Anna, la raccontastorie

Recuerdos de la Alhambra
                                                           (dedicata al Duo Taras)

Cefal¨


Paggi alati ti annunciarono,
da noi ancora sconosciuta.

Ci aprý il cuore
una chiave antica e porte di acero si spalancarono,
chiavistelli desueti scattarono,
meccanismi invisibili
si accordavano
nell'arte antica della seduzione
nell'attesa di Lei
che avanzava regale.

   

La sua presenza invasiva
conquistava le nostre anime,
ci abbagliava col suo splendore dorico
ci conduceva su arcobaleni vaporosi
a spasso tra cirri, stelle e smeraldi,
ci trasportava su pegasi alati
tra note passionali di porpora e oro:
Taras percorreva sentieri corallini
e invisibili sirene cantavano a boccachiusa
ne "l'offerta musicale" di Bach
nel duetto cerimonioso andante/allegro
le note, le note, le note

                   

                          
                
           
          

ci facevano levitare in alto...
sul Carro dell'Orsa Maggiore,
sulle guglie di Cattedrali metropolitane,
ci adagiavano su azzurri cespugli di lavanda
ci immergevano in bacini di acqua lustrale
in catarsi succedanee...
sulle trame di ciglia clorofilliane
di sentinelle sterlizie,

      
              

ci conquistavano con scettri di melodie ancestrali,
ci catturavano coi loro "recuerdos".  

Dominava Alhambra Regina !
in un suddito silenzio di occhi e di sorrisi,
riviveva il Castello di antichi fasti di corte
e sepolte Castellane si riaffacciarono
incuriosite...
sedotte,            
                
liberate

da retaggi di nostalgia
e...volavano alte le note ,
le note
le                 
       note                           
                   scendevano ,
                                        scendevano
                                                             
si depositavano tra sistole e diastole
a recare la rosa di cristallo
rosa rossa d'emozioni liberate,
a suggerire visioni d'altri pianeti,
si appuntavano , le crome e biscrome,
come luccicanti esclamativi
sugli ami di pescatori addormentati,
adornavano le chiome dei palmizi
scalandoli , in tempo allegro/largo,
in tutta la loro verticale vetustÓ.
Le note,  
                     le note,     
                                       le note...     
volteggiavano, 
ricadevano            
si posavano,                   

come fiocchi di manna epifanica,
sui cittadini e sulla CittÓ ingovernata,
sulla statua di Lisea profanata
avvolgendola
con uno scialle di musicale pudore.
Cadevano le note, e la loro melodia,
come neve impalpabile di giugno,
come bianchi confetti senza peso,
senza volume e senza gravitÓ.
Le note,
ora liete ora seriose,
le note,
                     le note,
                                          le note,
nella rete a trama fitta di un concerto
mi resero prigioniera,
liberando lacrime di nostalgia
infrangendo nell'iride cangiante
il puro diamante della malinconia.


Anna Marinelli
10/6/2007

 

 

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