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Stella di mare

Da dove vieni
piccola stella marina
stanca e segnata.
Quanta polvere
di questo fondale marino
hai fatto scorrere
tra le tua braccia
per giungere fin qui,
all’ultimo
baluardo del cuore.
Ti sei fermata esausta.

Anche tu cerchi riparo
e senso estremo
per non precipitare
nel baratro di una vita
sterile, spesa per chi
ha saputo spegnere
anche il più nascosto
respiro di luce della tua
delicata esistenza.

Piccola, esile, stella marina,
ristorata momentaneamente
all’ombra di questa colonna,
divenuta culla e rifugio
delle mie tristezze eterne,
guarda alla compassione di
Medusa, armata
unicamente della propria
trasparenza e fragilità.

Entrambe ci siamo lasciate
avvizzire senza lottare
per troppo tempo.
Abbiamo permesso,
forse per amore,
a correnti marine amare,
di portarci alla deriva.

Ed ora è proprio
la nostra infelicità,
in questo luogo
lontano e sconosciuto
all’ottusa superficialità
degli uomini,
a rigenerarci
amorevoli compagne
premurose amanti,
muse portatrici di
barlumi di luce
brividi di tepore
fremiti d’amore,
prima del buio
prima del freddo
prima del sonno.

Cara, piccola, perduta
Stella di mare.

 

Renata

Capo Scaletta

 

     

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