Sono un niente spiazzato con fili aggrovigliati di rimpianti e di luci
abbaglianti di felicità.
Stereofonici stermini di rimandi verso un altro
momento che la ragione mi impedisce di scorgere e che saranno
obbligatori.
È il momento di musica classica per imprimere un sempre e per sfiatare
malinconia e Vivaldi violinizza in Si minore come un fiume di petali che
abbandonano l’incognita.
È il tempo dell’allontanamento per cercare vicini di casa e orti fatti
di sabbia e zibibbo, incontrando onde di dune e maestrali occasionali.
È un tratto di tempo scandito da bacchette di musica e anarchico rigore,
dentro il mare che ha note incandescenti che da sempre mi sono compagne.