August Piccard


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Negli anni '50 lo svizzero Piccard con il figlio Jacques rivolge le sue attenzioni alle profondità del mare, progettando un mezzo, il batiscafo, che potesse immergersi senza essere vincolato ad una imbarcazione di superficie e che potesse andare a maggiori profondità delle batisfere. 

Già nel 1905 da studente  della Scuola Politecnica di Zurigo aveva concepito un mezzo così fatto. 
Grazie alla fama che raggiunse con le ascensioni nella stratosfera ('31-'34) si diede alla progettazione di un mezzo composto da una parte sferica, adibita a cabina di osservazione, dotato di oblò in plexiglass e di potenti proiettori, più pesante dell'acqua ed idonea alla discesa e di una parte più leggera (un serbatoio di benzina comprimibile per infiltrazione di acqua che appesantisce il mezzo in fase di discesa)  in grado, una volta rilasciate le zavorre (costituite da granaglia di ferro contenute in una tramoggia e trattenuta da una serranda magnetica, che una qualsiasi interruzione di corrente, volontaria o anche accidentale, libera, alleggerisce il congegno) consente di riportare in superficie il mezzo (come avviene per i palloni idrostatici.

Il primo batiscafo realizzato, nel 1937, da Piccard fu l'FNRS II, grazie al Fondo nazionale belga per la Ricerca Scientifica.
Da questa esperienza, in collaborazione con la Marina francese e i finanziamenti Francia, Svizzera e Italia, realizzò due progetti di Batiscafo: l'FNRS III  e il Trieste

Per poter studiare la maggior parte della piattaforma continentale di profondità non superiore ai 300 metri, Piccard  studiò e sviluppo l'idea di un mezzo, il  "mesoscafo",  per le medie profondità, costituito da una cabina più leggera dell'acqua, in acciaio, in vetro o in plexiglass, munita di una o  più eliche agenti in senso verticale. In caso di guasto al motore la risalita sarebbe stata automatica.
Il progetto non ebbe realizzazione, ma il principio fu conservato nella realizzazione di due mesoscafi: l'Auguste Piccard e il Meso Ben-Franklin


 

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