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Tracine, le danzatrici velenose

Nel Mediterraneo sono presenti quattro specie appartenenti alla famiglia dei Trachinidi:

  • Trachinus radiatus (Cuvier, 1829)

  • Trachinus araneus (Cuvier, 1829)

  • Trachinus draco (Linneo, 1758)

  • Echiichthys vipera (Cuvier, 1829)

In alto a sinistra Trachinus radiatus, in alto a destra Trachinus araneus, in basso a sinistra Trachinus draco, in basso a destra Echiichthys vipera

Amando fare snorkeling in fondali sabbiosi, queste specie sono tra gli incontri più frequenti ed interessanti che abitualmente faccio e negli anni ho accumulato molta esperienza circa la loro identificazione.
Tutte le tracine sono
pesci bentonici e carnivori che vivono infossati nella sabbia (lasciando sporgere gli occhi) da cui tendono agguati.
Le tracine possiedono delle spine velenifere sulla prima pinna dorsale e sugli opercoli. Ad eccezione di Echiichthys vipera, possiedono anche due piccole spine (non velenifere) vicino agli occhi. Se disturbate, possono reagire violentemente causando ferite dolorose.
Per le punture di tracina (e di molti altri pesci veleniferi), trattandosi di un veleno
termolabile e che quindi perde la sua tossicità se sottoposto a temperature elevate, un buon rimedio è quello di immergere la parte colpita per varie ore in acqua molto calda o, in mancanza, nella sabbia calda.

Trachinus radiatus
(nome comune: Tracina raggiata)

Ha di norma un colore di fondo omogeneo che và dal bianco crema, al castano-giallasto, al marrone chiaro con molti punti irregolari marrone scuro sul capo e macchie ad anello (simili a quelle del leopardo) sul dorso che vanno a diradarsi fino a scomparire verso il ventre.


Variazione cromatica della gola nello stesso esemplare

La gola e l’estremità delle pinne anali possono presentare sfumature di blu. Questa specie ha la capacità di scurire o schiarire molto rapidamente la gola e le guance a seconda dello stato d’animo.

Alcune fonti riportano questa specie come frequentatrice di acque più profonde rispetto ai congeneri, ma personalmente l’ho incontrata sia in Grecia sia in Croazia a partire dalla profondità di 1-2 m anche se, con maggiore frequenza, a partire da circa 4 m di profondità.
Piuttosto, ho l’impressione che questa specie sia particolarmente schiva e si trovi a basse profondità solo in zone isolatissime dove non ci sono bagnanti.
Ho incontrato quasi sempre soggetti abbastanza grandi compresi fra 25 e i 35 cm di lunghezza salvo una volta che ho incontrato un esemplare giovane di circa 20 cm.

Al contrario delle altre tracine, la raggiata l’ho incontrata sempre in fondali misti di sabbia e roccia ed è anche l’unica specie che ho visto infossata sulla sabbia grossa e sulla ghiaia (anche in prossimità di zone di sabbia fine).
Nonostante sia la specie di
tracina più grande, l’ho sempre trovata molto schiva e ogni qualvolta mi avvicino per scattare una foto tendenzialmente scappa distante o si infossa a notevole profondità, senza mai dare segni di aggressività.
La postura di questa tracina è un po’ diversa dalle congeneri e tende a tenere la testa più inclinata verticalmente.

E’ importante, per queste specie, riuscire a trovarne i caratteri distintivi nel muso in quanto spesso è l’unica parte che emerge dalla sabbia.
La
bocca è un po’ meno inclinata verticalmente rispetto ai congeneri (anche se è un carattere difficilmente valutabile in acqua) e il profilo del muso, che và dagli occhi alla bocca, è più lungo, dritto e squadrato e gli conferiscono un po’ la forma di un becco.
Il metodo più semplice per distinguere questa specie dai congeneri (e in particolare da
Trachinus araneus con cui spesso è confusa) è quello di osservarne gli occhi: infatti, è l'unica specie che ha le pupille strette e allungate (che danno l'impressione di avere gli occhi socchiusi) mentre le altre tracine le hanno tondeggianti.
Anche se è un carattere non descritto da nessun testo è, per esperienza, il modo più attendibile (anche di notte e nei soggetti giovani) per distinguere questa specie.

 

Trachinus araneus
(nome comune: Tracina ragno)

Ha di norma un colore di fondo omogeneo bianco-grigio chiaro con numerosi punti neri sul dorso che proseguono anche sul capo, sotto l’occhio, sulle guance e una serie di caratteristiche grosse macchie nere disposte lungo una linea orizzontale sui fianchi che di norma sono ben visibili. La prima pinna dorsale è di colore nero e l’estremità della pinna caudale è spesso scura.

Questa specie l’ho incontrata in Sardegna, Corsica e Grecia, sempre in ampie baie con fondali di sabbia fine, a partire da 2 m di profondità, ma con maggiore frequenza oltre i 4 m.
Di questa specie ho incontrato sia individui giovani di 10-12 cm, che adulti di circa 40 cm. Trachinus araneus l’ho sempre trovata estremamente combattiva. Quando ci si avvicina loro per scattare delle foto, solo i soggetti più giovani fuggono mentre i soggetti adulti rimangono fieri al loro posto rizzando minacciosamente la prima pinna dorsale velenifera e iniziando una spettacolare danza intimidatoria fatta di veloci contorsioni e sguardo fisso verso la potenziale minaccia.

Questa danza di avvertimento in cui il pesce mostra all’aggressore tutto il suo potenziale difensivo e la sua velocità, è più o meno prolungata a seconda dell’indole del soggetto e della sua taglia (certi soggetti molto grandi possono anche saltarla del tutto).
Se gli inequivocabili avvertimenti non bastano, il pesce diventa veramente pericoloso e fa rapidissimi balzi in avanti con la pinna velenifera rizzata.
Poche volte sono arrivato fino a questo punto con questa specie (ovviamente involontariamente) ma, pur raggiungendomi rapidamente e avendo la possibilità di pungermi, mi ha sempre dato la possibilità di scappare indenne.
Per quanto ovvio, non è un pesce aggressivo ma sicuramente molto coraggioso e combattivo e se può evita lo scontro vero e proprio dando sempre la possibilità all’avversario di ritirarsi prima di farsi del male.
Penso sia un pesce molto territoriale perché, oltre che a scacciare giustamente me, l’ho visto spesso scontrarsi e inseguirsi anche fra esemplari della stessa specie.

Rispetto alle altre tracine, ha la bocca particolarmente verticale ma è un carattere difficile da cogliere in acqua.
Il principale carattere distintivo della specie è il
colore bianco-grigio su cui di norma è ben visibile la serie di grosse macchie nere disposte orizzontalmente sui fianchi.
Se è insabbiata si distingue ugualmente da
Trachinus radiatus perché, a contrario di quest’ultima, ha la forma della pupilla globulare e da Trachinus draco perché i puntini scuri della livrea sul muso sono un po’ diversi e continuano anche sotto l’occhio (in Trachinus draco sono presenti solo sulla nuca mentre sotto l’occhio non ci sono puntini ma fasce turchesi e giallastre).
Anche il temperamento in acqua è così caratteristico da aiutarne l’identificazione.

Ne consegue, ad esempio, che foto ravvicinate di questo pesce lo ritraggono spesso in pose particolari, con la pinna dorsale nera dritta e sempre con entrambi gli occhi che guardano dritti l’obbiettivo al contrario di altre specie come Trachinus draco che tendono a rimanere immobili e vengono fotografate con molta più facilità ma quasi sempre in posizioni rigide con lo sguardo che sembra quasi non guardare l’obiettivo.

 

Trachinus draco
(nome comune: Tracina drago)

Ha di norma un colore di fondo omogeneo bianco-giallognolo, con tipiche venature turchesi sui fianchi e sul muso, può presentare macchie e sfumature gialle, ha sempre numerose macchie brune di forma irregolare nel dorso e nei fianchi nelle quali sono presenti delle corte linee oblique più scure e parallele fra loro. La pinna caudale ha venature giallastre e turchesi.

Questa specie, nella mia esperienza di snorkeling, è di gran lunga la più facile da incontrare: infatti, nei mesi primaverili ed estivi, gli esemplari giovani frequentano le basse acque costiere già da 1 metro di profondità (nei mesi invernali si spingono invece a profondità maggiori).

E’ una specie molto comune che ho incontrato ovunque ci fossero dei fondali sabbiosi (Sardegna, Corsica, Lampedusa, Isola d’Elba, Karpathos, Milos, Naxos, Koufonissi, Santorini).
I soggetti che incontro hanno sempre dimensioni ridotte comprese fra gli 8 e i 18 cm circa, anche se la specie supererebbe i 40 cm di lunghezza.
Questa specie ha un carattere molto mansueto ed è particolarmente facile da avvicinare e fotografare.

La livrea, e in particolare le venature turchesi, la rendono di norma facilmente distinguibile dalle altre tracine anche in virtù del fatto che, nonostante l’apparente irregolarità della livrea, ad un’attenta analisi essa risulta estremamente costante e, in particolare nel muso, è possibile vedere delle evidenti somiglianze tra i vari soggetti.

L’occhio di questa tracina ha la pupilla abbastanza globulare con un contorno dorato che nella parte centrale superiore ha una rientranza che in parte ne interrompe la rotondità (ha un occhio quasi identico a Trachinus araneus).

 

Echiichthys vipera
(nome comune: Tracina vipera)

Ha colore di fondo argentato-giallastro, con pinna dorsale nera, pinna codale orlata di giallo ed è cosparsa di numerosi piccoli puntini marroni che sul dorso sono disposti irregolarmente mentre sui fianchi sono disposti regolarmente secondo linee orizzontali.
E' la specie di
tracina più velenifera ed è provvista di aculei nella prima pinna dorsale e negli opercoli, ma al contrario delle altre specie sono assenti gli aculei sopra gli occhi.

Questa specie, pur essendo ritenuta molto diffusa, è estremamente difficile da vedere e ancora di più da fotografare.
A differenza delle altre specie, l’ho sempre trovata
completamente seppellita nella sabbia (probabilmente lascia sporgere solo gli occhi) e non visibile fino a che non scappa (le altre specie di norma si possono incontrare anche appoggiate sopra la sabbia o comunque con il muso totalmente fuori dalla sabbia).
Ho quindi incontrato questa specie solo a profondità inferiori al metro, quando, spaventata dal mio sopraggiungere, scappa con un guizzo velocissimo infossandosi poco distante.
Inoltre questo pesce è abbastanza piccolo e raggiunge al massimo i 14-15 cm di lunghezza.

E’ presente su fondali sabbiosi in acque bassissime a partire da pochi cm di profondità, dove vive insabbiata in attesa di qualche preda.
Questa abitudine e le sue grandi capacità mimetiche, rende questa specie particolarmente pericolosa per i bagnanti che inavvertitamente possono calpestarla.

Le particolari abitudini di questa specie, ancora prima della ridotta taglia, della particolare livrea cosparsa di numerosi piccoli puntini marroni e della differente morfologia del muso, la rendono di norma facilmente distinguibile in mare dai congeneri.
In mare può risultare simile per abitudini, dimensioni e forma agli esemplari giovanissimi di
Synodus saurus da cui si distingue comunque facilmente per macroscopiche differenze nella livrea e nella forma del muso.

Roberto Pillon

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