Cola PesceColapisci: l'uomo che diventa pesce per necessità o per scelta

Il mare

 

Il mare il mio illimitato confine
dove non scendo a compromessi.
Assorbe il mio superfluo e restituisce abissi.
Se attraverso l'onda,
taglio il fragore dei miei silenzi e
mi affido al ritmo del perenne sciabordio.

Il mare vomita l'insulto dell'uomo,
reclama la sua potente dimora e
trascina le miserie di chi non porta rispetto.
D tregua a chi affanna i suoi giorni e
a chi piangendo cerca la sua presa.

Il mare specchio di opposto
 al caos del quotidiano terrestre.
D quiete di fondali e colori e
restituisce ordine al ritmo del respiro sott'acqua
di chi esplora il suo ventre.

Il mare sa essere imperioso rifugio
per il navigante che costruisce casa
su navi di vite parallele.
Impone il suo spazio di orizzonti infiniti e
accumula nostalgie di terra e
di famiglia.

Il mare evoca speranza
per chi straniero di patria e di guerra.
Porge la sua mano possente
per migrazioni laceranti, come ponte di futuro riscatto.
culla rassicurante nel passaggio
fatto di fame e disperazione.

Il mare falce di morte,
signore assoluto di destini
di sfide azzardate.
Ammonisce l'incoscienza,
regola il confine,
stabilisce il tempo dell'arroganza.

E spesso falce sul genere umano,
boia per sentenze emanate dal tribunale
dell'indifferenza e dell'ignoranza.
Piange per la mattanza imposta dalle onde;
impreca per il patto infranto e
rivendica il suo divino.

 

Pelorias

dm

 

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