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   domenica, 15 maggio 2005 - L'Uomo Pesce risorge dal Mar Caspio


C'è un uomo-pesce nel Mar Caspio

Una creatura marina dall'aspetto umanoide avvistata sulle coste di Azerbaijan e Iran.

 

 

Nel corso degli ultimi due anni, i residenti di alcune zone costiere dell'Iran e dell'Azerbaijan, nel sud-ovest del Mar Caspio, avrebbero segnalato la presenza di una creatura anfibia il cui aspetto viene descritto come somigliante a quello di un essere umano.
Nel marzo di quest'anno il resoconto di alcuni testimoni oculari, membri dell'equipaggio del motopeschereccio azero Baku, è stato pubblicato in Iran dal quotidiano Zindagi. La notizia è stata quindi ripresa sulle pagine russe della Pravda, che cita i contenuti dell'articolo.
- Quella creatura nuotava accanto alla nave, seguendone da parecchio tempo la rotta, - dichiara il capitano Gafar Gasanof - All'inizio pensavamo fosse un grosso pesce, poi abbiamo notato dei capelli sulla testa del mostro, e le pinne parevano davvero strane... la parte anteriore del suo corpo era munita di braccia!

Al rientro in Azerbaijan, nessuno prese sul serio il comandante del peschereccio. Il suo racconto suonava troppo ridicolo, specie a chi pensava che l'uomo potesse aver alzato un po' il gomito mentre si trovava a bordo.
Subito dopo la pubblicazione dell'intervista, invece, gli uffici del giornale iraniano si sono ritrovati sommersi dalla posta dei lettori, i quali sostenevano la storia come un'ennesima dimostrazione dell'esistenza del cosiddetto "uomo del mare".
Le numerose lettere precisavano che molti pescatori avevano ripetutamente visto la sconosciuta creatura, sia in mare che a riva, dopo che i vulcani sottomarini nella zona di Babolsera erano tornati in attività a febbraio, e a seguito dell'intensificarsi delle estrazioni di petrolio in mare aperto.

Ogni diretto testimone sembrava fornire una simile descrizione del presunto umanoide marino. Fra i 165 e i 168 cm. di altezza, corporatura robusta, stomaco prominente e squamato a pettine. Braccia e gambe che appaiono più tozze e pesanti di quelle d'una persona di media costituzione; le estremità pinnate, con quattro dita nelle mani palmate, munite di artigli. La pelle di un pallore lunare, con dei capelli di colore nero e verdastro. La figura avrebbe poi grandi occhi tondi, spine su una protuberanza a becco che ricorda il muso dei delfini, e una bocca piuttosto larga, sporgente nella parte superiore delle fauci, mentre il labbro inferiore degrada direttamente sul collo, in assenza del mento.
Gli iraniani chiamano questo essere Runan-shah, "il padrone del mare e dei fiumi". Alcune storie lo descrivono mentre si accompagna a enormi banchi di pesce, altre narrano che le acque in cui nuota diventano cristalline, restando così limpide per giorni.
Secondo qualche pescatore, i pesci presi nella rete possono sentirlo mentre risale dal profondo del mare, e producono suoni gorgoglianti al suo approssimarsi, appena percettibili, come in risposta al simile e gutturale richiamo emesso dalla creatura.
Sempre a quanto riporta la Pravda, ancora nel maggio scorso il misterioso uomo marino era stato visto da diversi pescatori azeri, che vivono nei villaggi fra le città di Astara e Lenkoran.

Chissà, forse c'è ancora in giro una colonia di abitatori del profondo, scampati alla rovina della lovecraftiana Innsmouth per rifugiarsi in un mare più remoto e tranquillo.
O meglio, lasciandoci avvincere dalla suggestione del tutto, potremmo sognare che a prosperare nel Caspio sia il povero gill-man de Il mostro della laguna nera, dal film di Jack Arnold del 1954.
Lontano dalle natie dolci acque amazzoniche, ma finalmente al sicuro dai sequel cinematografici, dalle follie di Hollywood e di un mondo che ama tenere in gabbia i suoi mostri.
Ritornando alla realtà, occorre constatare come le condizioni della flora e della fauna del Mar Caspio siano andate deteriorandosi nel tempo.
I pescatori dell'Astrakan lamentano un drastico calo di presenza dello storione, e la totale scomparsa di altre specie ittiche nell'area. L'industria della pesca appare in crisi, e l'equilibrio ecologico risulta turbato, sia dal crescente sfruttamento petrolifero che da fattori ambientali quali le recenti attività vulcaniche.
Forse la missione dell'uomo-pesce Runan-shah è proprio quella di prendersi cura del proprio ambiente: una leggenda del mare che torna a incarnarsi come ammonimento, per una modernità che perde sempre più contatto con l'elemento naturale.

 

 

Andrea Bonazzi
30 marzo 2005
Non più sul web


(Fonte english.pravda.ru)



Collegamenti mitici

 

Paleoseti: Oannes. i primi dei scesi sulla Terra


Da dove provenivano e chi erano i misteriosi dei spaziali che lasciarono la propria indelebile impronta nell’Oriente antico? Da Gerusalemme a Sumer al Mali le antiche cronache riportano dell’arrivo degli straordinari Oannes.
Era comparso dal Mare Eritreo. Diceva di chiamarsi Oannes ed era un animale dotato di raziocinio; tutto il suo corpo era come quello di un pesce; aveva sotto la testa di pesce un’altra testa, e dei piedi umani, aggiunti alla coda di pesce. Anche la sua voce ed il linguaggio erano umani e articolati. E ancora oggi si venera la sua immagine.


OANNES, IL DIO PESCE
Con queste parole lo storico babilonese Berosso descriveva, nel 275 a.C., una misteriosa creatura apparsa improvvisamente in Mesopotamia, uscita dalle acque per "istruire ed instradare" il barbaro genere umano.
"Questo essere", raccontava Berosso, "non si nutriva mai ma parlava con l’uomo tutto il giorno; insegnava le lettere, le scienze, le arti. Aveva insegnato a costruire le case e a fondare i templi, a compilare le leggi, a distinguere i semi della terra e a raccogliere i frutti; aveva spiegato i principi della geometria e, in breve, aveva insegnato tutto quello che serviva a dare dei modi garbati e a rendere più umana la gente. I suoi insegnamenti erano così universali che, dopo allora, non fu aggiunto nulla per migliorarli.
Quando tramontava il sole, l’essere si tuffava in mare ed attendeva tutta la notte nelle profondità marine, in quanto anfibio. Dopo di lui apparvero altri animali simili ad Oannes".


VISITATORI COSMICI
Chi o cosa era veramente il misterioso essere descritto da Berosso più di duemila anni fa? Una creatura fantastica e leggendaria cui attribuire l’improvvisa evoluzione della società umana, o, come affermano molti ufologi, un visitatore spaziale in missione sulla Terra? Di quest’ultima idea è lo studioso tedesco Ulrich Dopatka, che non fatica a vedere nel "corpo di pesce" il ricordo deformato di una tuta spaziale anfibia.
"Oannes", racconta Dopatka, "è un nome che in siriano antico significa "lo straniero". Questo straniero comparve simultaneamente nel Golfo Persico e nel Mar Rosso. L’Oannes babilonese fu solo il primo di dieci, comparsi nel Mare Eritreo, il tratto di mare comprendente il Golfo Persico, il Mar Rosso e l’Oceano Indiano.
Berosso chiamava questi esseri "Annedotoi", "i ripugnanti", e l’orrore che questi esseri suscitavano nella gente del luogo è un indizio della veridicità di quanto è stato tramandato. La nostra reazione alla visita di un extraterrestre non sarebbe forse uguale?". "Gli Oannes", prosegue Dopatka, "avevano ognuno un nome specifico, come Odakon, Euedokos, Eneugamoo, Eneuboulos e Anementos. Dal filologo egizio Elladio sappiamo che Oannes era "sbarcato da un uovo luminoso precipitato in mare", molto simile ad un disco volante. Nella mitologia sumera egli era spesso identificato con il dio Eridu, il signore delle onde, e a lui era dedicata la stella Canopo, da cui si diceva provenisse".


IL CULTO DEL DIO ANFIBIO
A conferma della realtà di questi eventi occorre sottolineare che il culto dell’uomo pesce dei sumeri era anticamente diffuso in tutto il Medioriente.
Oannes era venerato presso i filistei con il nome di Dagon, mentre i Dogon del Mali, nell’Africa Nera, lo chiamavano "il Nommo", il dio anfibio.
Il ricordo delle sue imprese sopravvisse persino nella cultura monoteista ebraica al punto che, secondo il vangelo apocrifo "Atti di Pilato", quando Gesù entrò in Gerusalemme come inviato divino, il popolo lo acclamò come "Oannes che vieni dall’alto dei cieli" (frase passata alla storia, per un errore di traduzione dall’ebraico, nella versione distorta "Osanna nell’alto del cieli").
Di quest’ultima interpretazione si dice convinto, oltre all’ignoto compilatore del vangelo sopra citato, anche lo studioso ebraico contemporaneo Hayym ben Yehoshua, secondo cui Gesù, il ‘pesce’ secondo l’iconografia cristiana, e molti grandi mistici del passato sarebbero stati degli Oannes "avatar", cioè degli inviati divini mandati a salvare l’umanità. Senza arrivare a questi estremi, è curioso notare come nei vangeli apocrifi, cioè in quei testi ebraici e mediorientali a sfondo biblico non riconosciuti dalla Chiesa, si accenni ripetutamente agli Oannes.


OSANNINI E VIGILANTI
Il primo a parlarne è il patriarca biblico Enoch, "rapito in cielo da un vento impetuoso e portato in una Grande Casa di cristallo, alla presenza dei Figli dei Santi", gli Osannes o Osannini. Ecco come è descritto quello straordinario incontro antidiluviano, nella versione etiope del "Libro di Enoch" (II-I sec. a.C.).
"I loro abiti erano bianchi e i loro volti trasparenti come cristallo", scrive Enoch. "Essi mi dissero che l’universo è abitato e ricco di pianeti, sorvegliati da angeli detti Veglianti o Vigilanti; e mi fecero vedere i Capitani e i Capi degli Ordini delle Stelle. Mi indicarono duecento angeli che hanno autorità sulle stelle e sui servizi del cielo; essi volano con le loro ali e vanno intorno ai pianeti".
Dai misteriosi "Figli dei Santi" Enoch apprende che lo spazio è controllato da due specie di angeli. I primi sono creature tipicamente bibliche, esseri di luce superiori all’uomo per natura e per saggezza, in diretto contatto con l’Altissimo; sono chiamati Cherubini, Serafini e Osannini e sono soliti fornire messaggi rapendo in cielo le persone o, come precisa una versione slava del Libro, "penetrando in camera da letto".
I secondi, detti Veglianti o Vigilanti, sono una razza decaduta che il "Libro di Enoch" definisce "un tempo santi, puri spiriti, viventi di vita eterna, contaminatisi con il sangue delle donne", padri di una stirpe di "giganti, esseri perversi chiamati spiriti maligni", sterminati dal diluvio. Circa questi ultimi non si può fare a meno di notare come il loro nome, Veglianti o Vigilanti, risulti identico ai "Watchers", i rapitori Grigi che penetrano in camera da letto.


CONOSCENZE PERDUTE
Gli Osannes dimostrano di conoscere molti grandi segreti dell’universo, specie per quanto riguarda la cartografia stellare. "Mi mostrarono le stelle del cielo", scrive il patriarca.
"Vidi come venivano pesate a seconda della loro luminosità, della loro lontananza nello spazio e del giorno della loro comparsa", quindi con i medesimi sistemi della moderna astronomia. Della validità delle cognizioni astronomiche degli Oannes si sono detti convinti, nel libro "Vita intelligente nell’universo" (Feltrinelli, 1980) anche gli astronomi J. Shklovskij e Carl Sagan (quest’ultimo è in seguito diventato uno scettico d’ufficio, per comodo).
"Perché escludere la possibilità di un evangelismo extraterrestre?", scrivono di due.
"C’è un sigillo cilindrico sumero che mostra il nostro sole con attorno nove pianeti. Da dove avevano attinto quest’informazione i sumeri, se non dagli Oannes? Leggende di questo tipo meritano uno studio critico molto approfondito, e la possibilità di un contatto diretto con una civiltà extraterrestre deve essere tenuta presente come una fra le molte interpretazioni alternative".
Conoscenze altrettanto straordinarie fanno parte del patrimonio religioso dei Dogon, una tribù del Mali negli anni Trenta ferma all’età della pietra. Avvicinati dall’etnologo francese Marcel Griaule più di sessant’anni fa, i Dogon, una volta superata la diffidenza, svelarono di custodire profondi segreti scientifici, rivelati nella notte dei tempi da otto "Nommo" scesi sulla Terra.
Secondo quanto rivelato a Griaule dallo stregone Ogotemmeli, i Nommo erano delle creature acquatiche mandate sul nostro pianeta dal dio Amma per istruire gli uomini. Sbarcati da una strana macchina fragorosa, gli dei avevano detto di provenire da "Potolo, una stella fatta della materia più pesante dell’universo".
Durante il loro viaggio i Nommo avevano incrociato un pianeta con molti anelli (Saturno), uno con molte lune (Giove) ed uno, satellite della Terra, morto e disseccato. Dai Nommo i primitivissimi Dogon impararono a costruire dei santuari cosmici orientati verso Venere e ad intrecciare canestri che, una volta srotolati, risultano essere delle mappe stellari della Via Lattea.
Marcel Griaule apprese che i Dogon conoscevano la rotazione della stella Sirio, da cui provenivano i Nommo, e della sua compagna Sirio B. Quest’ultimo dato ha stupito molto i ricercatori, in quanto negli anni Trenta i moderni telescopi non avevano ancora scoperto la "compagna invisibile" di Sirio, una nana bianca pesantissima ("fatta della materia più pesante dell’universo"), invisibile ad occhio nudo.
Un’informazione, quest’ultima, che una cultura ferma all’età della pietra non poteva assolutamente conoscere. A meno di averlo saputo dagli dei.

Contesto originale: http://www.notizieufo.com/oann.htm

 

Oannes: un'interpretazione allegorica del mito


OANNES
(Bab.) - Musarus Oannes, l'Annedotus, noto attraverso le "leggende" Caldee trasmesse da Beroso e da altri scrittori antichi, come Dag o Dagon, "l'uomo pesce". Era una divinità Babilonese alla quale veniva attribuito il primo incivilimento dell'Assiria e della Babilonia : era un istruttore ed un riformatore.
Arrivando dal mare di Eritrea, uscito dall'uovo primitivo sotto forma di mezzo uomo e mezzo pesce, portò loro la civiltà, le lettere e le scienze, il diritto, l'astronomia e la religione, insegnò ad essi l'agricoltura, la geometria e le arti in generale. Dopo di lui vi furono altri cinque Annedoti (poiché la nostra razza è la quinta) - "tutti simili ad Oannes nella forma esteriore, tutti insegnando la stessa cosa".
Ma Musarus Oannes fu il primo ad apparire e lo fece durante il regno di Ammenon, il terzo dei dieci Re antidiluviani la cui dinastia terminò con Xisuthrus, il Noè Caldeo. (Vedi "Xisuthrus"). Oannes era "un animale dotato di ragione ... il cui corpo era quello di un pesce, ma che aveva una testa umana sotto quella di pesce, ed anche dei piedi simili a quelli di un uomo, congiunti alla coda del pesce, e la cui voce ed anche il linguaggio erano articolati ed umani. (Polistore e Apollodoro).
Questo dà la chiave dell'allegoria. Ci mostra Oannes come un uomo e come un "sacerdote", vale a dire un Iniziato. Layard dimostrò molto tempo fa (Vedi Niniveh) che la testa di pesce era semplicemente un copricapo, la mitra portata dai sacerdoti e dagli dei, tagliato con la forma di una testa di pesce, così come, senza molte modifiche, la vediamo ancor oggi sulla testa dei grandi Lama e dai Vescovi di Roma.
Osiride portava una mitra identica. La coda di pesce è semplicemente lo strascico di un lungo rigido mantello, come dipinto in alcune statuette Assire, la cui forma si può vedere riprodotta nell'ornamento di panno dorato portato durante il servizio dai sacerdoti Greci moderni.
Questa allegoria di Oannes, l'Annedotus, ci fa pensare al "Drago" ed ai "Re-serpenti"; i Naga che nelle leggende Buddhiste istruiscono il popolo nella saggezza, sui laghi e sui fiumi, e che finiscono per convertirsi alla Buona Legge e diventare degli Arhat. Il significato è evidente. Il "pesce" è un simbolo antico e molto suggestivo nel linguaggio dei Misteri, come d'altronde lo è l'"acqua".
Ea o Hea era il dio del mare e della Saggezza ed il serpente di mare è uno dei suoi emblemi, essendo i suoi sacerdoti "serpenti", ossia Iniziati. Si può così comprendere perchè l'Occultismo ponga Oannes e gli altri Annedoti nel gruppo di quegli antichi "adepti" che furono chiamati "draghi marini" o "draghi d'acqua" - Naga.
L'acqua tipicizza la loro origine umana (e come tale è un simbolo della terra e della materia, ed anche di purificazione), a differenza dei "Naga del Fuoco" o immateriali, Esseri Spirituali, Bodhisattva o Dhyani Planetari, considerati anche come gli istruttori dell'umanità. Il significato nascosto diventa chiaro all'Occultista una volta che gli vien detto che "quest'essere (Oannes) era solito passare il giorno fra gli uomini, istruendoli, e che quando il Sole era tramontato, si ritirava di nuovo nel mare, trascorrendo la notte negli abissi", perchè egli "era anfibio", cioè apparteneva a due piani: quello spirituale e quello fisico. Difatti la parola Greca amphibios significa semplicemente "vita su due piani", da amphi "su due lati" e bios "vita".
La parola era spesso applicata nell'antichità a quegli uomini che , sebbene conservassero ancora una forma umana, si erano resi quasi divini attraverso la conoscenza che possedevano, e che vivevano sia nelle regioni spirituali supersensorie, che sulla terra.
Oannes è fievolmente riflesso in Giona ed anche in Giovanni, il Precursore, entrambi collegati al Pesce ed all'Acqua. Il Dio della Saggezza e della Profondità che, secondo Hibbert, si identificava con il Babilonese Ea, colui che insegnò ai Babilonesi l'arte della scrittura. È simile a Matsya, che per gli Indù è il pesce Avatara di Vishnu.

Una interpretazione della figura del Nommo nella Cultura Africana

 

La cultura africana è permeata ancora oggi dalla figura primordiale dei Nommo che rappresentano delle entità superiori che vengono invocate come noi invochiamo i nostri Dei. Queste figure o entità si ritrovano soprattutto in zone interne dell’Africa ancora non raggiunte dalle conversioni monoteiste islamiche o cristiane. S
pesso anche persone che professano pubblicamente tali religioni monoteiste quando hanno veramente bisogno di un aiuto soprannaturale si rivolgono ancora al Santone o Sacerdote del Villaggio per invocare i Nommo, signori dell’Universo, dispensatori di ogni bene. Tali manifestazioni non sono pubblicamente confessate, dato che le religioni monoteiste sono diventate ormai da 40 anni religioni di stato imposte.
Il Nommo può essere anche una figura singola o astratta e considerato custode dei valori spirituali di ogni creatura vivente e donatore di vita. Il Nommo, nell'area del Rwanda non è stato materializzato in un oggetto di culto (animale o vegetale o inerte) ma conserva la sua potenza creatrice, che viene data in esercizio al solo Muntu, vero artefice di tutto. Il Nommo può essere considerato l'essenza divina riversata nell'uomo.
Mentre il Dio supremo esiste ed è considerato irraggiungibile, ci sono una serie di divinità minori, di spiriti, gli stessi antenati, e anche viventi visibilmente dotati di poteri non comuni (stregoni, guaritori, saggi), che vengono elevati a ranghi superiori ed hanno la capacità di infondere, in modo particolareggiato, il Nommo all'uomo.
Il culto dei Nommo si è propagato per millenni mantenendo intatti i suoi valori originari poiché la cultura africana ha usato l’oralità come mezzo di trasmissione dei suoi valori fondamentali. Ogni Sacerdote del villaggio ha trasmesso al Sacerdote che lo avrebbe sostituito alla sua morte solo oralmente le sue conoscenze, mascherate nei riti religiosi. In questo modo è stata preservata la verità originaria anche dopo millenni. In altre parole la trasmissione tramite la scrittura può essere manomessa da eventuali istituzioni per proprio tornaconto alterando i concetti originari come è successo per la nostra cultura cosiddetta occidentale.
In Africa permangono invece, per ora, ancora antichissime tradizioni o riti che si ricollegano forse ad avvenimenti avvenuti diverse migliaia di anni fa e che ci possono ricondurre alla prima civilizzazione dell’umanità.
Per questo motivo penso sia interessante conoscere più a fondo il significato nascosto della figura dei Nommo , le sue rappresentazioni e prerogative.

Una possibile spiegazione è quella riportata nel libro di R. Temple Il Mistero di Sirio ed PIEMME. In questo libro vengono riportate le straordinarie conoscenze astronomiche che la popolazione dei Dogon, nel Mali, ha tramandato da millenni.
Essi conoscono che il sistema stellare di Sirio è formato in effetti da tre stelle: Sirio A, Sirio B, e Sirio C . La prima visibile ad occhio nudo, la seconda, poco visibile e solo con un potente telescopio e la terza, Sirio C completamente invisibile e scoperta solo recentemente nel 1995 da astronomi francesi Benest e Duvent mediante studi sulle perturbazioni stellari. Quindi questi studi hanno confermato le conoscenze dei Dogon riportate da Temple nel 1976, e accolte allora da diversi "accademici" con molto scetticismo.
Questa clamorosa conferma ha reso anche verosimile tutte le altre conoscenze astronomiche che i Dogon conoscono. Ma la cosa più sorprendente è la spiegazione che i Dogon danno alle loro avanzate conoscenze astronomiche dicendo semplicemente che sono state rivelate a loro dai Nommo che sono discesi sulla Terra per civilizzarla. Questi Nommo provenivano dal sistema Siro e sono descritti dai Dogon come esseri anfibi e rappresentati come Pesci. Questa rappresentazione di antiche divinità come esseri anfibi le ritroviamo in tutte le antiche civiltà del mediterraneo e anche in Asia.
Cronologicamente la più antica descrizione di entità superiori mezzo uomo e mezzo pesce appare nella civiltà Babilonese e descritta da Berosso, noto storico del Tempo di Alessandro Magno, che definiva questi esseri anfibi Annedoti (che significa ripugnanti) e che avevano portato le prime conoscenze per sviluppare una civiltà. Il supremo rappresentante di questi esseri anfibi si chiamava Oannes, raffigurato in numerosi monumenti tuttora conservati in vari musei.
Ricordiamoci che anche i Filistei adoravano una divinità chiamata Dagon e rappresentata come un Pesce. Anche i primi cristiani rappresentavano il loro Dio con il simbolo del Pesce.
Quindi si può dedurre che i Dogon e anche le altre popolazioni africane menzionate provenivano da queste antiche culture del Mediterraneo e che hanno mantenuto finora conoscenze che nelle altre civiltà sono scomparse probabilmente cancellate da istituzioni che preferivano non conservare queste vere origini.

Ma le rappresentazioni dei Nommo come Pesci si ritrovano anche in altre zone dell’Africa. Si ritrovano in villaggi all’interno del Ghana ed in queste zone queste entità anfibie sono descritte come entità femminili e rappresentate come Sirene.
Ritroviamo queste rappresentazioni anche in alcuni villaggi all'interno del Ruanda che si trova molto distante dal Ghana e dal Mali per cui si può supporre che anche le conoscenze collegate ai Nommo si possono ritrovare in tutte quelle zone dell’Africa dove la cultura occidentale non ha manomesso ancora le culture locali basate sulla tradizione orale.
Molto probabilmente solo i Santoni o Sacerdoti di sperduti villaggi mantengono segrete queste loro conoscenze occultate nei loro riti e tramandati solo ai loro adepti più fidati per osservare il dovere della segretezza e probabilmente non immaginando quanto possa essere importante per molti di noi conoscere le Vere nostre origini e buttare tutte le falsità che ci hanno volutamente fatto credere.
Penso che una più attenta analisi di queste culture possa aiutarci a svelare il mistero della nostra esistenza e prepararci ad una nuova era di Verità.

 

G. Baccolini
Dicembre 01

Fonti
http://members.xoom.it/enrico_p/introduzione.htm
http://www.oannes.com/

 


     

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