Tenuto conto
della mancanza di un entroterra, dell'affacciarsi immediato dei
Monti Peloritani, si capisce come il destino di Messina
sia sempre stato legato al suo ruolo sullo
stretto.
Vari ritrovamenti sul
territorio, risalgono all'età del bronzo, ma è solo con l'arrivo dei
greci (740 ca.) che la città assume un ruolo marinaro.
Tucidide racconta che i primi fondatori sarebbero
stati calcidesi provenienti da Cuma in Campania a cui più tardi si
sarebbero aggiunti cittadini di Calcide.
Il primo nome della città è
stato ZANCLE (DANKLE), è di origine sicula e
significa falce.
Vicino al punto in cui il porto comincia la sua
curva, due viuzze sono intitolate ai mitici fondatori Periere e
Cratemene.
Sempre Calcidesi furono gli ecisti di Reggio da cui
appare chiara l'intenzione di impadronirsi delle due sponde di uno
dei passaggi più frequentati nei traffici fra oriente e occidente.
Più tardi nuovi coloni provenienti da Samo, spinti da Anassila
tiranno di Reggio, si impadronirono della città ma fu lo stesso
tiranno poi a scacciarli esercitando il suo potere su entrambe le
sponde. Alla sua morte i messinesi riacquistarono la
propria autonomia.
La prima distruzione totale della città avvenne
nel 396 a.C. ad opera dei cartaginesi di Imilcone.
La nuova Messina
nacque nello stesso anno grazie a Dionigi di Siracusa che ripopolò la
città dello Stretto con circa 6000 coloni. Liberata dall'influenza siracusana da Timoleonte fu in seguito riconquistata da Agatocle e
in seguito da un manipolo di mercenari, i Mamertini, che diedero una
grossa svolta alla città. Questi infatti, in guerra con Ierone II di
Siracusa, chiamarono in aiuto i Romani cominciando di fatto la prima
guerra punica e consentendo la conquista dell'isola da parte di
Roma.
Nel 263 a.C.
Messina diventava di fatto la prima città
siciliana in mano a Roma. Il premio per la città dello stretto fu il
riconoscimento, insieme alla sola Taormina, di "Città Alleata" con i
conseguenti privilegi che comunque non le impedirono di subire un
attacco della flotta di Pompeo, nel 49 a.C., mentre quella di Cesare
si trovava nel porto. In questi stessi anni, nelle
acque dello stretto, la flotta di Sesto Pompeo ottenne una
strepitosa vittoria su quella di Ottaviano e, fuggito quest'ultimo,
la città fu saccheggiata dalle truppe di Lepido.
Messina, città
federata di Roma mantenne tutto sommato condizioni di privilegio; ciò
comunque non le impedì di cadere vittima della rapacità umana.
Si ha
notizia di un Pretore, C. Catone che fu accusato dai Mamertini di
furti e vessazioni e fu in seguito condannato per
1800 sesterzi.
Anche Verre, rapace pretore contemporaneo di
Cicerone venne accusato da questi, tra l'altro, di avere depredato i Messinesi, in particolare il Tempio di Ejo (in questa
circostanza Cicerone definisce Messina "civitas maxima et
locupletissima").
Si è molto discusso sul passaggio di San Paolo a Messina che pure fu
certamente a Siracusa e a Reggio. Il naturale percorso farebbe
propendere per il si, ciò comunque poco aggiungerebbe alla
cristianità della città nella sua storia.
Con il passaggio dell'impero a Bisanzio operato da Costantino,
Messina fu governata da magistrati locali detti Stratigoti.
A questo
periodo si fa risalire una tradizione locale che vuole che durante
l'assedio di Tessalonica ( ora Salonicco ) nel 407 d.C. in cui si
trovava lo stesso imperatore Arcadio, i messinesi organizzarono una
flotta che sotto la guida dello stratigò Metrodoro riuscì a liberare
il sovrano. In riconoscenza Messina ottenne vari privilegi, tra cui
quello di fregiarsi dello stemma dell'imperatore, l'attuale con
croce d'oro su scudo rosso (storicamente tale privilegio non ha
alcuna base, probabilmente fu costruito ad hoc sulla fine del '400)
A ricordo di questo episodio sull'odierno cancello del municipio di
Messina si legge GRAN MIRCI che per alcuni ricorderebbe la frase
fatta scolpire sul campanile di Santa Sofia a Costantinopoli da
Arcadio ("Gran Mirci a Messina", Assai grazie a Messina). Per altri
tale frase sarebbe da riferire ai francesi riconoscenti per aver
loro fornito navi e assistenza in occasione delle crociate o anche
perchè, durante la guerra del Vespro, Messina fu l'unica città
siciliana a risparmiare i francesi di Carlo d'Angiò.
Il 476, con la caduta dell'impero romano d'occidente, fa cominciare per Messina una lunga serie di invasioni barbariche
che venne interrotto con la dominazione bizantina che restituì
dignità a Messina e al suo porto che riprese i contatti con
l'Oriente; risale probabilmente a questo periodo l'introduzione
del baco da seta.
Alla conquista araba della Sicilia, Messina capitolò tra le ultime
nell'843; numerosi suoi cittadini inoltre si recarono nella
vicina Rometta dove resistettero per oltre un secolo fino al 965. La
capitale del thema di Sicilia, Siracusa, che era stata capitale
dell'impero di Costantinopoli oltre che protometropoli dell'impero
bizantino, era stata completamente distrutta dagli Arabi ed è
Messina che da questo momento in poi ne sostituisce il ruolo
divenendo il faro dei bizantini di Sicilia e anche della vicina
Calabria.
Nella città dello Stretto fu organizzata la resistenza contro i
Saraceni e infatti Messina restò in mano agli Arabi per poco tempo
ancora.
Già nel 1037 Giorgio Maniace, con
l'aiuto dei greci di Calabria e dei Normanni di Puglia, liberò gran
parte della Sicilia Orientale avviando il processo che portò alla
conquista dell'Isola da parte del conte Ruggero e di Roberto "il guiscardo" nel 1061.
La venuta dei Normanni, richiesta dagli stessi Messinesi riportava
in auge la città.
In questo periodo venne edificato il Palazzo
Reale, l'Arsenale, l'illustre monastero basiliano di San Salvatore,
sull'estrema punta della Falce, divenuto presto un celebre
centro di studi; venne inoltre potenziata la cinta muraria
della città.
Questi privilegi per Messina seguirono anche negli anni successivi
durante i quali, visto il preminente ruolo commerciale si
trasferirono in città mercanti pisani,genovesi, amalfitani, armeni,
greci ed ebrei, di cui si ha chiaro riscontro nella toponomastica
urbana.
In questi anni il porto dello Stretto dovette spesso
ospitare le flotte che si dirigevano in Terrasanta per le crociate.
Nel 1190, durante la sosta di due armate, quella di Filippo
Augusto di Francia e quella inglese di Riccardo Cuordileone, quest'ultimo,
sovrano tra i più sanguinari del medioevo, mise a ferro e fuoco la
città massacrandone gli abitanti sotto la colpevole indifferenza del
sovrano di Francia.
Tancredi, re di Sicilia e Calabria, timoroso di
un attacco germanico da Nord, si accontentò di semplici scuse da
parte di Inglesi e Francesi consentendone la partenza dopo un tale
atto di banditismo.
Questo episodio rappresentò un forte crollo di prestigio del
sovrano siciliano, soprattutto in previsione dell'imminente calata
di Enrico VI e della sua armata imperiale.
Ancora in età sveva Messina consolida la sua condizione di
privilegio con la concessione del porto franco da parte di Enrico VI
e la conseguente libera importazione ed esportazione di merci.
Questa condizione di floridezza economica porta all'espansione della
città, del proprio tessuto urbano.
In questo periodo (1254) venne
edificata la chiesa di San Francesco d'Assisi (ad attestare la
presenza francescana in città), ritratta da Antonello e tuttora in
parte ammirabile; nel 1296 si inaugura la fiera del S. Sepolcro, con
la franchigia delle merci importate ed esportate, che si terrà ogni
anno nel mese di aprile.
La dominazione angioina vide Messina inizialmente non aderire alle
richieste di Palermo che per prima si era ribellata col famoso
Vespro (1282); in seguito anche la città dello Stretto
partecipò alla rivolta contro i Francesi.
A questo periodo sono da riferirsi leggendari episodi tuttora
presenti nella memoria cittadina come quello di Dina e Clarenza.
L'8 agosto 1282 Messina, assediata dalle truppe di Carlo d'Angiò,
resisteva con tutti i suoi cittadini, nobili, plebe, artigiani,
sacerdoti edonne.
Queste portavano "pietre e calcina" per tamponare le mura rovinate
dagli arieti nemici. Dina e Clarenza, mentre erano di guardia al
colle della Caperrina (oggi Montalto), videro le truppe francesi che
tentavano di assalire di sorpresa i difensori. Con grande coraggio e
tempismo le due eroine diedero l'allarme suonando le campane (è a
ricordo di ciò che nel campanile del Duomo le statue raffiguranti le
due donne suonano le campane) e scagliando pietre sui nemici.
Allertati i messinesi riuscirono a respingere l'attacco.
Nel frattempo Pietro d'Aragona, eletto re dal parlamento siciliano,
si diresse in difesa di Messina. Il 26 settembre 1282, Carlo d'Angiò
si ritirò dall'assedio.
Gli anni seguenti non portarono però la
pace, furono diversi i tentativi degli Angioini per riconquistare il
potere.
Seguirono poi tristi anni di lotte di successione tra gli stessi
Aragona. Nonostante queste continue lotte, la città conosceva una
notevole espansione urbanistica ed economica.
Nel 1347, Messina fu colpita da una terribile
pestilenza, cantata dal Boccaccio, che ne
bloccò notevolmente la crescita.
Esaurita con Martino II la discendenza degli Aragona, i Messinesi
proposero ai Siciliani di riunirsi a Taormina per eleggere un
proprio re, ma in questa circostanza purtroppo venne fuori l'antico
spirito delle Poleis indipendenti in quanto le altre città
siciliane, gelose del ruolo a cui aspirava Messina, fecero il
possibile per avversarne il progetto. Così, mentre si consumavano
crudeli lotte di gelosia, l'isola capitolava a Ferdinando di
Castiglia nel 1412, che riconfermò a Messina i suoi antichi
privilegi. In questi anni essa è certamente la città più progredita
della Sicilia.
In seguito il governo dell'isola venne affidato ai vicerè. Risalgono
a questo periodo squallide manovre di predominio tra Palermo e
Messina; superfluo sottolineare come da queste lotte traesse
vantaggio la sola Spagna.
Ancora, in questa giostra di
successioni, morto Alfonso il Magnanimo ed estinta la sua
dinastia,il regno passò dapprima sotto Giovanni II e in seguito in
mano a Ferdinando II, re di Spagna.
In una pubblicazione, "Inventari inediti dei secoli XV e XVI", E.
Mauceri elenca tutta una serie di indumenti e manufatti che
attestano come Messina fosse comunque rimasta al centro dei traffici
commerciali del mediterraneo; solo con la caduta di Costantinopoli
il commercio ne risente.
In questi anni l'attività principale rimane quella della seta,
l'arsenale viene potenziato e nel 1473, grazie a Enrico Halding la
prima tipografia viene fondatain città.
Nel 1516 con Carlo V , la Sicilia passa sotto
la dominazione austriaca. Messina viene ancora fortificata come la
gran parte delle città marittime del regno ma è ancora la sua
posizione strategica a darle un ruolo preminente.
Nel 1535, la venuta dell'imperatore in città, al ritorno dalla
vittoriosa battaglia di Tunisi, venne festeggiata con sontuosissime
feste; fabbri, falegnami, pittori, ricamatrici,
furono impegnati nella costruzione di straordinari apparati,
nel restauro dei palazzi e ancora artisti come Polidoro da
Caravaggio, scienziati come Francesco Maurolico , insomma tutte le
classi sociali furono impegnate per lo straordinario evento.
Segue un periodo splendido per Messina. Inizia una frenetica
attività edilizia in cui la città acquista un più spiccato assetto
urbano. In questi anni sorgono la via Austria che collegava il
palazzo Reale al Duomo, viene deviato il torrente Portalegni che per
secoli aveva causato problemi alla città, dalla piazza del Duomo
molto più a sud (ora T. Cannizzaro), il secolare monastero del SS.
Salvatore viene trasferito a nord nell'area dell'attuale museo, al
suo posto, sulla punta estrema della Falce, si edifica un poderoso
forte che insieme al Gonzaga e al Castellaccio esercita un notevole
controllo sulle coste e ancora in questi anni
che il Senato cittadino convoca Giovannangelo Montorsoli che
progetta la Lanterna che porta il suo nome (anche quest'opera, tra
le poche sopravvissute al terremoto del 1908, non è fruibile dal
pubblico), la fontana di Orione ( in piazza del Duomo)
e la fontana del Nettuno tra Scilla e Cariddi
(ora in Piazza Unità d'Italia).
Ancora nel 1571 nel porto della città si radunarono le navi della
Cristianità che, al seguito di don Giovanni d'Austria, sconfissero i
Turchi nella memorabile battaglia di Lepanto.
Al suo ritorno. Messina lo accolse trionfalmente e negli anni
seguenti ordinò allo scultore A. Calamech la
costruzione di un monumento in suo onore tuttora esistente (p.za dei
Catalani).
La sconfitta dei Turchi, facendo venir meno il
pericolo delle incursioni, trasforma la fisionomia di Messina che
abbandona il suo ruolo di città fortificata sostituendo la propria
cinta muraria, prospiciente il porto, con la
cosìddetta
Palazzata, una lunga serie di eleganti palazzi a corona del porto,
detta anche Teatro Marittimo. Il progetto fu
affidato a diversi architetti, tra cui Simone Gullì, e
i lavori
iniziarono nel 1622.
Sono numerosissime le stampe, opera di artisti, viaggiatori,
cartografi che ritraggono il"Teatro a Mare" ammaliati dalle sue
linee armoniose.
Ad arrestare questa espansione ci pensarono in maniera crudele e
sordida gli Spagnoli. Il trattato di Nimega aveva assegnato Messina
a questi ultimi piuttosto che ai Francesi. Il vicerè, conte di S.
Stefano, tolse alla città i privilegi che da quasi 5 sec. ne avevano
caratterizzato la vita.
I messinesi cacciarono lo stratigò
Crispano e vietarono l'ingresso al vicerè Bajona costituendosi
"libero stato", chiamarono inoltre in aiuto le truppe francesi che
giunsero in città sul finire del 1674.
La rivoluzione antispagnola durò ben 4 anni finchè Luigi XIV re di
Francia, avendo raggiunto un ottimo accordo con Carlo II di Spagna,
abbandonò Messina al suo destino che fu in verità tristissimo. Fu
colpito in particolare il patrimonio storico di Messina, la sua
memoria storica con la sottrazione dei preziosi codici custoditi al
SS. Salvatore oltre ai documenti che percorrevano secoli di
privilegi. Fusa la campana del Duomo fu realizzata una statua
equestre del re Carlo II e posta nella Piazza del Duomo nel luogo in
cui sorgeva il palazzo senatorio, fatto abbattere su suo ordine.
Infine, ulteriore atto infame, fu chiusa l'università.
A freno della cittadinanza fu edificata la formidabile
fortezza-carcere nota come la Cittadella su progetto dell'olandese
C. Grunenbergh di forma pentagonale, formidabilmente
fortificata (tuttora in gran parte esistente ma purtroppo non
fruibile).
In questo periodo ha inizio il lento e inesorabile declino della
città, privata di tutti i suoi privilegi, delle proprie istituzioni
politiche e culturali.
I vari governi che seguono negli anni a venire, i Sabaudi,
gli Austriaci, i Borboni non riescono a risollevare la città. C'è da
dire che Vittorio Amedeo di Savoia aveva cercato più degli altri di
restituire dignità alla città ma la brevità della dominazione
savoiarda non gliene diede il modo (in questi anni entra in contatto
col monarca l'architetto Filippo Juvarra che eseguirà splendidi
lavori in Piemonte e in Spagna).
Ancora nel 1743 la peste e il terremoto del 1783 diedero un
durissimo colpo alla già molto provata città. Subito dopo il
terremoto il governo di Ferdinando IV di Borbone agì con grande
determinazione ed efficienza, soprattutto considerati i tempi.
Arrivarono soccorsi da tutto il Regno. Per facilitarne la
ricostruzione, Messina venne esentata per 20 anni dalle imposte, le
venne accordato il Porto Franco ma soprattutto venne emanata una
importante legge antisismica con disposizioni moderne, ancora oggi
attuali. I lavori di riedificazione andarono avanti molto a rilento
fino a Ottocento inoltrato concentrandosi in massima parte sulla
Palazzata eseguita su un nuovo progetto dell'abate Minutoli.
Messina venne ricostruita insomma dov'era prima ma anche com'era,
senza rispettare i canoni della legge del 1783 con costruzioni di 3,
4, 5 piani, con case appena appoggiate, senza fondamenta. Troppo
presto, però, la tragedia del 1783 venne dimenticata.
Nel 1838 i Borboni restituivano alla città la propria Università ma
non il porto franco che per secoli aveva
rappresentato il fattore economico più importante di Messina.
Dopo
un breve tentativo di partecipare ai moti del 1820-21, e una
epidemia di Colera (subito circoscritta) nel 1837, il 1 settembre
1847 Messina cominciava il risorgimento italiano (in ricordo di
tale episodio vi è una targa posta ad angolo tra la via I Settembre
e la P.za Duomo). Solo però nel gennaio del 1848 si ebbe la vera e
propria rivolta.
I Messinesi riuscirono ad espugnare quasi tutti i
forti; i Borboni superstiti si attestarono alla Cittadella i cui
cannoni martoriarono Messina, giorno e notte per oltre otto mesi.
Nel mese di Settembre una potente flotta borbonica riusciva a
sbarcare migliaia di soldati che al comando
del generale Filangeri riconquistarono la
città incendiando da sud a nord casa per casa (da Ponte Zaera a v. I
Settembre).
Tutta la città si difese con atti di grande eroismo (non è retorica,
esistono fonti più che attendibili), ma alla fine dovette cedere ai
Borboni ed anche a sciacalli come "mercenari svizzeri, soldati
napoletani e in particolare uno sciame di predatori giunti su barche
e caicchi dalla vicina Calabria", che vennero a saccheggiare la
città.
Il 27 luglio 1860 finisce l'incubo borbonico con l'entrata in città
del Generale Giuseppe Garibaldi, ma solo nel marzo 1861 si riesce ad
espugnare la Cittadella in mano ai Borboni fin dal 1735.Dopo qualche mese entrava in città Vittorio Emanuele II a sancire
l'annessione al Regno d'Italia.
Messina non trae però i vantaggi sperati, anzi l'unificazione del
mercato nazionale determina la soppressione di alcune prerogative
"fiscali e commerciali", solo il commercio della seta rimane in
parte fiorente (nel 1870 le sete messinesi "entrano"nel mercato di
Lione).
Nel 1885 l'Università di Messina viene parificata con quelle
di primo grado, aumenta anche il numero delle scuole pubbliche segno
indiscutibile di una rinascita culturale ma l'industria, soprattutto
quella della seta comincia il suo inarrestabile declino in
particolare a causa delle leggi protezionistiche nazionali.
Nascono
in questi anni nuove attività come ad esempio l'industria
conserviera (in particolare nel campo degli agrumi); si tenta anche
di produrre saponi, cera e persino sigari senza per altro andare al
di la di una modesta produzione locale.
La
nuova funzione politica della città non appare ancora chiara,
Messina si trova senza un proprio ruolo definito. L'apertura del
canale di Suez danneggia senz'altro il porto dello stretto dal
momento che pur essendo intensificato il traffico in questa parte di
mare, sono per lo più Bari e Brindisi sullo Jonio e Napoli e Salerno
sul Tirreno a ricavarne notevoli vantaggi.
Finalmente nel 1899
Messina crede di avere trovato un ruolo nel nuovo assetto politico;
entrano in funzione le prime navi traghetto in modo da collegare in
maniera"stabile" l'Isola al Continente.
A trarne vantaggi è l'intera città.I traffici del porto aumentano notevolmente; Messina diventa lo
snodo principale di tutte le arterie isolane, nel suo porto si
convogliano le merci per il continente. Si cerca di migliorare le
condizioni igieniche con la costruzione di un più moderno impianto
fognario (nel 1854, '67 e '87 in città si erano diffuse gravi
epidemie di colera); nel 1872 viene riorganizzato il cimitero che su
progetto di Leone Savoja è situato alla fine del lungo Viale S.
Martino.
In una carta del 1902 si vede chiaramente come la città si
vada espandendo sia verso sud con il piano della Mosella ricoperto
di nuovi isolati che verso nord (ovviamente la cinta del "Dazio"
perde la sua propria funzione); anche le colline cominciano ad
essere occupate. La nuova Messina però, non ha il tempo di
riconoscersi in questa sua nuova conformazione.
L'8 settembre 1905
si verificarono alcune scosse telluriche che danneggiarono diversi
fabbricati (nessuna precauzione era stata presa nonostante il
terremoto del 1783, si continuava a costruire con metodi medievali;
in particolare fin dall'Unità erano state eseguite decine di
sopraelevazioni selvagge che furono le prime
a crollare).
Alle 5,21 del 28 dicembre1908 Messina veniva letteralmente distrutta
da un terribile terremoto e da un quasi contemporaneo
maremoto, il più terribile della storia d'Italia. Perirono oltre
80.000 persone, intere famiglie sotto le macerie, altri, rimasti a
guardare increduli la città in rovina dalla cortina del porto,
furono "risucchiati" da un'onda di oltre 6 metri (cadaveri furono
rinvenuti fin nelle isole dell'Egeo e persino sulle coste
dell'Asia).
Da questo momento l'immagine della città cambia;
comincia un'altra fase storica.
Nonostante le insulse proposte di non ricostruire più la città vi
fu, da parte dei superstiti, una ferrea volontà di non abbandonare
Messina. Certo le reazioni furono svariate; mentre la gran parte
degli abitanti si adattava a sopportare lunghi mesi all'addiaccio e
il duro stato d'assedio dell'esercito regio, diversi altri si
spostarono, in molti casi in maniera definitiva, a Palermo e
Catania. Una pubblicazione del tempo, a cura del Comune di Catania,
stimò in 21.800 i profughi provenienti da Messina, ma certamente
furono molti di più. Coloro che decisero di
rimanere sopportarono di tutto, la fame, la sete, il duro inverno e
tant'altro, ma vollero con forza la ricostruzione di Messina, nello
stesso punto, sulla sponda falcata dello Stretto. L'opera di
sgombero fu enorme; quasi un milione di metri cubi di macerie furono
riversate nella penisola di S. Raineri (abbassatasi a causa del
maremoto) e in altri luoghi "aperti" della città.
Il 12 gennaio 1909, il Parlamento italiano delibera la
ricostruzione di Messina. La zona di piazza Cairoli viene usata dai
primi nuclei di baracche; in questa parte, che diverrà il nuovo
centro cittadino, sorgono un'infermeria, una tipografia ed anche una
chiesa baraccate. Gli spazi liberi da macerie vengono occupati da
queste povere costruzioni, che purtroppo rimasero per diversi anni,
condizionando certamente lo sviluppo urbanistico della nuova città.
Gli aiuti internazionali e non, furono svariati; baracche
prefabbricate e legname affluirono un po' da tutto il mondo
(Svizzera, Russia, Stati Uniti, etc.), elemento questo ancora oggi
riscontrabile in alcuni toponimi cittadini. Dopo quattro mesi dalla
decisione parlamentare di ricostruire la città, l'amministrazione di
Messina affidò l'incarico di redigere il nuovo piano urbanistico al
dirigente dell'ufficio tecnico comunale, ing. L. Borzì, il cui progetto fu approvato alla fine del 1911. Il
tecnico tracciò un nuovo piano regolatore, preoccupandosi innanzi
tutto di rispettare le nuove e rigorose leggi antisismiche, e
mantenendo l'assetto urbano della Messina pre-terremoto.
La novità
più evidente è invece l'ampliamento della città, la cui area viene
quasi raddoppiata nelle direzioni nord e sud e lungo i torrenti
cittadini. Le mura, che chiudevano Messina verso i Peloritani,
vengono sostituite da una circonvallazione che delimita la città vera e propria.
Un notevole incremento si ebbe con la nascita dell'Unione edilizia
messinese, che realizzò centinaia di appartamenti, attività in
seguito rallentata dallo scoppio della prima guerra mondiale. La
ricostruzione innescò inoltre grossi progetti speculativi;
tantissimi erano stati i morti e, tra gli sparuti eredi, non tutti
erano in grado di dimostrare il diritto alla proprietà. L'iniziativa
privata fu quasi nulla, ostacolata da colossi come lo Stato, la
Chiesa e poche ricche famiglie, che acquistarono tutti i terreni
fabbricabili. Nel decennio successivo al terremoto, vennero eretti i
principali edifici pubblici, ma la città aveva ancora l'aspetto di
un immenso cantiere, contornato di baracche.
Dal 1925 al 1937, il
governo fascista realizzò circa 6000 alloggi. Le severe normative
antisismiche, regolando l'altezza degli edifici, nonchè la distanza
tra di essi, conferirono alla città un aspetto arioso, con ampie
strade, tipico di Messina, ancora oggi riscontrabile. Ancora in
questi anni, sorgono numerosi edifici religiosi, il Banco di
Sicilia, il campo sportivo, la stazione ferroviaria e marittima e
soprattutto viene ristrutturato il porto, da sempre
principale motore della città.
Nel 1929, fu indetto il concorso per la realizzazione della nuova
palazzata, o meglio, di una serie di edifici lungo la curva della
falce, che fu vinto dagli architetti Leone, Samonà, Viola e Autore.
Ben presto però, con la città in gran parte ricostruita,
sopraggiunge la seconda guerra mondiale a bloccarne lo sviluppo. La
posizione di Messina la rese uno dei bersagli più colpiti dai
bombardamenti aerei (nei primi 15 giorni di Agosto, sulla città
furono sganciate 6542 tonnellate di esplosivo); le costruzioni
antisismiche, infatti, apparivano sempre integre ai piloti che la
colpirono ripetutamente.
Negli anni '50 Messina pertanto, deve
affrontare una nuova ricostruzione, con un piano regolatore (quello
del Borzì del 1911) ormai insufficiente.
Messina oggi ha un aspetto moderno; le testimonianze storiche sono
solo una pallida traccia dell'antica grandezza e la speculazione
edilizia degli ultimi decenni l'ha portata ad espandersi verso le
colline.
Eppure, esiste una grande voglia di rilancio ed
affermazione, per ricoprire un ruolo nuovo, europeo (a Messina, l'1
e il 2 giugno 1955, si tenne la prima riunione, che avrebbe condotto
alla nascita della Comunità Europea), al centro del Mediterraneo.