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Riadattamento basato su diverse versioni La leggenda di Colapesce
Era, a quel tempo, re di
Sicilia Federico II, cultore delle arti e delle scienze,
e lui stesso letterato umanista e poeta. - Io mi darò - diceva lei - solo a chi mai niente potrà negarmi, solo a chi per me oserà affrontare i pericoli più terribili e, se occorre, anche la morte, per farmi felice!...
Quando Cola fu
davanti al Re e alla sua Corte e s'inchinò ossequioso e
timido, un mormorio di sorpresa si alzò dagli astanti che
rimasero meravigliati della sua bellezza e della sua
prestanza. - Mi hanno detto - disse il re Federico - che nuoti come un pesce, che parli con le ninfe oceanine e che passeggi con le sirene del mare. è vero? - - O Re! - rispose Cola - Io sto in mare come tu stai nel tuo letto... Io passeggio sul fondo del mare, come tu e la tua Corte passeggiate nei giardini dei tuoi palazzi... Io parlo con le oceanine come fa la Principessa con le sue dame... Ti hanno detto il vero!
Un mormorio di
lieta impressione si alzò dalla Corte, tutta schierata alle
spalle del Re. - Orbene! - disse affine il Re - Voglio metterti alla prova... Ora io getterò in mare questa coppa d'oro massiccio tempestata di pietre preziose, in cui ho bevuto... Se tu la troverai e me la riconsegnerai... se farai questo, io allora ti farò ricco!
E la
Principessina, aggiunse:
E detto ciò il
Re buttò in mare la coppa e la Principessina la cintura. Cola
non rispose. Con lo sguardo seguì il volo dei due oggetti, e
com'essi scomparvero in mare, egli si tuffò.
Ma Federico non
si appagò. Egli voleva vedere fino a che punto il prodigioso
nuotatore potesse immergersi. Ordinò perciò al nocchiero di
condurre la nave più a largo, dove le acque erano più
profonde.
E il Re gettò in
mare la sua coppa.
E la
Principessina gettò in mare la sua collana. Cola non rispose.
Salì sul bordo della murata e spiccò un gran salto, entrando a
capofitto nel mare. La folla, dopo un urlo d'incoraggiamento,
ristette in silenzio, in attesa ansiosa e pregando per la
riuscita di quella prova quasi impossibile. I secondi
trascorrevano lunghi, interminabili. Finalmente, in quel
punto, le acque tornarono ad agitarsi e Cola riapparve tra il
bianco spumeggiare delle crestine d'onda, tenendo in una mano
la coppa del Re e nell'altra la collana della Principessina.
- O Cola! - tornò a dire solenne e imperioso per la terza volta - Và!... Corri nell'abisso che ti è più familiare d'ogni cosa... Ora io getterò qui la mia coppa, e se tu me la riporterai io ti farò barone e ti innalzerò al mio fianco!...
E la
Principessina aggiunse:
Un urlo di
terrore si levò dalla folla.
Ma la coppa e
l'anello, intanto, erano già volati via, verso il profondo
mare.
Il tempo passò
in fretta e subito si fece sera. Cola detto Colapesce, non
tornò più a galla: questa volta il mare volle tenerlo per sé,
per non dividerlo mai più.
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