La Leggenda di Cola Pesce

Il pittore Renato Guttuso ha voluto immortalare sullo sfondo di questo mare immenso, solcato da guizzanti delfini, il protagonista di una delle leggende più suggestive della sua terra, quella di Cola Pesce, il giovane pescatore siciliano che la fantasia popolare ama immaginare abitatore del fondo del mare per sostenere, a prezzo del suo sacrificio, una delle tre colonne su cui poggia la Sicilia, quella colonna occidentale, che corrosa dal fuoco dell' Etna, potrebbe crollare, facendo inabissare l'isola. Alcuni fanno risalire la leggenda di Cola Pesce al periodo del regno degli Aragonesi, uno dei periodi più tristi della storia siciliana, altri, invece,la fanno risalire ad un periodo precedente, quello in cui era re di Sicilia Federico II di Svevia. Le fonti scritte riportano ben 18 varianti della leggenda del valoroso pescatore, ma moltissime altre sono le versioni orali.

Traendo spunto dalle leggende più note, la leggenda di Cola Pesce si può ricostruire così:

"C'era una volta, a Messina, un prodigioso pescatore, bello e forte, di nome Cola (Nicola). Egli nuotava come un delfino e amava trascorrere intere giornate sul mare, facendo vita comune con i pesci.

Egli conosceva le ninfe del mare dagli occhi fulgidi al pari delle stelle, seguiva le sirene che lo seducevano con il loro canto, nei loro giardini di coralli nelle profondità del mare e nei loro palazzi iridescenti e scintillanti.

Per queste sue abitudini e per la grande familiarità col mare e con i suoi abitanti, la gente del posto, un po' per scherzo, un po' perché corrispondeva alla verità, lo chiamò Cola Pesce.

Avvenne un giorno che Federico II, che viaggiava a bordo della sua nave,in compagnia del suo seguito e della figlia, per la quale cercava un marito degno, trovandosi nello Stretto di Messina ed essendo venuto a conoscenza delle sue straordinarie qualità, lo volle mettere alla prova e lo convocò a bordo .

- Mi hanno detto - disse re Federico - che sei svelto come un pesce e che passeggi con le sirene nel fondo del mare..

- Oh, re ! - rispose Cola Pesce - io sto in mare come tu stai nel tuo letto. Io passeggio sul fondo del mare come tu e la tua corte nei giardini del tuoi palazzi ...io parlo con le Oceanine come la Principessa con le sue dame...ti hanno detto il vero."

Alla sua risposta dalla corte si alzò un mormorio di lieta impressione, solo la Principessa se ne stava muta e pensierosa a contemplare quel volto dolce che le faceva fremere il cuore di sensazioni nuove e misteriose.

Il Re, allora, gettò in mare una coppa d'oro, e incitò Cola Pesce a ripescarla con la promessa di copiosi doni se l'avesse riportata.

Una...due...tre volte il Re gli fece ripetere l'impresa, mettendo alla prova il coraggio del valoroso pescatore. Alla fine la Principessa aggiunse, a quelle del padre, nuove difficoltà, gettando in mare altri oggetti e rimanendo ogni volta più turbata, pallida e tremante di fronte al coraggio di Cola Pesce.

Le prove erano sempre più difficili, ma, ogni volta, il premio era più alto...

La nave era giunta verso il centro dello Stretto, dove c'è una fossa profonda,quasi una valle, che giunge fino a Capo Peloro, fu lì che il Re, crudele, non ancora appagato, gettò di nuovo la coppa, promettendogli - questa volta - la mano della Principessa, se fosse riuscito a riportargliela.

La folla che aveva seguito , ansiosa , ogni prova, gridò ad una sola voce:
- Non cercare la morte! Neppure tu potrai superare le forti correnti dello Stretto! Desisti da questa prova che è al di sopra di ogni possibilità umana! Rinuncia! Rinuncia!

Ma Cola Pesce, con un gran salto si tuffò, risoluto, e disparve tra le onde.

Sulla nave e sulla spiaggia si fece il silenzio ed anche il Re e la principessa divennero muti e ansiosi... L'acqua, nel punto in cui era sparito Cola, già da qualche tempo era diventata liscia come prima e trasparente. Il timore cominciò a dipingersi sul volto dei presenti, era già sera e Cola Pesce non era ritornato a galla...

Ma Cola Pesce non era morto: era accaduto che, giunto in fondo al mare, aveva visto che la colonna Peloro, sulla quale poggia la punta settentrionale della Sicilia stava bruciando, allora, nonostante lassù, sopra le onde, ci fosse la vita, lo attendevano la ricchezza e l'amore, non riuscì a staccarsi da quella colonna corrosa che stava per spezzarsi, rischiando che la sua Messina potesse sprofondare da un momento all'altro.

La scelta fu naturale: rimase laggiù, a reggere sulle spalle il pilastro Nord, quello di Capo Peloro, il più sollecitato dai capricci tellurici di questa zona."

La tradizione popolare, per esorcizzare la paura, attribuisce i lievi movimenti tellurici a cui Messina è spesso soggetta, al fatto che Cola Pesce, stanco di sorreggere la città su una spalla, la passa sull'altra.

Istituto Tecnico Industriale
"Verona Trento"
Messina

     

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