Cosi Elisewin scese verso il mare nel modo più dolce del mondo - solo la mente
di un padre poteva immaginarlo - portata dalla corrente, lungo la danza
fatta di curve, pause ed esitazioni che il fiume aveva imparato in secoli
di viaggi, lui, il grande saggio, l'unico a sapere la strada più bella e
dolce e mite per arrivare al mare senza farsi del male.
Scesero giù, con quella lentezza decisa al millimetro dalla sapienza
materna della natura, infilandosi a poco a poco in un mondo di odori di
cose di colori che giorno dopo giorno svelava, lentissimamente, la
presenza lontana, e poi sempre più vicina, dell'enorme grembo che li
aspettava. Cambiava l'aria, cambiavano le aurore, e i cieli, e le forme
delle case, e gli uccelli, e i rumori, e le facce della gente, sulla riva,
e le parole della gente, sulle loro bocche.
Acqua che scivolava verso l'acqua, corteggiamento delicatissimo, le anse
del fiume come una cantilena dell'aníma. Un viaggio impercettibile. Nella
mente di Elisewin, sensazioni a migliaia, ma leggere come piume in volo.
Ancora adesso, nelle terre di Carewall, tutti raccontano quel viaggio. Ognuno a
modo suo. Tutti senza averlo mai visto. Ma non importa. Non smetteranno
mai di raccontarlo. Perché nessuno possa dimenticare di quanto sarebbe
bello se, per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi.
E qualcuno - un padre, un amore, qualcuno - capace di prenderci per mano e
di trovare quel fiume - immaginarlo, inventarlo - e sulla sua corrente posarci, con
la leggerezza di una sola parola, addio.
Questo, davvero, sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce, la vita,
qualunque vita. E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero
portate dalla corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo
alla fine farsi toccare. Farsi ferire, anche. Morirne. Non importa.
Ma tutto sarebbe, finalmente, umano. Basterebbe la fantasia di
qualcuno - un padre, un amore, qualcuno. Lui
saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio, in questa
terra che non vuole parlare. Strada clemente, e bella. Una strada da qui
al mare. Tutt'e due immobili, gli occhi fissi su quell'immensa distesa d'acqua. Da non
crederci. Sul serio. Da rimanere li una vita, senza capirci niente, ma
continuando a guardare. Il mare davanti, un lungo fiume alle spalle, la
terra, alla fine, sotto i piedi.
E loro, li, immobili. Elisewin e Padre Pluche. Come un incantesimo. Senza
neanche - un pensiero in testa, un pensiero vero, solo stupore.
Meraviglia. Ed è dopo minuti e minuti - un'eternità - che Elisewin,
finalmente, senza staccare gli occhi dal mare, dice: - Ma poi, a un certo punto, finisce? ...