Il borgo Ringo si trova, fin dalla fine del XVI secolo, all'estremo
limite settentrionale della Messina storica.
La Chiesa del Ringo, costruita nel 1598 e situata tra la sabbia sottile del viale e l’azzurro
inquieto dello Stretto, non domina, non si impone, non pretende.
É un rifugio discreto, un punto fermo nel tremito della
cittá, una mano che resta tesa quando tutto vacilla,
una luce che non abbaglia ma accompagna.
Ogni sua pietra porta il sale addosso, come la pelle dei pescatori che per secoli l’hanno sfiorata passando all’alba, con le
reti ancora umide e gli occhi pieni di sonno.
La chiesa, rinnovata dopo il terremoto del 1783, presenta una facciata piccola ma piuttosto decorata con il bel portale, i
capitelli corinzi sopra le paraste e le due nicchie ai lati dell'ingresso al cui interno vi sono le statue di Gesù e della Madonna.
Entrambe le statue poggiano su mensoloni sorretti da due teste di puttini alati
e presentano ciascuna una mano forata, idonee a tenere delle lampade
ad olio che servivano come punto di riferimento ai marinai.
L'interno è composto da un'unica navata con un grande altare settecentesco e due
piú piccoli ai lati. Ai lati dell'altare maggiore si trovano, appesi in alto, due armadi contenenti reliquari.
Lungo l'unica navata si possono ammirare un quadro di Gesù e Maria ai lati della
croce di un anonimo del '600, una tela secentesca della Madonna del Buonviaggio attribuito
a G. Comandé con una veduta di Messina dal mare, un S. Antonio da
Padova assegnato anch'esso al Comandé e una Madonna del Rosario di un anonimo del '700.
La Madonna del Buon Viaggio osserva con uno sguardo che non giudica e non chiede, accoglie sapendo tutto dei venti contrari, delle tempeste improvvise,
delle rotte che si perdono e di quelle che si ritrovano per miracolo.
C’é un momento in cui l'alba posa la sua luce sulla facciata divenendo carezza
infinita. Allora la chiesa sembra svegliarsi piano, stirare le sue linee antiche, ascoltare il mondo che ricomincia.
Il mare, davanti, mormora parole che nessuno vuol capire, ma che tutti riconoscono. Sono le
stesse che accompagnano le partenze, che consolano i ritorni.
Basta fermarsi un istante per sentire che il silenzio non é silenzio, é un respiro trattenuto,
è tempo
che non scorre allo stesso modo, é la memoria di passi lenti, di mani giunte, di promesse sussurrate.
Qui il passato non é passato, é come se fosse un’onda che torna, sempre uguale e sempre nuova.
Adattato da una pagina web Salvata nel secolo scorso