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Il re pesce

Glauco e Scilla
Cera una volta un pescatore al
quale, durante una tranquilla giornata di pesca, capitò di tirare su un grosso pesce nella rete, che lo apostrofò
cosi:
- Ti prego, lasciami libero. Se lo farai, avrai la
possibilità di diventare il pescatore più fortunato del mondo. Te lo prometto.
Luomo lo accontentò e da quel giorno fece delle pescate così
grosse da non crederci.
Un giorno, il pesce che era stato liberato si ripresentò al
pescatore e gli chiese:
- Vuoi concedermi la mano di tua figlia?
- Per me va bene. Se è daccordo anche lei, domani te la porto.
- Se lei vuole, portala sulla spiaggia. Poi ci
penserò io.
La ragazza accettò è il giorno dopo si presentò allappuntamento.
Il pesce la prese con la bocca e la portò, tenendola a pelo dacqua, in un
lussuosissimo palazzo sottomarino, pieno di ogni ben di Dio. Ma questo non le bastava.
La
ragazza, infatti, dopo pochi giorni cominciò a soffrire di solitudine e aveva nostalgia
della compagnia umana.
Cera da capirla: si era ritrovata da un giorno allaltro
in un palazzo in mezzo al mare, sola, senza nessun essere umano intorno, neanche una
cameriera con cui scambiare due parole; il marito tornava la sera e ripartiva la mattina
presto.
Fu per questo che chiese al pesce il permesso di far venire a palazzo la sorella.
- Daccordo, domani andrò a prenderla -
rispose il marito.
Tornò dal pescatore, gli chiese se gli dava il permesso di portare
laltra figlia con se e luomo accettò, a patto che la ragazza avesse voluto.
Quella acconsentì e viaggiò come la sorella nella bocca del pesce. Figuratevi le feste
che si fecero quando sincontrarono! Dopo qualche giorno, la sorella minore disse
allaltra:
- Ma, dimmi, hai sposato un pesce o un uomo?
- Non lo so, perchè arriva sempre di notte e al buio non riesco a
vederlo.
- Ma lo vuoi scoprire?
- In che modo?
- Mettiamo una candela dentro una pigna, così lui non se ne accorge
Così fecero e infatti riuscirono a scorgerlo mentre dormiva. Che
sorpresa! Non era un pesce, come credevano, ma un giovane tanto bello da rimanere
incantati. La moglie esultò davanti a quella meraviglia, anche perchè si rassicurò che
il bambino che stava aspettando sarebbe stato un cristiano. Ma con quei rumori, il giovane
si svegliò e, stupito di trovarle li, chiese loro come avevano potuto vederlo. La cognata
gli spiegò ogni cosa, ma lui si arrabbiò moltissimo e le urlo:
- Preparati ad andartene. Domani mattina ti riporterò da tuo padre.
La moglie però non riusciva a rassegnarsi a quella opprimente solitudine
e ricominciò a lamentarsi. Il marito allora, per distrarla, la portò davanti a una
finestra a cui non si era mai affacciata e le disse:
- Vedi quelle case laggiù sulla spiaggia, vicino a quel grande palazzo?
Adesso ti accompagno là e se non ti troverò, quando tornerò a prenderti, vorrà dire
che sei rimasta al palazzo dei miei genitori, il re e la regina. E da tanto che mi cercano
e che ti vogliono conoscere, ma loro non sanno che lincantesimo di una strega mi ha trasformato
in un pesce.

Così fu e sulla spiaggia la ragazza cominciò a camminare, fermandosi
ogni tanto a chiacchierare.
- Che cosa stai tessendo? - chiese a una donna.
- Faccio le fasce per il nipote del re, quando nascerà
- E tu?
- Tesso i lenzuoli per il nipote del re, quando nascerà
- E tu? - chiese a un falegname che lavorava davanti alla
bottega.
- Preparo la culla per il nipote del re, quando nascerà
- Dove abita il re?
- In quel palazzo insieme alla regina. Ma suo figlio e la moglie sono
scomparsi e nessuno sa dove siano.
- E allora perché fate tutte queste cose?
- Lavoriamo perché un giorno o laltro qualcuno riuscirà a
trovarli. Il re ha promesso una grossa ricompensa e molte persone sono in giro in tutto il
mondo a cercarli
Giunta a palazzo, la ragazza, stanca e affamata, chiese al re un po
di elemosina, ma quello si girò dallaltra parte perchè non aveva capito o perché
non voleva darle nulla. La ragazza si sentì offesa e quando i servi, impietositi, le
portarono un piatto di minestra e uno di carne, lei rifiutò tutto e rimandò i piatti in cucina.
- Maestà riferirono i servi al padrone sa cosa
è successo? Abbiamo offerto un piatto di minestra e uno di carne alla donna e lei non li
ha accettati. Che donna superba!
- Cacciatela via! - fu la risposta del re.
I servi stavano per ubbidire, quando videro la donna che si contorceva per
le doglie del parto. Corsero dal re.
- Maestà, ma quella donna sta per partorire!
- Portatela a letto e chiamate un dottore.
Così fu e nacque un bel bambino.
La ragazza aveva bisogno ancora di aiuto
e tutti furono daccordo a tenerla li per assisterla. Ogni tanto la regina le
chiedeva:
- Ma tuo marito dové? Perché non lo chiami?.
La ragazza trovava sempre una nuova scusa, tanto che cominciavano a
considerarla una donna poco seria. Intanto il marito, tornato sulla spiaggia, capì che la
ragazza si era fermata a palazzo e decise di andare a trovarla, passando attraverso una
porta segreta che solo lui conosceva. Immaginatevi la sua felicità nel vedere quel
bambino bello e robusto, con i capelli neri e ricci! Rimase con loro tutta la notte, ma
allalba dovette andare via.
La sera stessa ritornò e, poiché vicino al letto della moglie cera una lampada, disse:
- Buonasera, bella lampada e buona notte moglie mia, come stanno il re e la regina?
La moglie rispose:
Se i galli non cantassero
e le campane non suonassero,
se la regina sapesse tutto,
che ne sarebbe di me?

Mosaico greco 25500 ac
La sera dopo i due ripeterono le stesse parole e così quellaltra e
laltra ancora. A un certo punto i servi cominciarono a insospettirsi, sentendo
chiacchierare nella stanza e per questo motivo si misero a spiare attraverso la porta; poi
decisero di riferire tutto al re, anche perché, se si fosse scoperto che qualcuno poteva
entrare nel palazzo, avrebbero passato guai seri.
Raccontarono tutto al sovrano, che li ascoltò con attenzione, poi chiese:
- Ma da dove entra quelluomo? Significa che voi la sera non chiudete
bene il portone e perciò meritate di essere cacciati. Via, andatevene tutti.
- Maestà, ma noi ogni sera chiudiamo a chiave le porte e il cancello allAvemaria..
- Beh, stasera controllerò di persona. Se mi avete mentito, vi farò tagliare la testa.
- Se non diciamo la verità, tagliatecela pure.
Appena suonò lAvemaria, il re fece il giro di tutto il palazzo e
controllò ogni porta e ogni cancello. Tutto era in ordine. Non rimaneva altro che stare a
vedere se qualcuno apriva il portone di notte. Ma questo non successe. Perciò, portando
con se le chiavi, il re si ritirò nei suoi appartamenti, dopo aver ordinato ai servi di
chiamarlo non appena avessero sentito parlare.
- Se riuscite a prenderlo, vi darò un grosso premio - concluse il re e se ne andò.
I servi cominciarono a parlare tra loro.
- Avaro comè il re, non ci pagherà di certo. Ma noi lo dobbiamo
costringere! Sapete cosa possiamo fare? Appena quello comincerà a parlare, noi sfonderemo
la porta ed entreremo; poi lo acchiapperemo e lo trascineremo legato davanti al re.
- No, non possiamo toccarlo! Dobbiamo solo chiamare il re, quando sentiamo
parlare e poi se la veda lui con quel tipo che non si sa da dove entra. Intanto staremo
pronti a intervenire con dei bastoni, in caso di bisogno.
Passarono le ore. Finalmente, a mezzanotte, eccolo arrivare. I servi
chiamarono il re.
- Presto! Presto che lo prende! - gli gridarono.
Il re, con la spada sguainata, sfondò la porta e si trovò di fronte un
grosso pesce che cercava di scappare.
Ma nel parapiglia la punta della sciabola colpì il
pesce, che cominciò a sanguinare dalla ferita.
Appena il sangue toccò il pavimento, il
pesce si trasformò in un bellissimo giovane.
Il re lo guardò sorpreso e lo riconobbe subito: era suo figlio, che
cercava da tanto tempo. Scoppiò a piangere perché solo allora capì che il giovane era
stato vittima di un incantesimo e che, ferendolo, inavvertitamente aveva annullato il
sortilegio. Il re volle sapere da che parte passava e il figlio gli indicò una porticina
nascosta. I servi allora ricevettero il premio promesso e si fecero grandi festeggiamenti.
Il bambino fu battezzato "il figlio del re pesce"
e come padrino e madrina furono scelti il povero pescatore e la figlia minore, che da quel
momento vissero a corte insieme agli sposi, al re e alla regina.


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