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Breve storia di Messina

 

 

Tenuto conto della mancanza di un entroterra, dell'affacciarsi immediato dei Monti Peloritani, si capisce come il destino di Messina sia sempre stato legato al suo ruolo sullo stretto.
Vari ritrovamenti sul territorio, risalgono all'età del bronzo, ma è solo con l'arrivo dei greci (740 ca.) che la città assume un ruolo marinaro.
Tucidide racconta che i primi fondatori sarebbero stati calcidesi provenienti da Cuma in Campania a cui più tardi si sarebbero aggiunti cittadini di Calcide.
Il primo nome della città è stato ZANCLE (DANKLE),  è di origine sicula e significa falce.  Vicino al punto in cui il porto comincia la sua curva, due viuzze sono intitolate ai mitici fondatori Periere e Cratemene.   
Sempre Calcidesi furono gli ecisti di Reggio da cui appare chiara l'intenzione di impadronirsi delle due sponde di uno dei passaggi più frequentati nei traffici fra oriente e occidente.
Più tardi nuovi coloni provenienti da Samo, spinti da Anassila tiranno di Reggio, si impadronirono della città ma fu lo stesso tiranno poi a scacciarli esercitando il suo potere su entrambe le sponde. Alla sua morte i messinesi riacquistarono la propria autonomia.
La prima distruzione totale della città avvenne nel 396 a.C. ad opera dei cartaginesi di Imilcone.
La nuova Messina nacque nello stesso anno grazie a Dionigi di Siracusa che ripopolò la città dello Stretto con circa 6000 coloni. Liberata dall'influenza siracusana da Timoleonte fu in seguito riconquistata da Agatocle e in seguito da un manipolo di mercenari, i Mamertini, che diedero una grossa svolta alla città. Questi infatti, in guerra con Ierone II di Siracusa, chiamarono in aiuto i Romani cominciando di fatto la prima guerra punica e consentendo la conquista dell'isola da parte di Roma. 
Nel 263 a.C. Messina diventava di fatto la prima città siciliana in mano a Roma. Il premio per la città dello stretto fu il riconoscimento, insieme alla sola Taormina, di "Città Alleata" con i conseguenti privilegi che comunque non le impedirono di subire un attacco della flotta di Pompeo, nel 49 a.C., mentre quella di Cesare si trovava nel porto. In questi stessi anni, nelle acque dello stretto, la flotta di Sesto Pompeo ottenne una strepitosa vittoria su quella di Ottaviano e, fuggito quest'ultimo, la città fu saccheggiata dalle truppe di Lepido. 
Messina, città federata di Roma mantenne tutto sommato condizioni di privilegio; ciò comunque non le impedì di cadere vittima della rapacità umana.
Si ha notizia di un Pretore, C. Catone che fu accusato dai Mamertini di furti e vessazioni e fu in seguito condannato per 1800 sesterzi.
 Anche Verre, rapace pretore contemporaneo di Cicerone venne accusato da questi, tra l'altro, di avere depredato i Messinesi, in particolare il Tempio di Ejo (in questa circostanza Cicerone definisce Messina "civitas maxima et locupletissima"). 
Si è molto discusso sul passaggio di San Paolo a Messina che pure fu certamente a Siracusa e a Reggio. Il naturale percorso farebbe propendere per il si, ciò comunque poco aggiungerebbe alla cristianità della città nella sua storia.
Con il passaggio dell'impero a Bisanzio operato da Costantino, Messina fu governata da magistrati locali detti Stratigoti.
A questo periodo si fa risalire una tradizione locale che vuole che durante l'assedio di Tessalonica ( ora Salonicco ) nel 407 d.C. in cui si trovava lo stesso imperatore Arcadio, i messinesi organizzarono una flotta che sotto la guida dello stratigò Metrodoro riuscì a liberare il sovrano. In riconoscenza Messina ottenne vari privilegi, tra cui quello di fregiarsi dello stemma dell'imperatore, l'attuale con croce d'oro su scudo rosso (storicamente tale privilegio non ha alcuna base, probabilmente fu costruito ad hoc sulla fine del '400)
A ricordo di questo episodio sull'odierno cancello del municipio di Messina si legge GRAN MIRCI che per alcuni ricorderebbe la frase fatta scolpire sul campanile di Santa Sofia a Costantinopoli da Arcadio ("Gran Mirci a Messina",  Assai grazie a Messina). Per altri tale frase sarebbe da riferire ai francesi riconoscenti per aver loro fornito navi e assistenza in occasione delle crociate o anche perchè, durante la guerra del Vespro, Messina fu l'unica città siciliana a risparmiare i francesi di Carlo d'Angiò. 
Il 476, con la caduta dell'impero romano d'occidente, fa cominciare per Messina una lunga serie di invasioni barbariche che venne interrotto con la dominazione bizantina che restituì dignità a Messina e al suo porto che riprese i contatti con l'Oriente; risale probabilmente a questo periodo l'introduzione del baco da seta.

Alla conquista araba della Sicilia, Messina capitolò tra le ultime nell'843; numerosi suoi cittadini inoltre si recarono nella vicina Rometta dove resistettero per oltre un secolo fino al 965. La capitale del thema di Sicilia, Siracusa, che era stata capitale dell'impero di Costantinopoli oltre che protometropoli dell'impero bizantino, era stata completamente distrutta dagli Arabi ed è Messina che da questo momento in poi ne sostituisce il ruolo divenendo il faro dei bizantini di Sicilia e anche della vicina Calabria.
Nella città dello Stretto fu organizzata la resistenza contro i Saraceni e infatti Messina restò in mano agli Arabi per poco tempo ancora.  Già nel 1037 Giorgio Maniace, con l'aiuto dei greci di Calabria e dei Normanni di Puglia, liberò gran parte della Sicilia Orientale avviando il processo che portò alla conquista dell'Isola da parte del conte Ruggero  e di Roberto "il guiscardo" nel 1061

La venuta dei Normanni, richiesta dagli stessi Messinesi riportava in auge la città.
In questo periodo venne edificato il Palazzo Reale, l'Arsenale, l'illustre monastero basiliano di San Salvatore, sull'estrema punta della Falce, divenuto presto un celebre centro di studi; venne inoltre potenziata la cinta muraria della città.
Questi privilegi per Messina seguirono anche negli anni successivi durante i quali, visto il preminente ruolo commerciale si trasferirono in città mercanti pisani, genovesi, amalfitani, armeni, greci ed ebrei, di cui si ha chiaro riscontro nella toponomastica urbana.
In questi anni il porto dello Stretto dovette spesso ospitare le flotte che si dirigevano in Terrasanta per le crociate.
Nel 1190, durante la sosta di due armate, quella di Filippo Augusto di Francia e quella inglese di Riccardo Cuordileone, quest'ultimo, sovrano tra i più sanguinari del medioevo, mise a ferro e fuoco la città massacrandone gli abitanti sotto la colpevole indifferenza del sovrano di Francia.
Tancredi, re di Sicilia e Calabria, timoroso di un attacco germanico da Nord, si accontentò di semplici scuse da parte di Inglesi e Francesi consentendone la partenza dopo un tale atto di banditismo.  Questo episodio rappresentò un forte crollo di prestigio del sovrano siciliano, soprattutto in previsione dell'imminente calata di Enrico VI e della sua armata imperiale.
Ancora in età sveva Messina consolida la sua condizione di privilegio con la concessione del porto franco da parte di Enrico VI e la conseguente libera importazione ed esportazione di merci. Questa condizione di floridezza economica porta all'espansione della città, del proprio tessuto urbano.
In questo periodo (1254) venne edificata la chiesa di San Francesco d'Assisi (ad attestare la presenza francescana in città), ritratta da Antonello e tuttora in parte ammirabile; nel 1296 si inaugura la fiera del S. Sepolcro, con la franchigia delle merci importate ed esportate, che si terrà ogni anno nel mese di aprile.
La dominazione angioina vide Messina inizialmente non aderire alle richieste di Palermo che per prima si era ribellata col famoso Vespro (1282); in seguito anche la città dello Stretto partecipò alla rivolta contro i Francesi.
A questo periodo sono da riferirsi leggendari episodi tuttora presenti nella memoria cittadina come quello di Dina e Clarenza. 
L'8 agosto 1282 Messina, assediata dalle truppe di Carlo d'Angiò, resisteva con tutti i suoi cittadini, nobili, plebe, artigiani, sacerdoti  e donne. Queste portavano "pietre e calcina" per tamponare le mura rovinate dagli arieti nemici. Dina e Clarenza, mentre erano di guardia al colle della Caperrina (oggi Montalto), videro le truppe francesi che tentavano di assalire di sorpresa i difensori. Con grande coraggio e tempismo le due eroine diedero l'allarme suonando le campane (è a ricordo di ciò che nel campanile del Duomo le statue raffiguranti le due donne suonano le campane) e scagliando pietre sui nemici.  Allertati i messinesi riuscirono a respingere l'attacco.
Nel frattempo Pietro d'Aragona, eletto re dal parlamento siciliano, si diresse in difesa di Messina. Il 26 settembre 1282, Carlo d'Angiò si ritirò dall'assedio.
Gli anni seguenti non portarono però la pace, furono diversi i tentativi degli Angioini per riconquistare il potere.
Seguirono poi tristi anni di lotte di successione tra gli stessi Aragona. Nonostante queste continue lotte, la città conosceva una notevole espansione urbanistica ed economica.
Nel 1347, Messina fu colpita da una terribile pestilenza, cantata dal Boccaccio, che ne bloccò notevolmente la crescita.
Esaurita con Martino II la discendenza degli Aragona, i Messinesi proposero ai Siciliani di riunirsi a Taormina per eleggere un proprio re, ma in questa circostanza purtroppo venne fuori l'antico spirito delle Poleis indipendenti in quanto le altre città siciliane, gelose del ruolo a cui aspirava Messina, fecero il possibile per avversarne il progetto. Così, mentre si consumavano crudeli lotte di gelosia, l'isola capitolava a Ferdinando di Castiglia nel 1412, che riconfermò a Messina i suoi antichi privilegi.  In questi anni essa è certamente la città più progredita della Sicilia.
In seguito il governo dell'isola venne affidato ai vicerè. Risalgono a questo periodo squallide manovre di predominio tra Palermo e Messina; superfluo sottolineare come da queste lotte traesse vantaggio la sola Spagna.  
 Ancora, in questa giostra di successioni, morto Alfonso il Magnanimo ed estinta la sua dinastia, il regno passò dapprima sotto Giovanni II e in seguito in mano a Ferdinando II, re di Spagna.
In una pubblicazione, "Inventari inediti dei secoli XV e XVI", E. Mauceri elenca tutta una serie di indumenti e manufatti che attestano come Messina fosse comunque rimasta al centro dei traffici commerciali del mediterraneo; solo con la caduta di Costantinopoli il commercio ne risente.
In questi anni l'attività principale rimane quella della seta, l'arsenale viene potenziato e nel 1473, grazie a Enrico Halding la prima tipografia viene fondata in città.
Nel 1516 con Carlo V , la Sicilia passa sotto la dominazione austriaca. Messina viene ancora fortificata come la gran parte delle città marittime del regno ma è ancora la sua posizione strategica a darle un ruolo preminente.
Nel 1535, la venuta dell'imperatore in città, al ritorno dalla vittoriosa battaglia di Tunisi, venne festeggiata con sontuosissime feste; fabbri, falegnami, pittori, ricamatrici, furono impegnati nella costruzione di straordinari apparati, nel restauro dei palazzi e ancora artisti come Polidoro da Caravaggio, scienziati come Francesco Maurolico , insomma tutte le classi sociali furono impegnate per lo straordinario evento.
Segue un periodo splendido per Messina. Inizia una frenetica attività edilizia in cui la città acquista un più spiccato assetto urbano. In questi anni sorgono la via Austria che collegava il palazzo Reale al Duomo, viene deviato il torrente Portalegni che per secoli aveva causato problemi alla città, dalla piazza del Duomo molto più a sud (ora T. Cannizzaro), il secolare monastero del SS. Salvatore viene trasferito a nord nell'area dell'attuale museo, al suo posto, sulla punta estrema della Falce, si edifica un poderoso forte che insieme al Gonzaga e al Castellaccio esercita un notevole controllo sulle coste e ancora in questi anni che il Senato cittadino convoca Giovannangelo Montorsoli che progetta la Lanterna che porta il suo nome (anche quest'opera, tra le poche sopravvissute al terremoto del 1908, non è fruibile dal pubblico), la fontana di Orione ( in piazza del Duomo) e la fontana del Nettuno tra Scilla e Cariddi (ora in Piazza Unità d'Italia).
Ancora nel 1571 nel porto della città si radunarono le navi della Cristianità che, al seguito di don Giovanni d'Austria, sconfissero i Turchi nella memorabile battaglia di Lepanto. Al suo ritorno. Messina lo accolse trionfalmente e negli anni seguenti ordinò allo scultore A. Calamech la costruzione di un monumento in suo onore tuttora esistente (p.za dei Catalani).  

 La sconfitta dei Turchi, facendo venir meno il pericolo delle incursioni, trasforma la fisionomia di Messina che abbandona il suo ruolo di città fortificata sostituendo la propria cinta muraria, prospiciente il porto, con la cosìddetta Palazzata, una lunga serie di eleganti palazzi a corona del porto, detta anche Teatro Marittimo. Il progetto fu affidato a diversi architetti, tra cui Simone Gullì, e i lavori iniziarono nel 1622.
Sono numerosissime le stampe, opera di artisti, viaggiatori, cartografi che ritraggono il "Teatro a Mare" ammaliati dalle sue linee armoniose.
Ad arrestare questa espansione ci pensarono in maniera crudele e sordida gli Spagnoli. Il trattato di Nimega aveva assegnato Messina a questi ultimi piuttosto che ai Francesi. Il vicerè, conte di S. Stefano, tolse alla città i privilegi che da quasi 5 sec. ne avevano caratterizzato la vita.    
I messinesi cacciarono lo stratigò Crispano e vietarono l'ingresso al vicerè Bajona costituendosi "libero stato", chiamarono inoltre in aiuto le truppe francesi che giunsero in città sul finire del 1674.
La rivoluzione antispagnola durò ben 4 anni finchè Luigi XIV re di Francia, avendo raggiunto un ottimo accordo con Carlo II di Spagna, abbandonò Messina al suo destino che fu in verità tristissimo. Fu colpito in particolare il patrimonio storico di Messina, la sua memoria storica con la sottrazione dei preziosi codici custoditi al SS. Salvatore oltre ai documenti che percorrevano secoli di privilegi. Fusa la campana del Duomo fu realizzata una statua equestre del re Carlo II e posta nella Piazza del Duomo nel luogo in cui sorgeva il palazzo senatorio, fatto abbattere su suo ordine. Infine, ulteriore atto infame, fu chiusa l'università.
A freno della cittadinanza fu edificata la formidabile fortezza-carcere nota come la Cittadella su progetto dell'olandese C. Grunenbergh di forma pentagonale, formidabilmente fortificata (tuttora in gran parte esistente ma purtroppo non fruibile).

In questo periodo ha inizio il lento e inesorabile declino della città, privata di tutti i suoi privilegi, delle proprie istituzioni politiche e culturali.
I vari governi che seguono negli anni a venire, i Sabaudi, gli Austriaci, i Borboni non riescono a risollevare la città. C'è da dire che Vittorio Amedeo di Savoia aveva cercato più degli altri di restituire dignità alla città ma la brevità della dominazione savoiarda non gliene diede il modo (in questi anni entra in contatto col monarca l'architetto Filippo Juvarra che eseguirà splendidi lavori in Piemonte e in Spagna).
Ancora nel 1743 la peste e il terremoto del 1783 diedero un durissimo colpo alla già molto provata città. Subito dopo il terremoto il governo di Ferdinando IV di Borbone agì con grande determinazione ed efficienza, soprattutto considerati i tempi. Arrivarono soccorsi da tutto il Regno. Per facilitarne la ricostruzione, Messina venne esentata per 20 anni dalle imposte, le venne accordato il Porto Franco ma soprattutto venne emanata una importante legge antisismica con disposizioni moderne, ancora oggi attuali. I lavori di riedificazione andarono avanti molto a rilento fino a Ottocento inoltrato concentrandosi in massima parte sulla Palazzata eseguita su un nuovo progetto dell'abate Minutoli.
Messina venne ricostruita insomma dov'era prima ma anche com'era, senza rispettare i canoni della legge del 1783 con costruzioni di 3, 4, 5 piani, con case appena appoggiate, senza fondamenta. Troppo presto, però, la tragedia del 1783 venne dimenticata.
Nel 1838 i Borboni restituivano alla città la propria Università ma non il porto franco che per secoli aveva rappresentato il fattore economico più importante di Messina.
Dopo un breve tentativo di partecipare ai moti del 1820-21, e una epidemia di Colera (subito circoscritta) nel 1837, il 1 settembre 1847 Messina cominciava il risorgimento italiano (in ricordo di tale episodio vi è una targa posta ad angolo tra la via I Settembre e la P.za Duomo). Solo però nel gennaio del 1848 si ebbe la vera e propria rivolta.
I Messinesi riuscirono ad espugnare quasi tutti i forti; i Borboni superstiti si attestarono alla Cittadella i cui cannoni martoriarono Messina, giorno e notte per oltre otto mesi. Nel mese di Settembre una potente flotta borbonica riusciva a sbarcare migliaia di soldati che al comando del generale  Filangeri riconquistarono la città incendiando da sud a nord casa per casa (da Ponte Zaera a v. I Settembre).
Tutta la città si difese con atti di grande eroismo (non è retorica, esistono fonti più che attendibili), ma alla fine dovette cedere ai Borboni ed anche a sciacalli come "mercenari svizzeri, soldati napoletani e in particolare uno sciame di predatori giunti su barche e caicchi dalla vicina Calabria", che vennero a saccheggiare la città.
 Il 27 luglio 1860 finisce l'incubo borbonico con l'entrata in città del Generale Giuseppe Garibaldi, ma solo nel marzo 1861 si riesce ad espugnare la Cittadella in mano ai Borboni fin dal 1735. Dopo qualche mese entrava in città Vittorio Emanuele II a sancire l'annessione al Regno d'Italia.
Messina non trae però i vantaggi sperati, anzi l'unificazione del mercato nazionale determina la soppressione di alcune prerogative "fiscali e commerciali", solo il commercio della seta rimane in parte fiorente (nel 1870 le sete messinesi "entrano"nel mercato di Lione).
Nel 1885 l'Università di Messina viene parificata con quelle di primo grado, aumenta anche il numero delle scuole pubbliche segno indiscutibile di una rinascita culturale ma l'industria, soprattutto quella della seta comincia il suo inarrestabile declino in particolare a causa delle leggi protezionistiche nazionali.
Nascono in questi anni nuove attività come ad esempio l'industria conserviera (in particolare nel campo degli agrumi); si tenta anche di produrre saponi, cera e persino sigari senza per altro andare al di la di una modesta produzione locale.
La nuova funzione politica della città non appare ancora chiara, Messina si trova senza un proprio ruolo definito. L'apertura del canale di Suez danneggia senz'altro il porto dello stretto dal momento che pur essendo intensificato il traffico in questa parte di mare, sono per lo più Bari e Brindisi sullo Jonio e Napoli e Salerno sul Tirreno a ricavarne notevoli vantaggi.
Finalmente nel 1899 Messina crede di avere trovato un ruolo nel nuovo assetto politico; entrano in funzione le prime navi traghetto in modo da collegare in maniera"stabile" l'Isola al Continente.
A trarne vantaggi è l'intera città. I traffici del porto aumentano notevolmente; Messina diventa lo snodo principale di tutte le arterie isolane, nel suo porto si convogliano le merci per il continente. Si cerca di migliorare le condizioni igieniche con la costruzione di un più moderno impianto fognario (nel 1854, '67 e '87 in città si erano diffuse gravi epidemie di colera); nel 1872 viene riorganizzato il cimitero che su progetto di Leone Savoja è situato alla fine del lungo Viale S. Martino.
In una carta del 1902 si vede chiaramente come la città si vada espandendo sia verso sud con il piano della Mosella ricoperto di nuovi isolati che verso nord (ovviamente la cinta del "Dazio" perde la sua propria funzione); anche le colline cominciano ad essere occupate. La nuova Messina però, non ha il tempo di riconoscersi in questa sua nuova conformazione.
L'8 settembre 1905 si verificarono alcune scosse telluriche che danneggiarono diversi fabbricati (nessuna precauzione era stata presa nonostante il terremoto del 1783, si continuava a costruire con metodi medievali; in particolare fin dall'Unità erano state eseguite decine di sopraelevazioni selvagge che furono le prime a crollare).
Alle 5,21 del 28 dicembre1908 Messina veniva letteralmente distrutta da un terribile terremoto e da un quasi contemporaneo maremoto, il più terribile della storia d'Italia. Perirono oltre 80.000 persone, intere famiglie sotto le macerie, altri, rimasti a guardare increduli la città in rovina dalla cortina del porto, furono "risucchiati" da un'onda di oltre 6 metri (cadaveri furono rinvenuti fin nelle isole dell'Egeo e persino sulle coste dell'Asia).
Da questo momento l'immagine della città cambia; comincia un'altra fase storica.
Nonostante le insulse proposte di non ricostruire più la città vi fu, da parte dei superstiti, una ferrea volontà di non abbandonare Messina. Certo le reazioni furono svariate; mentre la gran parte degli abitanti si adattava a sopportare lunghi mesi all'addiaccio e il duro stato d'assedio dell'esercito regio, diversi altri si spostarono, in molti casi in maniera definitiva, a Palermo e Catania. Una pubblicazione del tempo, a cura del Comune di Catania, stimò in 21.800 i profughi provenienti da Messina, ma certamente furono molti di più. Coloro che decisero di rimanere sopportarono di tutto, la fame, la sete, il duro inverno e tant'altro, ma vollero con forza la ricostruzione di Messina, nello stesso punto, sulla sponda falcata dello Stretto. L'opera di sgombero fu enorme; quasi un milione di metri cubi di macerie furono riversate nella penisola di S. Raineri (abbassatasi a causa del maremoto) e in altri luoghi "aperti" della città.
Il 12 gennaio 1909, il Parlamento italiano delibera la ricostruzione di Messina. La zona di piazza Cairoli viene usata dai primi nuclei di baracche; in questa parte, che diverrà il nuovo centro cittadino, sorgono un'infermeria, una tipografia ed anche una chiesa baraccate. Gli spazi liberi da macerie vengono occupati da queste povere costruzioni, che purtroppo rimasero per diversi anni, condizionando certamente lo sviluppo urbanistico della nuova città. Gli aiuti internazionali e non, furono svariati; baracche prefabbricate e legname affluirono un po' da tutto il mondo (Svizzera, Russia, Stati Uniti, etc.), elemento questo ancora oggi riscontrabile in alcuni toponimi cittadini. Dopo quattro mesi dalla decisione parlamentare di ricostruire la città, l'amministrazione di Messina affidò l'incarico di redigere il nuovo piano urbanistico al dirigente dell'ufficio tecnico comunale, ing. L. Borzì, il cui progetto fu approvato alla fine del 1911. Il tecnico tracciò un nuovo piano regolatore, preoccupandosi innanzi tutto di rispettare le nuove e rigorose leggi antisismiche, e mantenendo l'assetto urbano della Messina pre-terremoto.
La novità più evidente è invece l'ampliamento della città, la cui area viene quasi raddoppiata nelle direzioni nord e sud e lungo i torrenti cittadini. Le mura, che chiudevano Messina verso i Peloritani, vengono sostituite da una circonvallazione che delimita la città vera e propria.
Un notevole incremento si ebbe con la nascita dell'Unione edilizia messinese, che realizzò centinaia di appartamenti, attività in seguito rallentata dallo scoppio della prima guerra mondiale. La ricostruzione innescò inoltre grossi progetti speculativi; tantissimi erano stati i morti e, tra gli sparuti eredi, non tutti erano in grado di dimostrare il diritto alla proprietà. L'iniziativa privata fu quasi nulla, ostacolata da colossi come lo Stato, la Chiesa e poche ricche famiglie, che acquistarono tutti i terreni fabbricabili. Nel decennio successivo al terremoto, vennero eretti i principali edifici pubblici, ma la città aveva ancora l'aspetto di un immenso cantiere, contornato di baracche.
Dal 1925 al 1937, il governo fascista realizzò circa 6000 alloggi. Le severe normative antisismiche, regolando l'altezza degli edifici, nonchè la distanza tra di essi, conferirono alla città un aspetto arioso, con ampie strade, tipico di Messina, ancora oggi riscontrabile. Ancora in questi anni, sorgono numerosi edifici religiosi, il Banco di Sicilia, il campo sportivo, la stazione ferroviaria e marittima e soprattutto viene ristrutturato il porto, da sempre principale motore della città.
Nel 1929, fu indetto il concorso per la realizzazione della nuova palazzata, o meglio, di una serie di edifici lungo la curva della falce, che fu vinto dagli architetti Leone, Samonà, Viola e Autore.
Ben presto però, con la città in gran parte ricostruita, sopraggiunge la seconda guerra mondiale a bloccarne lo sviluppo. La posizione di Messina la rese uno dei bersagli più colpiti dai bombardamenti aerei (nei primi 15 giorni di Agosto, sulla città furono sganciate 6542 tonnellate di esplosivo); le costruzioni antisismiche, infatti, apparivano sempre integre ai piloti che la colpirono ripetutamente.
Negli anni '50 Messina pertanto, deve affrontare una nuova ricostruzione, con un piano regolatore (quello del Borzì del 1911) ormai insufficiente.
Messina oggi ha un aspetto moderno; le testimonianze storiche sono solo una pallida traccia dell'antica grandezza e la speculazione edilizia degli ultimi decenni l'ha portata ad espandersi verso le colline.
Eppure, esiste una grande voglia di rilancio ed affermazione, per ricoprire un ruolo nuovo, europeo (a Messina, l'1 e il 2 giugno 1955, si tenne la prima riunione, che avrebbe condotto alla nascita della Comunità Europea), al centro del Mediterraneo.

 

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