www.colapisci.itL'uomo che diventa pesce per necessità o per sceltaLia Schiavo
 

Il mare della Kala

 

Foto Alberto Biondi

 

Cerco di non badare al caldo,
alle lugubri mosche,
al lenzuolo che mi si appiccica addosso,
ma soprattutto cerco di non badare a quel silenzio.

Aghi di calce sbattono già sui vetri della mia finestra
e giù la strada inizia a lievitare nel calore.

Tra qualche ora,

piccoli sbocchi di sangue la stremeranno
fino a cancellarla del tutto.

E le mosche continuano i mulinelli sul tetto.

Io guarderò il rubinetto di rame di casa antica,
guarderò, se ci riesco ancora, la casa.

E immaginerò il filo d’acqua stentato
scorrere senza forza né volontà…

“il y avait des jeux d’eaux magnifiques…
les rivières coulaient doucement
en l’embrassant toute entière….
cette ville heureuse…
et il y avait aussi la mer…”

 

Lo spazio interno odora del marciume del mare della Kala.

Un pesante soffio di putrefazione
simile al tonfo d’una canna d’organo,

precipita nel vasto silenzio della cattedrale…
a quest’ora…

E il porfido si anima di inquietanti sussurri e il sepolcro trema

E Sotèr si desta…

Adesso, qui,

in questa città di navi all’ancora

in questo porto infinito di  rabbiose meduse di pastareale

adesso qui

può dirsi iniziato il giorno.

 

Guarderò  il mio viso allo specchio .

Un viso controvento

Come la pubblicità di una folle corsa

Una lamborghini che sfreccia verso il castello Utveggio,
sul monte Pellegrino

E alla guida mio padre e cinque ragazze dietro
a ridere e urlare

Cinque colombe allegre,
cinque meduse rabbiose profumate di vaniglia.

Le medicine di mio padre adesso

Mi lampeggiano le loro etichette colorate
come in una festa di paese

Dove c’è tanta allegria

Ma un piccolo cono di luce triste le investe,
poi bagna a tratti il mio corpo

E scompare.

Piccoli omini fedeli… cadono sconfitti davanti al mio sepolcro…

Puer Apuliae ha promesso una nuova crociata……… 

 

 

Lia  Schiavo

 

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