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Le primavere di Morgana

Le lacrime di Fata Morgana

Guardami Cola, sono un piccolo glicine posto sulle tue spoglie da una primavera pietosa; respira il mio profumo perché non mi è dato di fiorire in eterno, nemico mi è il gran caldo e ho faticato a spezzare le catene di ghiaccio che mi soffocavano per mostrarmi  ala di farfalla fremente pronta a spiccare il volo verso un sicuro sogno d’amore.
Scendono i miei veli tra le tue dita e mi sorreggi lieve nel blu di questo antico mare. Una nenia risorge dai ricordi infantili, mentre l'irruenza delle correnti marine di marzo portano lontano il mio canto di gioia. 
Non più ombre confuse, non più impalpabili tremori, non più misteri sospirati aggrappati ai raggi delle lune di maggio. La millenaria stanchezza grava le tue spalle e tu, ostinato seguace del mondo, ti ergi simulacro sopra gli abissi di ignoti amori. 

Tutti i tuoi segreti li ho letti nelle linee del destino della tua mano, in cui scorgo quella che ci comprende e che delimita la nostra doppia natura...  Nel tuo palmo ho riposto ogni affanno, ogni desiderio lacerato, ogni incontro fecondo di melanconia e ho disegnato la nostra umana veglia mortale.
Troverò una linea invisibile tra gli astri per unire il mio fato al tuo, una catena legata all’ancora di dichiarate promesse per non ritrovarmi alla deriva. Troverò un esile filo dorato tessuto con le mie lacrime fatate per non piangere un amore tradito.

 

Morgana

Il fenomeno della Fata Morgana

   

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