Ciao nonna, ti penso.
Ti vedo camminare con la tua eleganza che perfettamente si
abbina a questa cittą, a questi vicoli, a questo fascino. Ti
vedo arrivare da via del Corso fino a Piazza del popolo,
prendere un caffč da Canova e fumare la tua Marlboro rossa
mentre ti perdi tra la bellezza di questo luogo e mentre i
turisti si stupiscono di tutta questa storia, di tutta questa
meraviglia.
Chissą cosa pensavi mentre ammiravi tanta bellezza, chissą se
anche tu sognavi un po’. Chissą se ti meravigliavi anche tu.
Come me adesso. Nel silenzio di una mattina quasi primaverile,
quando Roma ancora un po’ dorme, ad ammirare l’eternitą e a
chiedermi come sia possibile che sia concesso ai nostri occhi
poter guardare tutto questo e vivere un luogo che ha visto
nascere la storia.
Mi perdo un po’ tra la risata di un bambino che corre e un
tassista che si lamenta del traffico. E penso a quanto vorrei
poter condividere con te un caffč e una sigaretta. Magari mi
avresti regalato un altro dei tuoi racconti di vita, dei tuoi
giorni romani e avremmo condiviso il nostro posto preferito in
questa cittą.
Ti avrei raccontato di questi mesi, di questa vita che corre e
che non si stanca mai di sorprendermi. E tu mi avresti donato un
po’ della tua infinita forza e del tuo coraggio.
Chissą se mi senti adesso mentre ti penso, che quando finisce il
tempo su questa terra, torniamo ad essere universo, particelle
che si muovono in dimensioni senza tempo e che ci vengono a
trovare continuamente. Magari senti un po’ dei miei pensieri o
forse ti domandi se sono diventata la donna che ti immaginavi.
No nonna, non sono riuscita a diventare una signorina composta,
ma tengo sempre un rossetto in borsa.
Perché qui, nonna, certe cose sono cambiate, ma altre non
cambiano mai.