www.colapisci.itL'uomo che diventa pesce per necessità o per scelta

Appello al WWF 


'u galatotu

La TV non era ancora stata inventata e Quark non esisteva, ed io mi ricordo che da piccolo, sulle spiagge del litorale dello Stretto, assieme ad altri coetanei, passavo parte del mio tempo libero ad osservare, affascinato, le goffe manovre di una coppia di animaletti neri che ormai purtroppo non si vedono più.
Si trattava dello scarabeo coprofago, un grande lavoratore che prima trasformava in perfette sfere gli escrementi che trovava abbandonati ed abbondanti sulla spiaggia, e poi, non disponendo di altri mezzi di locomozione se non delle proprie zampe, tentava di trascinare le sfere che sotterrava infine in un posto sicuro in modo da poterle utilizzare come riserva alimentare in tempi di magra.

Lo scarabeo lavorava sempre in coppia e la coppia utilizzava stranamente la coppia (doppia ripetizione inevitabile) di zampe posteriori per far rotolare le palline, forse per tenere lontano il naso, vista la natura del trasporto.
Le palline poi si andavano ricoprendo di sabbia ed assumevano l’aspetto di polpette impanate.
I movimenti non erano sincronizzati per niente, anzi erano abbastanza ridicoli, e noi bambini ci divertivamo cinicamente a modificare i loro percorsi ed a renderli più scabrosi, incuranti dell’alacre lavoro delle due povere creature.
L’abbondanza della materia prima, oggetto del loro lavoro, era dovuta al fatto che poche case erano fornite dei necessari servizi igienici, per cui era invalso l’uso poco ortodosso di evacuare direttamente sulle spiagge inquinandole indecorosamente.
Madre Natura però prendeva i suoi provvedimenti mandando quegli strani operatori ecologici che disinquinavano in modo efficace.

L’immediato dopoguerra vide l’auspicata ricostruzione economica del Paese e le case pian piano furono dotate dei servizi igienici.
Il pescatore ed il contadino ebbero così i loro conforts e nessuno si preoccupò della inevitabile fine del nostro scarabeo.
L’uomo con le sue fogne spostò, sempre indecorosamente, l’inquinamento dalla terra al mare e venne a mancare così, tristemente, quel formicolio di palline che animava le spiagge di una volta.

Non è giusto permettere l’estinzione di una qualsiasi specie animale, anche la più schifosa, non fosse altro che per il fatto che ognuna di loro appartiene a questo meraviglioso Creato, e poi, in questo caso il rimedio ci sarebbe, perché la materia prima necessaria alla sopravvivenza non manca, anzi è in sovrabbondanza.
Per esempio basterebbe portare le ultime coppie superstiti di scarabeo coprofago nel mio ambiente di lavoro, dove potrei segnalare quanti, con un pizzico di onestà, dovrebbero offrirsi volontari per dar luogo a tonnellate di palline rotolanti. Almeno così servirebbero a qualcosa!

Uccio, 'u galatotu

 

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