www.colapisci.itL'uomo che diventa pesce per necessità o per sceltaLia Schiavo
 

La tonnara di Avola

Il capannone non era uno soltanto
come lo vedevo da dietro l’angolo nero
dello scoglio d’Avola

Era una fila di capannoni neri e alti

Simili a cattedrali normanne

che avevano smesso di costruire perché impauriti

della loro stessa presenza

 

Architetti senza coraggio

muratori pensosi

sul ciglio del fosso immenso da dove le costruzioni

si alzavano…

 

Algoritmi, preghiere, riflessioni lunghe…

poi il silenzio totale

e quella tonnara abbandonata mi riportava

indietro nei secoli

 

Sentivo gli spruzzi freddi

dell’acqua

sul viso

sulle mani…

 

E tu mi rassicuravi

mi dicevi che gli ultimi mostri marini

avevano lasciato la costa

perché avevano smesso di sognare…

 

Ma io

ancora risentivo l’urlo dei Rais

e ancora risentivo

il profumo aspro del sangue dei tonni

intrappolati nell’ultima stanza

mentre le cattedrali non finite

tremavano intorno a me

proiettando ombre lunghissime

sull’angolo nero

dello scoglio d’Avola

Lia  Schiavo

 

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