Ho un ramo di albero di Natale conficcato nel cuore.
Pendono smarcati i disegni delle voci di tutti i miei
“non c’è più”.
Se
un grumo di aghi di abete potesse sbucare dal fondo del bicchiere del
ricordo, sarebbe un istinto di sopravvivenza.
Potrei capovolgere gli auguri e innevarmi di rimpianti, galleggiando
nell’incertezza. Potrei avvolgermi di sciarpe fatte di buccia d’arancia
sdraiata su stufe e caminetti.
Potrei raccogliere fagioli secchi sotto tavoli pieni di scarpe che si
acquietano per un coro di voci e di miele.
Potrei tendere un infinito dire per stare al passo con me, per inventare
nuove case e nuovi giochi, per condividere mandorle ghiacciate e fichi
secchi che hanno il profumo di una famiglia sul mare.