PALEOLITHIC ART MAGAZINE
EUROPA

L'IBRIDO COME SIMBOLO DELLA TRASFORMAZIONE




Senofane di Colofone ( 565-470 a.C.)
"Non tutte le cose fin dai primordi gli dei svelarono agli uomini
ma col tempo cercando vanno trovando il meglio."


Ovidio (43-17 a.C)
Metamorfosi, libro I
"...la dea sentenziò: «Andando via dal tempio
velatevi il capo, slacciatevi le vesti
e alle spalle gettate le ossa della grande madre».
Lungo fu il loro smarrimento...
Ma a un tratto il figlio di Promèteo rasserena la sua sposa
con queste parole pacate: «O io m'inganno o giusto
è l'oracolo e non c'induce in sacrilegio.
La grande madre è la terra; per ossa credo intenda
le pietre del suo corpo: queste dobbiamo noi gettarci alle spalle».
...ubbidendo, lanciano pietre alle spalle sui loro passi.
E i sassi (chi lo crederebbe se non l'attestasse il tempo antico?)
cominciarono a perdere la loro rigida durezza,
ad ammorbidirsi a poco a poco e, ammorbiditi, a prendere forma.
Poi, quando crebbero e più duttile si fece la natura loro,
fu possibile in questi intravedere forme umane,
ancora imprecise, come se fossero abbozzate
nel marmo, in tutto simili a statue appena iniziate.
...
E in breve tempo, per volere degli dei, i sassi
scagliati dalla mano dell'uomo assunsero l'aspetto di uomini,
mentre dai lanci della donna la donna rinacque."

 



IBRIDO E LUOGHI DELL'IBRIDO

Il tema della trasformazione, nel positivo e nel negativo, attraversa tutta la storia del divenire umano.
Da una trasformazione, appunto, avvengono creazione e ri-creazione dell'uomo, quale il passaggio tra le Ere successive, come attestano gli splendidi versi delle Metamorfosi di Ovidio, nell'episodio di Deucalione e Pirra, in cui si parla di diluvio ( i Greci menzionavano ben tre distruzioni successive ) e di pietre, scheletro della Madre Terra.

Senza trasformazione, non vi può essere sviluppo.
La storia , sia pure vichianamente intesa coi suoi corsi e ricorsi, è frutto di continue trasformazioni, che sovente si materializzano in simboli, veicolo della trasformazione stessa.
Spesso il contenuto di tali simboli è oscuro a coloro stessi che ad essi fanno ricorso, veicolando contenuti filogenetici e ontogenetici divenuti, o da sempre, inconsci.

Simbolo deriva del verbo greco sùmbolon, che significa intrecciare, mescolando insieme, come avviene nel confluire delle acque, l'evidente e il nascosto, e il nascosto può essere raggiunto solo attraverso ciò che si vede, quindi il significato e la sua espressione, il simbolo, appunto.
Ogni simbolo possiede due o più significati.
Appartiene all'ordine mentale, e al semantico, anche se non è di pertinenza del razionale nè della lingua, ma piuttosto della sfera sensoriale percettiva, la prima presente nell'essere umano.

L'ibrido (dal latino hybrida, incrocio tra razze o condizioni sociali diverse) è un'arbitraria giustapposizione di diversi elementi, animati e/o inanimati.
Un ibrido segna sempre un passaggio, da una forma data, esistente in natura, ad un'altra, che "contamina" la prima, partendo dall'immaginario stesso dell'uomo.

Il sogno è uno dei primi luoghi previlegiati dell'ibrido.
Significativamente, presso gli Egizi, sogno significava vegliare, ma anche svegliarsi, cioè accedere ad una realtà altra.
Nel 100 d.C., nel Papiro Insinger, sta scritto: "Il dio ha creato i sogni per indicare la via a colui che dorme, gli occhi del quale sono nell'oscurità" (evidente collegamento con la pratica dell'incubatio, dal latino incubare, che significa dormire in un luogo, legata al culto degli dei ctonii).

Il sogno offre contaminazioni provenienti direttamente dall'inconscio, forme mascherate in cui si esercita la censura, con cui il direttore di scena del grande teatro del sogno mimetizza i suoi personaggi per consentire loro di venire alla ribalta. Sostituzioni e contaminazioni sono al servizio della condensazione, che è uno dei meccanismi principi del sogno individuati cento anni fa da Sigmund Freud (L'Interpretazione dei sogni, 1900).
L'affetto che investe il simbolo è rimosso, e chi si vale del simbolo quasi sempre ne ignora il significato più nascosto.
Tuttavia possiamo ipotizzare che, in origine, il simbolo sgorgasse, proprio come una polla d'acqua da cui zampilla una sorgente, dalle idee e dagli interessi più profondi, seppure inconsci, dell'uomo, quelli riguardanti se stesso, soprattutto come corporeità, e i propri più stretti parenti, la nascita, la sessualità e la morte.
Di inconscio si tratta, in quanto il movimento emotivo di base è, per definizione, indifferenziato, senza direzione, un movimento appunto di un'energia che preme per uscire in mille, appropriati, liberi rivoli.

Così, protetta dalla rimozione, la mente umana dei nostri progenitori metteva in rapporto due o più idee, creando il simbolo, espresso nel linguaggio rappresentativo dell'arte. Lo scopriamo oggi già dai primordi eguale, dovunque l'uomo del Paleolitico si sia recato ed abbia vissuto, come è poi sempre avvenuto, anche in riferimento a tempi, spazi e famiglie culturali diverse.
Già Freud riteneva che inizialmente vi fosse un'identità concettuale e linguistica riguardo a ciò che oggi è connesso simbolicamente .
Sicuramente, all'inizio, l'uomo deve aver colto con immediatezza semplificatrice e priva di sovrastrutture le "somiglianze" tra due oggetti/idee, operazione peraltro utile al fine di una rapida assimilazione di nuove esperienze, somiglianze che poi potevano essere intrecciate assieme dal simbolo.

ICONOGRAFIA DELL'IBRIDO

L'iconografia del "meraviglioso", del monstrum come prodigio, manifestazione di qualcosa di straordinario, spesso di divino, che può suscitare sia sbigottimento reverente che orrore, in particolare dell'essere mezzo uomo e mezzo animale, trova un terreno fertile nell'immaginario dell'uomo: dai primi abitanti delle caverne fino agli abitatori delle stazioni orbitanti del nostro millennio, il mondo dei films, video, fumetti, videogiochi e giocattoli pullula di esseri ibridi, attualmente in gran parte ispirati all'iconografia dei tempi passati, arricchita da invenzioni cibernetiche e dalle suggestioni della sperimentazione scientifica stessa.
Recentemente, Christopher Chippindale, del Museo di Archeologia e Antropologia della Cambridge University, con Paul Tacon del Museo Australiano in Sydney, ha ricordato l'antichità di tali raffigurazioni in pittura, di cui è un ricco esempio la Grotta Chauvet, in Francia, datata a 30.000 anni fa.
A proposito del significato di queste figure ibride, G.H.Luquet postulava due interpretazioni, che non si escludono a vicenda: "esseri concepiti come aventi una natura ad un tempo umana ed animale, cioè delle divinità, oppure degli uomini rivestiti di un camuffamento animale corrispondente a delle pratiche cerimoniali che, come ci dicono i paralleli etnografici, avevano secondo ogni verosimiglianza un carattere magico-religioso" (Luquet, 1926). Il mascherarsi, come ad esempio in un’incisione della Madeleine su ciottolo con una figura maschile che ha in testa una maschera molto ben disegnata, a scopo magico, ha, secondo Luquet, potuto contribuire alla credenza in esseri divini ibridi, con poteri soprannaturali come postulati per gli sciamani.

In realtà, la rappresentazione degli ibridi mezzo uomo e mezzo animale, frequentissima in epoca storica, ha inizio ben precedentemente alle rappresentazioni in grotta maddaleniane.
E' verosimile che il significato di queste contaminazioni vada ricondotto all'uso rituale della raffigurazione, e partendo da tale origine si trova poi in tutti i tempi e in tutte le culture.

Tale tipo di raffigurazione, come vedremo, è ben rappresentata inizialmente dalla scultura del Paleolitico inferiore in pietra, "ossa della madre Terra", attivata dalla creatività umana nutrita dall'energia dell'inconscio.
Successivamente, incisioni e pitture in grotta testimoniano copiosamente l'esistenza di queste contaminazioni.

Un essere mezzo uomo e mezzo animale riconduce ad una idea di soprannaturale, vuoi per le dimensioni, vuoi per l'aspetto assolutamente inconsueto.
Bisogna tuttavia distinguere che, generalmente, l'ibrido con carattere religioso ha caratteri positivi, differentemente da quanto accade per il mito orrifico.
Nella mitologia classica, la progenie di Echidna, mostruosa donna con la parte inferiore del corpo serpentiforme, e di Tifeo, costituisce un ricco repertorio di mostri, a cominciare dalla Testa di Gorgone, placca in bronzo dorato del II secolo d.C, proveniente dalla Dacia traiana (Ulpia Traiana Augusta Dacica Sarmizegetusa)

I Centauri, la cui tradizione si ritrova nell'Europa centro-meridionale, oltre che in Africa e nel sud-ovest dell'Asia, erano figli di Issione e Nefele. Su un corpo di cavallo si innestava il tronco, le braccia e il capo erano umani. Erano considerati malvagi per la loro doppiezza, come pure le Sirene.
I Satiri avevano volto umano e orecchie, corna, coda e zampe caprine: i Sileni, zampe e coda di cavallo.
Le Sirene, forse sorelle delle Muse Tersicore o Melpomene, presenti copiosamnte nella mitologia greca, ma note in Francia, Spagna, Italia e Africa del Nord, avevano corpo di uccello rapace,volto umano, seni femminili ( vedi il dettaglio con le sirene della Fontana del Nettuno di Piazza Navona, a Roma
Parimente Tritone presentava figura ibrida, con la parte superiore umana e quella inferiore di pesce (v. La fontana del Tritone (1612-13) di Gian Lorenzo Bernini in Piazza Barberini a Roma)

 


Il Minotauro cretese aveva testa di toro su corpo di uomo.
Gli ibridi, come si è detto, sono ben rappresentati anche nella pittura e incisione in grotta.
Nel Paleolitico, cultura maddaleniana, in grotta si trovano numerose figure zooantropomorfe, come il cosiddetto Sorcier de Les Trois Frères, l'uomo bovide di Gabillou e l'uomo dalla testa di uccello di Lascaux, che ben rappresentano lo stretto legame, probabilmente su basi religiose, tra l'uomo e l'animale.

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Uomo bovide. Inizi Maddaleniano

Similmente, nel periodo Bovidiano (fase pastorale antica dell'arte rupestre del Sahara, all'epoca con clima umido e adatto alla pastorizia, 4000-3000 a.C ), le pitture rupestri nelle grotte dei Tassili offrono numerosi esemplari graffiti e dipinti di uomini-animali sebbene meno numerosi di quelli del periodo immediatamente precedente ( il Bubaliano o dei Cacciatori, 6000-4000 a.C.), in cui le immagini antropozoomorfe e le scene di accoppiamento uomo-animale sono frequenti.

 


Cacciatore con ascia
(pittura rupestre, Sahara, Tassili, Timenzouzine, periodo Bovidiano, Neolitico, 4000-3000 a.C)


Facendo un grande balzo in avanti nel tempo, non possiamo passare sotto silenzio le strane creature che popolano i grilli ( incisioni composite zooantropomorfe o con elementi vegetali che prendono nome da un testo di Plinio il Vecchio, da una caricatura di un certo Gryllos da parte di un artista egiziano).
Ricordiamo un grillo scita  e uno iraniano del IV secolo a.C da cui certo trassero ispirazione i miniaturisti che effigiarono mostri nei libri sacri e nei salteri medievali, come quelli delle Heures di Thérouanne, della fine del XIII secolo , o gli esseri fantastici del Salterio di Ormesby (inizi XIV secolo ) , o dei Breviari del secolo XV.
 

Grillo Scita formato da più teste unite assieme del V secolo a.C

Grillo iraniano, unione di teste umane e di animali

 

Molti capitelli del periodo romanico, certo riprendendo parte di quella iconografia, rappresentano esseri ibridi e favolosi.

Capitello con sirene della cattedrale francese di Sainte Eulalie d'Elne, XI secolo

Nel periodo gotico, grondaie e capitelli che arricchiscono le elaborate facciate delle cattedrali spessissimo rappresentano esseri mostruosi o zooantropomorfi.

 

Grondaia della Cattedrale belga di Saint-Michel. Bruxelles, XV secolo

Grondaia con uomo-uccello della chiesa belga di St. Pierre di Louvain (1425)

 

Sicuramente di diretta derivazione da questa antica tradizione iconografica, troviamo in pittura, nel Rinascimento fiammingo, accanto a quello del Fieno e a quello delle Tentazioni, il celeberrimo Trittico delle Delizie di Jeronimus Bosch, ricchissimo di esseri ibridi e fantasiosi.
E qui ci fermiamo, ma potremmo proseguire fino ai giorni nostri.

Veniamo ora agli ibridi con carattere religioso.
Essi avevano generalmente carattere positivo.
Tra gli dei che popolano la mitologia, Pan, figlio di Ermete e della ninfa Driope, aveva corna e piedi di capra.
Eros era rappresentato come un giovinetto alato.



Eros, statuetta ellenistica del III secolo a.C

 

Gli Amorini della mitologia greca, corteggio di Venere, precursori iconografici degli Angeli, uomini con ali di uccello, ne sono un pregnante esempio.
Le ali alludono alla natura invisibile e spirituale.

 


Amorino, mosaico della sala di Arione, nella Stanza dell'Imperatrice
Piazza Armerina, Sicilia, Italia (sec.IV d.C)

 

 

Arcangelo Raffaele, rame dorato, Duomo di Parma (Italia) XIII secolo


In Egitto, innumerevoli gli dei ibridi uomo-animale: Horus, dio del sole, era raffigurato con le ali

 

 

Anche nella rappresentazione pittorica e plastica, a partire dall'epoca classica, molti gli esempi, tra cui una interessante divinità assira alata, dalla testa di aquila, o un curioso uomo-uccello, sempre mesopotamico.
Nell'arte dell'antico Messico, frequenti le divinità con effigie mista di uomo e animale.


Presso i popoli iberici dell'età neolitica, sono presenti figure ibride scultoree, di cui alcune, come come la Sfinge femminile alata di Haches (Albacete) o il mostro di Balazote, rivelano influssi orientali.

 

 

In pittura, ricordiamo la Dea alata di Elche, che a sua volta riprende una tradizione ellenica

 

 

Nella religione indiana, numerosissime le divinità ibride uomo-animale. Il dio Indù Ganesha, o Ganapati, dalla testa di elefante, signore delle schiere, incarna saggezza e fortuna.
Nell'arte russa vi sono pure begli esemplari di figure zooantropomorfe

 

Ganesha, divinità indù con testa di elefante, dio della saggezza e della fortuna, India, bronzo del periodo Chola XII secolo d.C

Uomo-uccello, placca in bronzo della regione di Perm, VI-IX secolo

 

Nella mitologia del Nord Europa, al dio Odino erano associati, oltre all'aquila e ai corvi, anche i lupi. Identificati con lui, si favoleggiava di guerrieri ( Berseker, identificati con un animale totemico) che durante il combattimento si mutavano in lupi (uomini-lupo, armati come Odino di lancia e ascia) o orsi feroci (Fig.19)

 

Di fatto, tra i numerosi nomi di Odino vi è Grim, "Colui che è mascherato", in questo caso prende le fattezze di un animale per acquisirne spirito e caratteristiche (questo probabilmente è una delle caratteristiche base dello sciamano)
Tra gli animali "meravigliosi", va ricordato anche il Licantropo, mostruoso uomo-lupo, che raccoglie in sè varie tradizioni di uomini commisti ad animali selvatici e feroci, specialmente al lupo, che da sempre ha acceso la fantasia dell'uomo: questa figura leggendaria, che tuttora popola le fiabe dell'infanzia, ha trovato fortuna fino ai giorni nostri, ispirando attori e registi cinematografici.

LE NARRAZIONI MERAVIGLIOSE

I popoli antichi, a cominciare dagli Egizi, ma anche dai popoli del medio e dell'estremo oriente, credevano nell'esistenza di esseri meravigliosi, ibridi uomo-animale, testimoniati, oltre che dalle mitologie dei vari popoli, anche dai favolosi racconti di viaggiatori in terre lontane, generalmente orientali (cfr. Ermafrodito: il bifrontismo invisibile della divinità)
Diretta filiazione di questa tradizione, nei poemi epici della letteratura greca e latina troviamo narrazioni relative ad esseri "meravigliosi": il greco Omero (presumibilmente XII-VI secolo a.C, Odissea, I, 68-73), parla del Ciclope Polifemo; similmente, più tardi, fa il poeta latino Virgilio (70-19 a.C, Eneide, III, 1031-1041).
Anche Erodoto (484-428 a.C) riferisce di esseri meravigliosi, e, destreggiandosi tra sfingi di sesso maschile e femminili, conia il termine di androsfinge, distinguendo la sfinge dei monumenti egizi, con testa di uomo, simbolo del passaggio al mondo ultraterreno, da quella greca, perversa e femminile, figlia di Echidna, suscitatrice, fin dagli inizi della vita, dell'impulso a conoscere (V.Klein e Bion): ambedue, comunque, simbolo del frustrante e nello stesso tempo vivificante distacco dal già noto, per avventurarsi nelle plaghe dell'ignoto.
Dopo Erodoto, anche Aristotele (o Pseudo-Aristotele, Mirabilia), Paolo di Tarso (5 a.C-67 d.C), Plinio (77 d.C, Naturalis Historia), Origene (185 ca. - 253), Solino ( metà III secolo d.C, Collectanea rerum memorabilium), Ambrogio (339-397), Isidoro di Siviglia (VI-VII secolo) ed Eliano ( 170 - 235 d.C, Sulla natura degli animali) tramandarono simili racconti.

Gran parte di tutto questo sapere sicuramente era confluito nell'immensa cultura che gravitava attorno alla Biblioteca di Alessandria d'Egitto.
Di giganti indiani mostruosi con la coda aveva narrato il medico personale di Artaserse, Ctesia di Cnido (V-IV secolo a.C. Notizie sulla Persia , in 23 libri, di cui restano pochi frammenti e un sommario nella Bibliotheca , 891, di Fozio, autore anche di una epitome del romanzo Le meraviglie al di là di Tule di Antonio Diogene), che cita pure la manticora, essere composito con testa umana, corpo leonino e coda di scorpione, i cinocefali, uomini con testa di cane, che abbaiavano, invece di parlare, e Panozio, essere con lunghissime orecchie.
Uomini cinocefali, che abbaiano, furono poi descritti, come già accennato, da Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), nella Naturalis Historia (in cui accoglie anche storie di animali "meravigliosi"), iconografia che si trova nella divinità egizia Anubi, che ha testa di sciacallo e, in epoca cristiana, in alcune raffigurazioni di S. Cristoforo, il santo gigante (affresco bizantino). Gli sciapodi, sempre citati da Plinio, sono esseri indiani con una sola gamba e un enorme piede (v.Liber chronicarum di Hartmann Schedel (1493)
Vanno qui ricordate Le Metamorfosi, o L'asino d'oro del filosofo platonico Lucio Apuleio (Madaura, Algeria, 125 - 200 d.C circa ), iniziato ai culti misterici della dea Iside, unico romanzo latino a noi pervenuto, opera complessa sulle trasformazioni, le magie e i riti misterici, rivalutata nel 1400, nell'imperante neoplatonismo rinascimentale avido di nuove conoscenze ed interessato al meraviglioso.

Tra mitologia e fiaba, Luciano di Samosata (125-192 d.C), di cui si favoleggia che in un sogno (Sogno) gli apparvero la Statuaria e la Sapienza che, tendendogli le braccia, lo invitava ad abbandonarvisi, promettendogli in cambio l'immortalità, spinto dal desiderio e dalla curiosita' di cose nuove, viaggiò in Ionia, Asia Minore, Grecia, Macedonia, Gallia e Italia; poi, stabilitosi verso il 165 ad Atene, narrò nel romanzo in due libri in forma autobiografica Storia vera (177) di ignote terre, oltre le colonne d'Ercole, abitate da esseri meravigliosi come gli Ippogrifi, i Lachanopteri, uccelli grandissimi dal corpo ricoperto di erbaggi e le ali di foglia di lattuga, i Minotauri, i Cenchroboli, lanciatori di chicchi di miglio, i Cynobalani, uomini con faccia di cane, i Nefelocentauri, nuvole-centauri, le Pulci-Sagittario grandi come dodici elefanti, ed altri personaggi metà uomini e meta' bestie (affermando egli stesso che nulla di vero era in quelle sue narrazioni, come pure in quelle di Erodoto, Antonio Diogene, Iambulo e Omero).

Altra fonte del meraviglioso relativo al mondo animale, fu, come ricordato, Caio Giulio Solino, scrittore latino di geografia, vissuto tra il III e il IV secolo d.C., coi suoi Collectanea rerum memorabilium (De mirabilibus mundi), epitome della Naturalis Historia di Plinio, a sua volta aperto alle narrazioni del meraviglioso, leggende, animali fantastici e così via, provenienti da paesi lontani.
Notevole pure il Liber monstrorum de diversis generibus, di Ignoto, probabilmente anglosassone, scritto presumibilmente nella seconda metà del VII secolo, contenente una descrizione dei mostri della mitologia greco-romana e dell'occulto.
Tra gli argomenti trattati, De hyppocentauris; De barbosis hominibus et mulieribus; De pigmeis; De belua quae habuit bina capita; De tauris ignem flantibus.

I vari Bestiari medievali, con le loro storie su animali favolosi o esotici, traggono ispirazione dal Phisiologus, ricchissimo bestiario greco protocristiano del II secolo d.C. composto probabilmente ad Alessandria d'Egitto, ricco di splendide illustrazioni miniate, formato da tutta la tradizione precedente cui abbiamo fatto cenno, arricchito di leggende sugli animali interpretate cristianamente come allegorie, conforme alla credenza nel mondo come "foresta di simboli".
Sempre dunque gli animali furono "significanti", costituendo segni che rinviavano a realtà "altre" (vedi, in tempi più vicini a noi, i trattati di araldica o i testi alchemici ed esoterici in genere, in cui la simbologia animale esprime realtà di ordine filosofico o morale).

Al di fuori dei Trattati, per quanto attiene alla Letteratura, ricorderemo solo, nella Divina Commedia, Inferno, IX, Dante, con la sua profonda erudizione trecentesca, nutrita anche di queste antichissime tradizioni narrative e fantastiche, descrive le Erinni ("tre furie infernal di sangue tinte, che membra feminine avieno e atto,e con idre verdissime eran cinte; serpentelli e ceraste avien per crine, onde le fiere tempie erano avvinte." vv.39-42), e nel XII canto, i Centauri; inoltre compaiono il cane Cerbero, nel canto VI, le Arpie nel XIII, Gerione nel XVII, alcuni Giganti, canto XXXI, e lo stesso Lucifero nel canto XXXIV, vv.1-67.

Anche le fiabe sono in stretto rapporto coi riti delle società primitive.
Freud le considerava, come i sogni, veicoli di simboli anche non sessuali.
Jung invece, collegandole al folklore, le vedeva, a partenza dall'inconsio collettivo, come manifestazioni degli archetipi, conservarsi eterno di una stessa idea.
Tra i riti più frequentemente rievocati dalle fiabe, non a caso troviamo quello dell'iniziazione (vedi i racconti di fate) e le rappresentazioni della morte.
Il tema della trasformazione dell'uomo in animale rientra in questo ciclo delle trasformazioni, ed è spesso presente nelle favole, certamente con radici molto indietro nel tempo.
Possiamo ricordare rapidamente alcuni tra i moltissimi esempi, di varia provenienza.
Una delle prime raccolte di fiabe viene da lontano: è il "Pancatantra" (India, 570 a.C.).
In Occidente, Marie de France nel Trecento scrive il romanzo di "Mélusine", in cui appare il personaggio meraviglioso della sirena, che sarà riprodotto copiosamente su molti capitelli romanici e gotici.
Medievale è pure il tema antico di Colapesce, l'uomo -pesce, presente in moltissime tradizioni culturali e che si rifà ad antichi miti.
Nel Seicento, in Francia, Madame Leprince de Beaumont scrive "La bella e la bestia", e, nello scorcio di secolo, vengono pubblicate le Fiabe di Perrault.
Nel Settecento, sempre in Francia, Mme d'Aulnoy pubblica raccolte di fiabe; vengono divulgate fiabe orientali, tra cui "L'Uccello di fuoco", fiaba russa che due secoli dopo ispirerà l'omonimo balletto su musica di Igor' Fëdorovič Stravinskij; parallelamente, l'apertura alla tradizione orientalista, con la divulgazione della raccolta delle "Mille e una notte", che il grande studioso arabista Antoine Galland raccoglie in parte e traduce per primo in francese.
Nell'Ottocento, oltre alla Fiabe meravigliose raccolte dai Fratelli Grimm in Germania, le Novelle del danese Andersen, in cui viene ripreso un mito antico con "La Sirenetta" .
Nel Novecento, la fiaba trasmigra preferibilmente nella musica e nei cartoni animati, in cui viene esaltato il tema della trasformazione.

L'ETNOGRAFIA

Ancor oggi, gli studi etnografici mettono in luce, presso i popoli che hanno mantenuto intatte le loro tradizioni nel corso del tempo, la presenza di maschere e rappresentazioni figurative, in pittura e in scultura, ibride, legate sempre a fatti di culto.
Qualche esempio fra i tanti.
Per quanto riguarda il continente americano, in Alaska, in cui è forte la vicinanza uomo-animale, non mancano maschere ibride.

Presso gli Indiani Pueblo del Sud America, gli spiriti o le forze invisibili della vita sono incarnate dalle Kachinas, esseri mezzo uomo e mezzo animale, o cosa, o insetto, o fenomeno della natura, che mediano il rapporto con gli dei, specie in momenti particolarmente importanti per la sopravvivenza del popolo, legati per lo più ai cicli naturali, con riferimento all'agricoltura.
Nell'America centrale, presso gli Aztechi, le raffigurazioni con contaminazioni uomo-animale erano assai frequenti

 

Maschera eschimese della fine dell'Ottocento

Uomo tartaruga, una tra le tante sculture di ibridi uomo-animale dell'arte atzeca


In Africa, l'etnografia registra molte raffigurazioni miste uomo-animale

 


Ad esempio, nel Tanganica e nel Ciad è diffusa in alcune sette, dai rituali poco conosciuti, la credenza negli uomini leone; sulle rive del Congo, si parla di uomini coccodrillo; lungo la fascia equatoriale, di uomini caimano; in Sierra Leone, Libia e nella foresta del Congo, si favoleggia di uomini aventi la facoltà di trasformarsi in pantera, dediti al cannibalismo; nel Gabon, si crede in uomini gorilla; gli uomini leopardo del Kenia pare abbiano dato origine alla setta dei mau mau.
In Indonesia, tra le maschere spiccano
Hanuman, il dio scimmia della mitologia Indu, simbolo di amore puro e devozione, e Baronga, creatura mitica tra il leone e il drago.
In Italia, i
Mamuthones sardi, nella loro originalità di maschera antica carnevalesca, probabilmente sono legati al mito di Dionisio, dio della vegetazione, che si manifestava sotto le sembianze di capro, e che, come la vegetazione, ogni anno muore e rinasce. Nella maschera zoomorfa de "s'urtzu", viene indossata una intera pelle di capro, con la testa, mentre il volto viene coperto da una maschera di sughero munita di corna. La danza ricorda l'estasi dionisiaca , e i bastoni avvolti di edera, il Tirso. La presenza dei sonagli serve a tenere lontani gli spiriti dei male, quindi con significato apotropaico.

LE PIÙ ANTICHE TESTIMONIANZE IN SCULTURA

L'uso rappresentativo dello zooantropomorfo è molto antico, e risale alla scultura in pietra del Paleolitico.
Il nome di "pietre del fulmine" dato nei secoli passati ai primi ritrovamenti di selci lavorate ("ceraunie", cioè pietre del fulmine, in quanto si credevano formate durante i temporali con tuoni e fulmini, specie quando si trattava di meteoriti, anche assimilate alla punta delle saette), forse è una traccia archetipica della valenza simbolica sacra spirituale e generazionale attribuita da sempre alla pietra, tanto da farne il materiale previlegiato della lavorazione, non solo per la fabbricazione degli utensili, ma anche per le prime raffigurazioni artistiche.
La scultura in pietra del Paleolitico inferiore è contrassegnata da costanti rappresentative di tipo contenutivo/stilistico.
Una di queste è appunto la contaminazione uomo-animale (rappresentazioni antropo-zoomorfe), che può avvenire a livello del viso e/o del corpo.
Notevole testimonianza di ciò, nel Paleolitico medio, è la scultura dell'uomo-felino di El-Juyo (Santander, Spagna).
Ancora, va citato l'uomo-leone, statuina in avorio con fattezze umane, sormontata da una testa di leone (Aurignaziano, tra i 30000 e i 26000 anni), proveniente dal sito della Germania del Sud di Hohlenstein-Stadel (Ulmer Museum), con incisioni parallele lungo le braccia, probabilmente di carattere simbolico.

Esistono però testimonianze ancora precedenti, come quella costituita da una scultura in pietra proveniente dalla Germania del Nord, scoperta da Walter Matthes prima del 1969. Si tratta di una piccola scultura litica zooantropomorfa, alta 8 cm.
"Raffigura, secondo Matthes, una "testa grottesca", mentre nella tipologia è un ibrido artistico di uomo e animale feroce. La mandibola è umana; la proporzione dell'altezza della testa è umana; il muso è dell'animale; la bocca è spalancata.
Tecnica di lavorazione: è scheggiata da ogni parte, come si vede in fotografia. La bocca aperta è ricavata da una rientranza della forma originaria del nodulo di selce, e si desume dal colore più chiaro nella bocca, che è la scorza che avvolge i noduli di selce, che all'interno sono di colore scuro.
Provenienza: Wittenbergen (Germania del Nord)
Attribuzione culturale: secondo Matthes è il Paleolitico inferiore; ma secondo l'interpretazione della tipologia e della tecnica di lavorazione, si può essere più precisi attribuendola all'Acheuleano finale. (Pietro Gaietto,
Breve storia delle scoperte dell'arte del Paleolitico inferiore, e ipotesi sul futuro della ricerca ).

Il tema dell'uomo-leone evidentemente non si è perso nel corso del tempo.
Certamente i miti del III e II secolo, le opere di Omero e di Esiodo fanno da trama sotterranea a queste sculture.
Possiamo accostare a questa scultura un particolare della Gigantomachia del fregio di Pergamo. Nella lotta, l'animalità del Gigante si mescola alla forma umana, testa e artigli divengono di fiera, ma il muso del leone, nella forma del naso, rivela ancora la soggiacente fattezza umana.
Andando più verso Oriente, del XII-XIII secolo d.C.,
Narashima (Nara = Man; Simha = Lion), il gigante dio-leone, quarta incarnazione di Vishnu, viene raffigurato con testa di leone avente fattezze parzialmente umane su corpo di uomo.

 

Grande altare di Pergamo, III secolo, fregio sud: lotta tra Etere e un Gigante

Bassorilievo raffigurante il dio leone Narashima, con volto con fattezze miste uomo-animale Changu Narayan, Nepal, XII-XIII secolo d.C


Ancora, il leone di Corbridge (Fig.26) (Inghilterra, Northumberland) di epoca romana ha occhi e naso umani, e la bocca spalancata, come il suo avo paleolitico.
nfine, vorrei ricordare il leone dal volto fortemente umanizzato di Alala.

 

Leone in pietra di Corbridge, Inghilterra, scultura a tutto tondo di epoca romana

Leone di Alalah, arte mesopotamica, periodo di Uruk, XV secolo a.C

 

Dunque, non vi è dubbio che la rappresentazione di creature ibride, in particolare di quelle commiste di uomo e animale, sia da collegare al rito, e poi al mito, alle saghe e alle fiabe, comunque ad una idea di soprannaturale e di trascendenza, in cui anche le forme animali fanno parte di un tutt'uno cosmico, in un ciclo continuo di ritorno della materia, quindi di morti e rinascite.
In questo senso, non pare corretto parlare di un'origine geografica specifica, quanto di una cultura, o meglio di una fase culturale, tenendo anche presente che le migrazioni esistono da quando esiste l'uomo, come i più recenti studi antropologici stanno mettendo in luce sempre più ampiamente, e che quindi uno stesso rituale può essersi rapidamente diffuso, seguendo le orme dell'uomo migratore, in varie parti della terra.

Tornando alla rappresentazione dell'animale accanto a quella dell'uomo, Giedion, che purtuttavia nega il concetto di trascendenza nella preistoria, afferma che "l'animale, che deve essere ucciso perchè l'uomo possa vivere, è nello stesso tempo una parte della comunità cosmica. Deve quindi essere compiuta ogni azione che ne faciliterà il rientro nella vita" (Giedion, p.499).

Mircea Eliade scrive: "I cacciatori primitivi considerano gli animali simili agli uomini, ma dotati di poteri soprannaturali; credono che l'uomo possa trasformarsi in animale e viceversa; che le anime dei morti possano penetrare negli animali; che esistano, infine, relazioni misteriose tra una persona e un animale singolo" (Eliade, p 18)

Dunque, la comunanza dell'uomo col fratello animale, più evidentemente immediata all'alba dell'umanità, viene a costituire subito, nell'uomo fabbricatore di utensili e di arte, un tema previlegiato sia della mente che della raffigurazione artistica, attraverso il medium della ritualità.
Ciò implica nell'uomo l'esistenza di una mente, e, come osserva un filosofo contemporaneo, "l'appartenenza alla classe di oggetti dotati di mente fornisce un'importantissima garanzia- la garanzia di una certa rilevanza morale. Solo gli esseri dotati di mente possono avere a cuore qualcosa; solo loro si preoccupano di ciò che accade" ( Dennet, p 14).
Si tratta certamente di una mente immaginifica.
Da notare che, fino a poco tempo fa, si pensava ad una natura essenzialmente linguistica del pensiero; oggi, anche da parte di cognitivisti, si ipotizza una origine essenzialmente pittorico-visiva della conoscenza, con simboli multistratificati.
Come già sostenuto da Bruner e Piaget, le immagini sono simboli nella mente, con autonomia sia cognitiva che di rappresentazione, come sottolineato a più riprese da Gaetano Benedetti.
Per quanto riguarda la "sensorializzazione dell'esperienza" di cui parla Benedetti, va sottolineata la funzione di rivelare, oltre che di nascondere, del simbolo, in cui tutto appare sotto forma di immagini visive, concetto correlato a quello imprescindibile di "emozionale" (Fritz Morgenthaler), che riporta all'Es e ai movimenti emotivi pulsionali, ben al di là del simbolo.
Proprio per questo insieme di considerazioni, ritengo che la scultura zooantropomorfa del Paleolitico inferiore possa essere un potente mezzo a nostra disposizione per penetrare le radici stesse dell'emozionalità dell'uomo ai suoi primordi.

 

24.03.2002

Licia Filangeri
a mio padre Gioachino
in memoriam



BIBLIOGRAFIA

BENEDETTI, G.(1999), Il pensiero figurativo:il sogno, l'immaginario e il simbolico, Psicoterapia e Scienze Umane, 2, 1999, pp.53-74
DENNET,D.C., (1996), La mente e le menti, BUR, Milano, 2000
ELIADE, M.(1975), Storia delle credenze e delle idee religiose, Sansoni, Firenze, 1979
FILINGERI, L. (1999), recensione a Il pensiero figurativo:il sogno, l'immaginario e il simbolico, di G.Benedetti, cit., in Psychomedia, Rivista telematica, Recensioni 1999
GIEDION, S., (1965), L'eterno presente:le origini dell'Arte, Feltrinelli, Milano
LUQUET, G.H. (1926), Il culto del bello, in L'art et la réligion de l'homme fossile, Masson, Paris, pp207-229 passim , in Miti e riti della Preistoria, Jaca Book, Milano, 1989, pp 45-54



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