà.
Lo spirito rabbioso e l’ardore
degli spazzini la scena pulirà;
così si chiude il canto festoso,
madrigale di piazza gioioso.