Cola PesceColapisci: l'uomo che diventa pesce per necessità o per sceltaI ricordi di Colapesce: Fatti di cuore

Il principe pesce

Galati Marina - Pescatori - Foto Steno

Tra i pesci che un vecchio pescatore aveva portato al cuoco del re, ce n’era uno azzurro, molto grazioso, che guizzava vivacemente come se fosse ancora nell’acqua.
Una serva notò il leggiadro animaluccio e volle sottrarlo alla morte, mettendolo in un vasetto di vetro colmo d’acqua.
La giovane moglie del re capitò, per caso, in cucina. Vide il pesce, ne osservò l’eleganza, la tinta luminosa, il contegno vispo, e fece portare il vasetto nella sua camera. Poiché non aveva figli, provò presto, per la bestiola, una tenerezza materna. Il pesce cresceva a vista d’occhio.
Dopo un po’ di tempo, fu necessario metterlo in un vaso più grande. Anche questo secondo recipiente, per lo straordinario sviluppo della bestiola, fu sostituito con un terzo più alto e più largo. Poiché la singolarissima crescita non si arrestava, la sultana fece fare, nel parco, una grande vasca e ordinò che il pesce venisse immerso nell’acqua limpida e profonda.
Lei stessa, due volte al giorno, portava il riso cotto al suo beniamino. Quest’ultimo, cresci e cresci, diventò addirittura mostruoso. Perdette anche la primitiva vivacità e la gioia.

- Mi sembri triste. Che hai? – gli disse un giorno la dama amorevole.

- La solitudine mi opprime. Vorrei una moglie bella e buona che mi facesse un po’ di compagnia.

La sultana mandò i suoi servi per tutto il regno in cerca di una fanciulla disposta ad accettare come marito il pesce mostruoso.
Le fanciulle, persino le più povere, rifiutavano le bizzarre nozze. Non le allettavano le promesse di un alloggio principesco, di vesti e di gioie splendide.
Anche i genitori delle giovani donne condividevano la ripugnanza delle figlie:

– Meglio mangiar cipolle in una catapecchia che mangiar manicaretti a fianco di una bestia cosi orribile.

Abitava, in un certo paese, una donna perfida.
Costei aveva sposato un vedovo, la cui figlia, di nome Casla, era bellissima, buona e gentile. La figlia della megera, invece, non possedeva che difettacci: brutta, maligna, sgarbata. Una peste, insomma.
La strega, non c’è da stupirsene, odiava Casla, che con le sue virtù fisiche e morali faceva sfigurare la sua orribile sorellastra. I messi della sultana capitarono in casa di costei un giorno in cui il marito era assente. La strega, quando udì la richiesta, non riuscì a nascondere la sua gioia. Poteva, finalmente, liberar la sua creatura da una temibilissima rivale.

Chiamò la figliastra:
- Corri al fiume e lava la tua biancheria. Sbrigati, poiché questi gentiluomini ti devono accompagnare alla reggia dove sposerai il pesce-mostro.

La povera fanciulla, conoscendo il carattere aspro e autoritario della matrigna, ubbidì senza una protesta. Quando fu sola sulla sponda del fiume, scoppiò in lacrime.
Un vecchio rospo, che aveva la tana nelle vicinanze, udì i suoi singhiozzi e pietosamente si avvicinò alla giovinetta.
- Vuoi confidarmi il motivo del tuo dolore? – le disse.

- Devo sposare il pesce-mostro.

- Non preoccuparti. Il pesce-mostro é un principe trasformato in bestia da un mago malvagio. Ecco: ti offro tre sassolini. Quando il brutto animale affiorerà sull’acqua, tu getterai uno di questi sassolini nella sua grande bocca e non potrà capitarti nessun male. Fai il possibile per non addormentarti. Se il mostro ti sorprende nel sonno, potrebbe anche ucciderti.

Il rospo disparve, e la fanciulla, un poco più calma, provvide a lavare i panni. Si recò poi nella casuccia in cui l’aspettavano la matrigna e i messi della regina. La strega l’accolse con una risata di scherno:
Sono pronti i tuoi stracci? Benissimo. Preparati il fagottello e recati dal tuo bellissimo sposo

- Non c’è bisogno di fagottello – dissero i gentiluomini. La tua figliastra troverà, nella reggia, tutto ciò che desidera.

Nel parco reale, a fianco della vasca in cui viveva il pesce-mostro, la regina aveva fatto costruire uno splendido alloggio di avorio per la moglie dell’amatissimo animale.
Quando Casla giunse alla reggia, ebbe accoglienze molto affettuose. La moglie del re restò incantata per la sua grazia e per la sua bellezza, e fu lei stessa che l’accompagnò nell’elegante padiglione del parco.

- Tutto ciò che vedi, cara figlia, ti appartiene. Troverai scrigni colmi di gioie, armadi pieni di vesti, casse con biancheria finissima. Troverai pizzi, profumi, veli e nastri. Se sonerai il campanello d’argento che vedi su quella mensola di madreperla, i servi accorreranno a portarti cibi raffinati e dolci bevande. Adesso vado. Fra poco, il pesce tuo sposo salirà alla superficie dell’acqua per far la tua conoscenza. È meglio che a questo primo incontro non assistano terze persone.

Casla restò sola.
Le cose splendide che la circondavano le fecero dimenticare il mostro. Indossò un abito di raso azzurro, infilò i piedini bianchi come la neve in un paio di scarpette ornate con brillanti e perle, posò sui capelli nerissimi e lucidi un diadema di zaffiri. Corse, poi, sull’orlo della vasca per contemplare la sua immagine riflessa nell’acqua. Invece della sua personcina graziosa, vide, con sgomento, la testa orribile, la bocca spalancata del pesce. Tremando di paura, gettò nelle fauci dell’animale uno dei sassolini del rospo. Il mostro, soffiando come un mantice, disparve.
Dopo poco, ritornò a galla. Casla, scagliandogli in bocca un secondo sassolino, lo obbligò di nuovo a sprofondar nell’acqua.

"Speriamo"
pensò la giovinetta "che la bestia diabolica non si faccia più vedere".

Dopo un poco, la lucida superficie della vasca ebbe un fremito, poi si sconvolse in onde e in mulinelli, spumeggiò e urlò come se fosse stata investita da un turbine, e in quel liquido scompiglio riapparve la testa spaventosa del pesce. La fanciulla, colma di terrore, gettò il terzo sassolino nella bocca aperta. Uno schianto la obbligò subito a chiudere gli occhi.
Le parve di cadere in un abisso e si accasciò, più morta che viva, sull’orlo della vasca. Udì, a un tratto, una dolce e armoniosissima voce di un uomo giovane.
- Coraggio, piccola Casla. Vedi? I provvidi sassolini hanno spezzato il malvagio incantesimo. Sono il principe Segul, ti amo e desidero sposarti. Senza il tuo soccorso, sarei rimasto per molto tempo ancora, forse per sempre, lo spaventevole pesce-mostro.

Parlava un giovane bellissimo, molto elegante e gentile. Casla lo contemplava con maraviglia e con ammirazione.
- Vuoi diventar mia moglie, dunque?

Il principe aiutò la leggiadra ragazza, che stava accoccolata sul margine della vasca, ad alzarsi.
- Mi ami, dunque?

- Ti amo, ti amo.

I due giovani si recarono dalla sultana, per rivelarle il prodigio e annunziarle la loro risoluzione di unirsi subito in matrimonio.
Le nozze ebbero luogo il giorno dopo, con grande pompa. Subito Segul condusse la dolce mogliettina nel regno di suo padre, il sultano Badili.
In un palazzo di cristallo, tra fiori, gemme, rasi, mobili e oggetti preziosissimi, i due colombi vissero, per lunghi anni, una vita felice.

Quando la perfida matrigna e la sua figliuola conobbero la fortunatissima sorte toccata a Cassa, morirono d’invidia.

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