Cola PesceColapisci: l'uomo che diventa pesce per necessità o per sceltaI ricordi di Cola: Fatti leggendari

Cariddi
Gorghi nello Stretto

Stretto di Messina

Tra Punta Pezzo in Calabria e Capo Peloro o Capo Faro in Sicilia la soglia sottomarina s'innalza fino a raggiungere i cento metri sotto il livello del mare. Accade che quando nel mar Tirreno, a nord, c'è alta marea, a sud della soglia, nel mare Ionio, c'è bassa marea e viceversa. Questo continuo alternarsi di basse ed alte maree, origina alterni flussi e riflussi d'acque dall'uno all'altro mare che generano maree dal dislivello medio di 15-20 cm., con punte massime anche di 50 cm., in un ciclo completo di 24 ore e 50 minuti.
Si creano così violenti spostamenti di masse d'acqua in senso orizzontale e rapide emersioni di acque profonde, che creano estesi e vorticosi gorghi detti refoli (garofuli), mitologicamente identificabili nei mostri di Scilla e Cariddi.

La rema montante, ovvero la corrente di flusso che dal mare Ionio va al mar Tirreno, inizia nello Stretto circa due ore prima del passaggio della luna sul meridiano di Messina, corre ad una velocità di circa 9 km. all'ora ed ha una durata media di circa 6 ore. Il riflusso o rema discendente inizia una lenta discesa verso il mare Ionio 4 ore prima di tale passaggio e genera una corrente di circa 156 mt. al minuto.

 "Tanto durante il dominio dell'una o dell'altra di queste correnti, si generano lungo le due rive dello Stretto due contro correnti secondarie che formano nei seni lungo le coste predette alcuni piccoli gorghi; tre gorghi principali, veri vortici, si producono lungo lo Stretto; l'uno presso la Lanterna di Messina ove si incontrano la corrente principale con la controcorrente che esce dal porto e la controcorrente costiera; altro vortice si forma alla Punta Pezzo in Calabria ove la corrente dominante è obblígata a ripiegare per la configurazione dello Stretto e quindi a far resistenza alla controcorrente lítoranea; un terzo vortice si forma presso la spiaggia di Ganzirri ed è di minore importanza degli altri".

Lo stretto di Messina - Tra Cariddi e Scilla

Di questo fenomeno naturale parla anche lbn Gùbayr nel suo libro "Viaggio in Sicilia, ecc." (1183-1185), così descrive il suo naufragio avvenuto nelle acque dello Stretto di Messina:
"In questo Stretto, il quale giace tra la Terra grande e l'isola di Sicilia, la distanza fra le due coste è ridotta a sei miglia, e nel punto più breve a tre. Il mare si precipita furioso in questo passo angusto come la fiumana di al-'Arím, e bolle come una caldaia, tanta è la veemenza della pressione e della spinta. Molto difficile riesce alle navi il traversarlo..."'.
Allora la nave di Gùbayr, è utile ricordarlo, urtò con la chiglia contro la costa ed affondò. I naufraghi furono salvati dalle barche paesane, subito accorse.

Nel linguaggio popolare Cariddi cambiò nome e divenne "u Galofuru o u Calofuru" per la somiglianza del suo ribollire e dello spumeggiare delle sue crestine d'onda con la corolla a petali di un garofano.
Di parere contrario è lo Spallanzani il quale, nella descrizione di un suo viaggio nel centro di Cariddi, sostiene che il gorgo
"dai paesani è chiamato Calofaro" non già dal ribollimento delle onde ma da "Kalos e Pharos", cioè "bella torre, per esister Cariddi presso la Lanterna".
Ed ecco la descrizione che egli ne fa.
"La barca che mi ci conduceva, era corredata da quattro sperimentatissimi marinai, che all'accorgersi che dentro io vi entrava con qualche ribrezzo, m'incoraggiarono, e mi promisero di farmi da vicinissimo vedere il Calofaro, anzi di menarmici sopra, senza che avessi nulla a temere. Osservato dal lido, mi appariva in sembianza d'un gruppo d'acque tumultuanti, e a mano a mano che mi ci appressava, il gruppo diveniva più esteso, più agitato, più eminente. Fui condotto fino ai lembi, ove alquanto mi arrestai per farvi sopra i dovuti esami. Scopersi allora senza ombra di dubbio non esser questo altrimenti un vortice. Insegnan gl'ídrologi che per vortice nell'acqua corrente s'intende quel corso in giro che ella prende in certe circostanze, e che questo corso o rivoluzione genera nel mezzo una cava conoide capovolta, più o meno profonda, la cui base all'íntorno colmeggia, e le interne pareti girano a spira. Ma niente di questo ravvisai nel Calofaro. Era esso circoscritto da un giro circolare, tutto al più di cento piedi: ed entro quei limití non eravi cavo di sorta, non moto vertiginoso, ma un incessante ribollimento di acque agitate, che ascendevano, discendevano, si urtavano, si respignevano. Questi irregolari movimenti, però, eran placidi in guisa, che non vi era a paventar di nulla nell'andarvi sopra, siccome feci. Solamente per la continua agitazione barcollava il mio picciol legno, e conveniva far uso indefesso de' remi, perchè stesse ritto, né spinto fosse fuori dal Calofaro. Alcuni corpi da me lasciativi dentro cadere, se erano specifícatamente più gravi dell'acqua, vi si attuffavano, né più ricomparivano: se più leggieri, restavano a galla, ma d'indi a poco l'agitamento dell'acqua gli spingea fuor di quel giro. Quantunque da queste osservazioni convinto io fossi, che sotto al calofaro non si apriva alcun baratro o voragine, concíossíacché allora vi dovesse essere un vortice atto ad ingojare i galleggianti, pur m'invaghj di rintracciarne il fondo con lo scan aglio, e trovai che la maggiore s a profondità non oltrepassava li 500 piedi: di più con meraviglia appresi, che al di là del calofaro, verso il mezzo dello Stretto, la profondità ne è doppia..."'.

 

Leggi per intero in
Miti e leggende di Sicilia
di S
alvino Greco
Dario Flaccovio Editore

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